Intima e nostalgica, Lùa Ocaña Ruibal

Lùa Ocaña Ruibal è una fotografa spagnola. Nata nel Marzo del 1982 a Vigo, Lùa si trasferisce a Barcellona per studiare e frequentare lo IEFC.
Sperimentatrice da sette anni, questa ragazza ritrae un mondo delicato, quotidiano, di attimi sospesi e di luci pomeridiane, paesaggi interiori e esteriori della sua sensibilità.
Incantati dai suoi scatti abbiamo scambiato due chiacchiere con lei.

Se dovessi scegliere tre parole per descrivere la tua fotografia quali sarebbero?
Delicata (“subtle”), intima, nostalgica
Quando e come hai iniziato a scattare? Sei un’autodidatta o hai seguito dei corsi?
Ho iniziato setta anni fa e anche se è difficile definire realmente quando qualcosa ha iniziato ha contare davvero, so che la fotografia è una delle cose più importanti della mia vita. Sono nata a Vigo (Galizia), ma adesso vivo a Barcellona, dove ho fatto combaciare i miei studi allo IEFC (Institut d’ Estudius Fotogràfics de Catalunya) con la mia predisposizione all’apprendimento empirico, dando priorità alla mia esperienza personale e allo stare “dietro alla macchina fotografica”.

La tua prima memoria fotografica?
La mia prima memoria fotografica vede me di fronte ad una bellissima Nikon analogica e mia zia là dietro: durante la mia infanzia mi ha scattato delle bellissime fotografie, che ancora conservo.
Con quali macchine scatti adesso? E quale è il tuo rapporto col digitale e con la post-produzione?
Ho più di una dozzina di macchine diverse, ma la verità è che in effetti sono tre quelle che uso di più: una Minolta per i 35mm, una Mamiya medio formato e una Polaroid. Mi sento molto più a mio agio con la strumentazione analogica: passo ore e ore in laboratorio e ancora più tempo tra Polaroid Transfers, Emulsion Transfers e Image Transfers.
Per me il processo fotografico dura dal momento in cui ho un’immagine in testa fino a quando ho la fotografia tra le mani: utilizzare l’analogico, con la sua “matericità”, mi avvicina all’immagine, il digitale me ne allontana. Non voglio fare critiche all’uso di Photoshop e al ritocco digitale, li rispetto, ma non sono il mio modo di creare fotografie.

Com’è il tuo mondo attraverso l’obiettivo? Cosa ti rende unica?
Catturo il mio ambiente, quello che sento istintivamente “mio”: la maggior parte dei miei progetti sono la combinazione di elementi diciamo “anonimi” con la mia essenza intima. Il mio obiettivo è quello di non far sentire nessuno estraneo, bensì parte delle mie fotografie, anche quando sono autoritratti. È questo, credo, quello che le rende uniche.

Qual è la tua più grande soddisfazione da fotografa? E delusione?
La più grande soddisfazione è ottenere in una foto un punto di vista e una visione del mondo che non avrei potuto ottenere altrimenti.
La delusione è non ottenere sempre quanto si vuole e solitamente avviene quando le fotografie hanno un sentiment tra il confuso e il triste, quello è un sintomo di qualcosa che non va.
C’è una sorta di pigra, intima, meravigliosa atmosfera nelle tue foto, il quotidiano diventa spettacolo. Ce ne parli un po’? Ami pianificare le tue foto in ogni dettaglio o preferisci seguire il flusso, un istinto?
La maggior parte delle mie foto sono pensate, ma non costruite (non ricostruisco scenografie o ambienti, per esempio): sono scene quotidiane, delle mie giornate, ma, certo, devono avere armonia compositiva – nessuno scatto è casuale.
Passi dai ritratti, ai paesaggi, alla serie “birds”: con quale tipo di soggetto ti senti più a tuo agio? E, se c’è, quale differenza trovi nei vari tipi di fotografia?
Anche se possono sembrare diverse a un primo sguardo, come ho detto già io fotografo quello che ho intorno, quindi persone, uccelli, montagne, mari, letti… ma in fin dei conti sono sempre io ed è impossibile non mettere se stessi in ogni scatto.

Da dove vengono le tue ispirazioni? Film, fotografi, artisti: chi popola il tuo immaginario?
Le mie influenze arrivano da diversi campi: la mia scrittrice preferita è Amélie Nothomb, con la quale ho condiviso risa e pianti. Amo i film di Jim Jarmush, Won Kar Wai, David Lunch, Kim Ki Duk, Todd Solondz. Amo la relazione che c’è tra cinema e fotografia.
Se penso ai fotografi, devo citare Francesca Woodman, Robert Frank, Arno Rafael Minkkinen, Sarah Moon, Duane Michals…e molti altri!
Tra i giovani fotografi contemporanei, chi segui?
Ci sono persone che fanno delle cose bellissime: personalmente adoro i lavori di Ana Cabaleiro, Nora Blum, Coco Capitán, Lara Alegre, Carla Fernández; sono donne, giovani, talentuoso e in qualche modo mi sento molto vicina alle loro fotografie.

Se tu fossi un film, chi sarebbe il regista, quali gli attori?
Non ci sarebbe regista, gli attori e le attrici sarebbero le persone che mi circondano e il soggetto le nostre vite: proprio come se fosse l’esatta riproduzione filmica di un’esistenza, con tutte le cose belle e le cose tristi che comporta.
Lùa in una canzone, un film e un libro.
Film: In the mood for love, di Wong Kar-Wai.
Canzone: No em veus di Mariona Castillo
Libro: Le sabotage amoureux di Amélie Nothomb

Trovate le sue fotografie sul suo sito personale www.luaocana.com