Volti, anime e paesaggi: Julie Lansom

Julie Lansom è una fotografa francese: nata nel 1987 a Montpellier, vive e lavora a Parigi. Fondatrice, insieme a Amandine Paulandré del blog (e relativo gruppo Flickr) Le couronnement du bouc, dove seleziona e pubblica i suoi migliori nuovi talenti della fotografia, Julie è una ragazza di talento e diretta, che non risparmia niente a nessuno, che non vuol cedere ai compromessi di ambienti sempre meno interessanti, anche facendone le spese. Julie porta avanti una fotografia evocativa, pur nella sua tendenza a voler diventare oggettiva, una fotografia di volti, anime e paesaggi, di autunni ventosi, di luci tenui e di bellezza consapevole, di personalità.
Con Enquire decidiamo di scambiarci due chiacchiere per scoprire qualcosa di più del suo mondo e delle sue ragioni.

Se dovessi descrivere le tue foto con solo tre parole, quali sceglieresti?
È davvero troppo difficile scegliere: non so neanche se una domanda così vada bene per il mo modo di scattare. «Non lo so» sono tre parole, va bene uguale?
Qual è la tua prima memoria fotografica?
Mia madre aveva l’abitudine di scattare molte foto e ho il ricordo di me a quattro anni che viene fotografiata: mentre stavamo facendo una passeggiata con la famiglia in campagna, mio padre mi stava arreggendo, in modo che potessi fare la pipì e mia madre ha fotografato questa scena. Credo che già avessi capito cosa significasse fotografare, perché si vede benissimo nella foto quanto fossi arrabbiata.

Quando e come inizi a fotografare e qual è stata la tua prima macchina? Adesso invece con cosa scatti?
Mia madre mi comprò una macchina fotografica davvero buona quando avevo dodic anni, non ricordo quale fosse (dovrei decisamente chiedere a mia madre) e se l’avessi chiesta io: a quel tempo dipingevo ed ero già molto interessata all’estetica. Ricordo che facevo foto ai miei amici, al gatto, alla mia famiglia, ai fiori: erano abbastanza terribili, niente a che vedere con quei super geni giovanissimi che si trovano su internet, ma per me va bene così. Ero molto più brava a fare casette di legno.
Oggi utilizzo una Canon AE1, una Minolta XG-M e una miu II.

Sul tuo sito ho trovato questa tua citazione: «Scatto foto perché ho una memoria tremenda» (I take picture because I have a shitty memory). È dunque vero per te che la fotografia è un modo per conservare il passato?
È verissimo per me. Ognuno ha il suo modo di concepire la fotografia: per alcuni è un modo di mettere in mostra la realtà, per altri di esprimere se stessi; per  me la motivazione principale è conservare quei momenti nella mia memoria. Amo anche il fatto che la fotografia possa far vedere il lato ruvido, quella della realtà più vera e quello poetico. Mi piacerebbe vedere tutto attraverso un obiettivo, perché ti fa vedere cose meravigliose, dettagli che altrimenti non noteresti mai.
Se dovessi scegliere il set dei tuoi sogni, modelli, location, luce, stagione, quale sceglieresti?
Per le modelle, rimarrei legata a quelle che mi sono più vicine e care: sono le migliori che possa fotografare e non potrei ottenere le stesse sensazioni con persone che non conosco o rischierei che le mie foto diventino false e senza motivo d’essere. Andrei con loro in America, Islanda, Norvegia, Russia, dovunque ci siano paesaggi mozzafiato, insomma. La stagione sarebbe certamente l’autunno e la luce quella alla fine del giorno, quand’è più tenue e morbida.

Quali sono i tuoi progetti attuali e da dove prendono ispirazione? Quali sono i tuoi priani per il futuro?
Il mio prossimo progetto è portare la mia amica Laura (una delle ragazze più fantastiche che conosca) nel Sud della Francia (dove sono le mie origini) in un posto chiamato «Le ocres du Lubéron» – una sorta di Colorado della Francia del Sud. Non vedo l’ora!
La mia ispirazione viene dalle persone. Come questa volta, è parlando con Laura delle foto che avrei voluto scattarle che ho iniziato a immaginare dove avrei potuto scattarle, al colore della sua pelle, dei suoi occhi, dei suoi capelli e alla fine ho avuto l’idea per il posto, gli abiti e il make-up, etc. Sarà una specie di fashion photoshoot: non ne ho mai fatti e  sono molto eccitata all’idea.

Sei di base a Parigi: in che modo questa città ti dà input e opportunità? Esiste una specie di scena fotografica parigina, di cui ti senti parte? O sei una fotografa, per così dire, solitaria?
Se devo essere onesta, la scena fotografica parigina è irritante come tante persone qua. Se non sei amico di tutte le persone più cool e rock’n’roll, non riceverai mai inviti per partecipare ai loro progetti. E per mia sfortuna, sono le uniche persone che fanno qualcosa di concreto per i giovani fotografi. Tutto funziona con i contatti e non mi voglio certo prostituire per avere quella rete di conoscenze.
Credo che dovrei iniziare a fare qualcosa da sola se voglio esporre da qualche parte a Parigi, un giorno. Ma non voglio scocciarmi troppo, in fondo non mi interessa poi troppo esporre in una galleria di qua e forse è stupido perché è il modo migliore per far fruttare anche a livello economico il mio lavoro. Da un’altro posto sarebbe diverso e non direi certo di no se qualcuno me lo chiedesse, ma non è uno dei miei obiettivi nella vita.

Parlaci delle tue ispirazioni: grandi artisti, fotografi, film che ti hanno influenzato. E quali fotografi stai seguendo?
Amo moltissimi fotografi, tra i più famosi:  Diane Arbus, Guy Bourdin, Raymond Depardon, Leon Levinstein, Sarah Moon, Ryan McGinley, Willy Ronnis; tra quelli un po’ meno famosi: Lina Scheynius, Jeff Luker, Tim Barber, Chad Moore; tra quelli non ancora famosi: Ryan Kenny, Luke Byrne, Rogier Houwen, Maxwell Thomlinson, Amandine Paulandré, Saga Sigurdardottir, Nastassia Bruckin e molti altri.
In realtà ho un blog con la mia amica Amandine di tutti quei fotografi non ancora famosi a cui vorremmo dare visibilità e che amiamo, ed è Le couronnement du bouc (https://lecouronnementdubouc,tumblr.com)

Se Julie Lansom fosse un film, quale sarebbe? E che regista, attori e OST sceglieresti?
Uhmm, Shaun of the dead (L’alba dei morti dementi): io come regista e le persone che conosco come sopravvissuti e zombie. La guerra tra i bravi e i cattivi nella vita esiste già, ma sarebbe una buona occasione per tagliare qualche testa di troppo.
Un libro e un film che ti descrivono.
Uno dei miei amici mi ha paragonato alla Natassia Filipponna dell’Idiota  di Dostoevskij. Il film potrebbe essere Coffee and cigarettes, ma solo per le sigarette. Potrebbe chiamarsi Beer and cigarettes o Coke and cigarettes se fosse per me e per la stagione, ma suonerebbe malissimo. Nessuno farebbe un film o un libro su di me, sarebbe noioso.

Ringraziamo Julie per la grande disponibilità e vi raccomandiamo di visitare il suo www.julielansom-photography.com