Malinconia, inquietudine: Sabrina Caramanico

Sabrina Caramanico, fotografa autodidatta, classe 1985, è nata e vive in Abruzzo.

Se dovessi usare tre parole per descrivere la tua fotografia, quali sarebbero?
Malinconica, inquietante, solitaria.
La tua prima memoria fotografica?
Un bosco, un albero stranissimo che avevo di fronte, un sentiero lunghissimo. Forse è stato un sogno.

Come ti sei avvicinata alla fotografia?
Ho sempre fatto foto sin da piccola, volevo avere a tutti i costi dei ricordi, immortalare ogni momento della mia vita e quella degli altri, da lì non ho più smesso.
Cosa ti distingue dagli altri fotografi?
Credo niente, ognuno è unico e speciale nel suo personale modo di vedere le cose attraverso l’obiettivo.

Analogico o digitale?
Digitale, anche se a volte mi diverto con una Holga e la vecchia Nikon di mio padre.
Cosa ti ispira?
Il cinema, la letteratura, la musica, tutto ciò che mi circonda e soprattutto i sogni stranissimi che faccio.

La soddisfazione più grande da fotografo?
Vedere le persone emozionarsi di fronte ad una tua foto, ti ripaga di tutto.
E la delusione?
Non riuscire a realizzare quello che avevo in mente.
Se esistesse il nobel per la fotografia tu a chi lo daresti?
Diane Arbus e Francesca Woodman.
Un fotografo che stimi particolarmente?
Sara Moon, Irving Penn, Mary Ellen Mark e tanti altri.

Se la tua vita fosse un film, quale ti piacerebbe che fosse?
Into the wild. Un film che adoro.
Un viaggio, dove?
Intorno al mondo.

Un film, un libro e una canzone.

La 25ª ora di Spike Lee, La strada di Cormac McCarthy, Schism dei Tool.

Noi ringraziamo Sabrina e vi invitiamo a sfogliare il suo Flickr.