Il mondo invadente di Martina Giammaria

Martina Giammaria nasce a Roma nel 1976, città dove vive ancora e che ama moltissimo.
Archeologa mancata, dall’aria sbarazzina e dal sorriso timido, non è da molto tempo che ha intrapreso la strada della fotografia, rendendola anche la sua professione.
Dai suoi scatti emerge un mondo in cui sogno, verità,bellezza, sensualità e anche un pizzico di mistero ed ironia sembrano convivere in perfetto equilibrio.
Tra i piani imminenti di Martina, quello di abbandonare la capitale per trasferirsi a Milano insieme al suo compagno, Federico Ciamei, anche lui fotografo.

Raccontaci qualcosa su di te.
Iniziamo con la domanda più difficile! Sono una persona che ha capito da non molto cosa vuole essere. Ci ho messo un bel po’, lo so, e ho perso un sacco di occasioni. Questo ritardo è qualcosa che non riesco a perdonarmi e che mi fa sentire molto in colpa verso me stessa. Forse per questo motivo  sto diventando molto più rigida, non sono più disposta ad accettare quelle situazioni di mezzo in cui prima sguazzavo e, di conseguenza, neanche le persone che ne fanno parte. Probabilmente non è un atteggiamento molto positivo, ma adesso ho bisogno di arrivare direttta ai miei obiettivi e di non perdermi per strada, per quanto affascinante possa essere.

Quando hai iniziato a pensare o ad accorgerti che la fotografia sarebbe diventata la tua professione?
Ecco, appunto. Un anno fa lo speravo. Da 6 mesi invece l’ho messo in pratica. Ho avuto l’occasione di farla diventare l’unica mia attività e fonte di guadagno e ne ho approfittato. Diciamo che per quanto riguarda la fonte di guadagno c’è ancora qualche problema.
Che tipo di macchina fotografica usi?
Ne ho molte e resisto alla tentazione di comprarne altre. Penso sempre che la prossima sarà la macchina magica, quella con cui farò le mie foto migliori, poi ovviamente non è mai così. Ora scatto più spesso con una reflex analogica 35 mm e con la t4 che porto sempre con me per prendere appunti.

Analogico o digitale? Perché?
Uso il digitale solo nei lavori in cui c’è un set ben studiato, con in mente un’idea precisa di quello che dovrà venir fuori, in cui l’uso delle luci artificiali è strettamente collegato alla realizzazione dell’immagine e in cui dovrà esserci necessariamente post-produzione. Per tutto il resto, e quindi tutto ciò che è “emotivo”, è assolutamente la pellicola il mio mezzo.

Cosa rappresenta per te la fotografia?
In questo momento è così presente nella mia vita che potrei dire che è la mia vita. Non so come evolveranno le cose, forse ci sarà un po’ meno ossessione nel futuro, ma di certo non sarà mai solo un lavoro, anche perché in questo caso cercherei qualcosa di più redditizio
Come descriveresti il tuo modo di fotografare?
Decisamente poco coerente.

C’è qualcosa che non ti piace della fotografia contemporanea?
Forse a certi livelli e in certi ambiti l’eccessiva esaltazione dello snapshot, ovvero “sono alle prime armi, ho una macchina usa e getta, ma sono pieno di poesia e molto ispirato”.
Da un po’ di tempo ti occupi anche di fotografia di moda.
Cosa ti piace di più del connubio?
Confesso che il motivo che mi ha spinta verso questa direzione è davvero infantile, e cioè il desiderio di poter creare delle storie, senza limiti di incredibilità, in cui a rappresentarmi fossero donne bellissime.

Il mondo nei tuoi scatti è?
Non è reale. O meglio, posso dire che la mia presenza nelle foto che faccio è molto invadente.
Cosa ti ispira?
Le foto che vedo in giro. Passo veramente molto tempo a cercare fotografi a cui rubare le idee.
Una persona o un soggetto che ti piacerebbe fotografare?
Ora vorrei riuscire a dedicarmi agli uomini. Li ho sempre snobbati, ma sono certa di poter trovare interessanti modi di autorappresentazione anche tramite loro.

Oltre a fotografare, ti piace?
Fare lunghe conversazioni con chi può insegnarmi qualcosa, imparare sempre di più, non addormentarmi mai. Il mio terrore è quello di spegnere la mente, volontariamente o no.
Sempre nell’ambito della fotografia,cosa ti ha dato Roma e cosa speri di trovare a Milano?
Roma mi ha dato la possibilità di capire quello che volevo essere e di incontrare persone fondamentali per portare avanti questo percorso, primo fra tutti il mio ragazzo, con cui tra l’altro ho messo su un progetto legato alla fotografia di moda (www.wundercamera.com). A Milano spero di trovare attività, anche iperattività, è quello che mi serve per far diventare la fotografia un vero lavoro. Basta aspettare!

Un fotografo da scoprire?
Moltissimi.
In questo momento quelli che più mi ispirano, soprattutto nell’ambito fashion, sono il duo Synchrodogs, Jan Durina, Lukasz Wierzbowski.