Un inno all’amore gay e all’antica Roma

Nel mese dell’orgoglio omosessuale, che il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha deciso di promuovere personalmente,  è uscito il nuovo album di Patrick Wolf, il cantautore inglese famoso tanto per la sua musica, un connubio di elettronica ed elementi tradizionali, quanto per la sua sessualità e le relative dichiarazioni personali a favore dei diritti omosessuali.

Patrick Wolf è una sorta di one-man band, capace di far convivere strumenti e metodi di componimento decisamente agli antipodi: da un lato, la sua anima analogica, gli permette di dar spettacolo con viola, ukulele e pianoforte; dall’altro lato, colpisce un po’ tutti, campionando strumenti non sempre convenzionali ed inserendoli nelle sue tracce in maniera però funzionale.

Con Lupercalia, il ventisettenne artista di South London si reinventa, facendo del proprio amore per gli anni ’80 e della stima per il proprio compagno, tale William Charles Pollock, gli eventi di punta di questa festa musicale che è, appunto, Lupercalia (il titolo dell’album si riferisce a una delle 45 feste del calendario romano, i cui nomi erano connessi a precise divinità).

In questo disco, il nostro Patrick Luperco (potremmo ribattezzarlo così in onore del dio lupo da lui citato), quasi abbandona quel misto di folktronica e pop barocco che lo hanno portato alla ribalta, concedendosi influenze del tutto nuove nel contesto della sua discografia, un cambiamento certamente non radicale poiché il marchio di fabbrica – fortunatamente – è rimasto invariato.

Così, ci troviamo dinanzi al sassofono ribelle di The City (niente a che vedere con le intrusioni di sax che stanno invadendo le ultime produzioni commerciali), e a Together, un pezzo dark dance da far sfigurare l’ultima Lady Gaga, che il cantautore inglese ha affermato – con sorpresa e naso storto dei suoi fan – di ammirare e ancora, piuttosto che ad House, con quegli strumenti che talvolta prediligono un suono sintetico stile Casio FZ-1.

In tutto questo, c’è spazio anche per il “vecchio lupo”. Time Of My Life, ad esempio, è la traccia che più si avvicina al Patrick Wolf di The Bachelor (specialmente a Damaris), a tratti ricorda Overture, una sua vecchia canzone, e riassume in soli quattro minuti il sound di Patrick, diventando il simbolo musicale di questo straordinario artista (valgono più di un ascolto anche Bermondsey Street e l’intensa Armistice).

Ci auguriamo voglia venire presto a Roma, per far visita al Lupercale (la grotta nelle profondità del Palatino dove la leggenda di Romolo e Remo e della lupa troverebbe fondamento, n.d.r.) e approfittarne per cantare William, la traccia che ha composto e dedicato al suo compagno, col quale ha già ammesso di voler optare per un’ unione civile, cosa già legalizzata nel Regno Unito.