3perTe volume 5 – Luglio

Questa volta, l’aereo di 3perTe arriva con un leggero ritardo. Per il quinto volume abbiamo infatti viaggiato in lungo e in largo, dall’Italia all’America, con un occhio di riguardo ai newbies musicali d’oltreoceano. A tenerci compagnia, in questo lungo viaggio virtuale, tre artisti diversi per cittadinanza, quanto per il genere musicale proposto, accomunati, tutti e tre, dai loro album freschi di pubblicazione, in questi mesi torridi.

Il primo gruppo è nostro connazionale, gli SteelA. Se il loro nome nasce dalla fusione di due termini lapalissiani, stile ed elaborazione, la loro musica non fa altro che motivare questa scelta linguistica, affondando le proprie radici nel dubstep e nell’elettronica più minimale, senza alcun manierismo. Insomma, dalla Taranta del loro Salento, al reggae, sino agli elementi dub più basilari. World music.

Gli SteelA sono degli ottimi compagni di viaggio. Il loro Un passo, un dubbio uscito per l’etichetta On The Road (quando si dice, le coincidenze) ci regala una serie di episodi sunshine-oriented, tipici della tradizione sonora reggae, col pretesto però di raccontare temi mai ordinari. Si ascolti Nel centro del mondo e Perdizione, rivivono così i primi Subsonica. Per i viaggi adrenalinici.

Dall’Italia, arriviamo direttamente in America. Ad attenderci, The Antlers con il loro Burst Apart, ottimi per il viaggio in macchina verso la meta prestabilita, ottimi anche se una meta non la avete ancora e volete vagare verso il destino alla ricerca di voi stessi. Il gruppo di New York, infatti, confeziona un disco tra l’indie-rock britannico ed il dream-pop, senza escludere nulla a priori.
The Antlers non sono certamente esplosivi come gli SteelA, eppure le chitarre post-rock dei loro pezzi rappresentano una bella sferzata di energia, imprescindibile in questi momenti di caldo debilitante. Dagli echi à la U2 di I Don’t Want Love alle percussioni quasi industrial di Parentheses, che fanno a pugni con l’andatura downtempo del pezzo, il disco non prende mai – come dicevamo – una strada prestabilita.

Ed eccoci ancora nella nostra amata America, alla ricerca di qualcosa che sia peculiare per quanto riguarda le estati statunitensi. Se state immaginando spiagge dorate, hunks and bikini-girls, alla luce del sole californiano, vi sbagliate, poiché noi abbiamo raccolto l’aspetto serale delle estati a stelle e strisce e in questo, ci siamo fatti aiutare da Eddie Vedder e dal suo immancabile ukulele.
Ukulele Songs di Eddie Vedder è l’album che in tanti non si sarebbero aspettati dall’ex Pearl Jam, sebbene in linea col progetto della colonna sonora del film Into The Wild. Pensate di trovarvi davanti al falò del 14 agosto, mentre suona una dolciastra Satellite o la calda e morbida Without You. Le note plastiche dello strumento hawaiano non potranno che ammaliarvi in questo periodo. Buona estate e buona musica!