A cena con Robyola. Everything is show!

Metti una sera a cena, metti un antipasto stuzzicante, metti del buon vino e una chiacchiera informale tra donne.
Roberta Ferlin, aka Robyola, è una fotografa veneta, ventuno anni suonati, la passione per la fotografia, ma soprattutto la passione per la passione, l’inclinazione fisiologica a solleticare ogni senso, l’interesse a vivere appieno tutto quello che la circonda, che sia un parco verde puntellato di margherite, o una fetta di torta ricoperta di crema e cioccolato.
Robyola trasforma la realtà che vive, anche quella più casalinga, in un qualcos’altro, emulsionando i particolari, congelandoli e facendoli vibrare sotto le luci di un palcoscenico. Everything is show, qualunque cosa è teatro, Robyola vive con la fotografia un do ut des, un baratto emotivo, una relazione fisica e sentimentale. Giovanissima, si affaccia alla fotografia ritraendosi con una Canon compatta, e nei suoi  autoritratti si diverte ad assumere diverse posizioni, a mascherarsi e giocare con la propria persona. Un qualcosa tra gioco e conoscenza di sé, con una buona dose di autoironia. Oggi Robyola frequenta l’Istituto Italiano di Fotografia, a Milano.

Cosa cela la tua fotografia?
Le mie foto si fanno qualcosa da toccare, da vivere. Io mi alzo la mattina pronta ad apparecchiare una nuova giornata, e ogni cosa che vedo mi ispira, la traspongo in un’altra realtà e la trasformo in immagine. Dalle cose più normali, magari banali, si crea un non so che, una sorta di epifania, un rapporto sensuoso e sanguigno tra occhio, mente, cuore.
Cosa fai con la fotografia?
Il mezzo della fotografia per me è altamente vivo, mi piace stare addosso a ciò che fotografo, come se i miei soggetti mi alitassero davanti l’obiettivo. Mi piacciono molto i ritratti, le foto di posa, i tableau vivant, mi piace trattare la fotografia come se fosse un ritratto, patinatissima, delineata. Io rubo dagli oggetti, sono una occhi di gatto della fotografia, prendo e do, anche immortalando una posa ho dei riscontri emotivi e sensoriali. Hai presente un boomerang? Ecco potrei definire il mio approccio con la fotografia come un boomerang emotivo. Le cose mi danno, rubo e impasto come una massaia gli ingredienti, facendo poi delle mie foto delle ricette succulenti e ghiotte.

Dove trovi la realtà ispiratrice per le tue foto?
L’ispirazione è in qualsiasi cosa mi sia attorno, nella strada, nella vita urbana notturna delle discoteche, nei tram, ma nello stesso tempo trovo linfa vitale anche nella mia cucina e nell’intimità di camera mia. Mi piace parlare della fotografia come l’atteggiamento di chi esce alla Audrey Hepburn e torna a casa alla Courtney Love, insomma di chi si butta nelle cose, spesso trasformandosi come una super eroina.

Dove ti sarebbe piaciuto trovarti per scattare delle foto?
Adoro l’epoca degli antichi romani, i baccanali dionisiaci, i drappi che avviluppano sensuosi qualsiasi diva, che può essere una Poppea, come una Cleopatra, una Callas come una Yma Sumac. Adoro gli anni ’20, adoro l’aspetto androgino di Marlene Dietrich. Essere diva è uno stile di vita, una forma di pensiero che riscontro nelle Veneri più affascinanti e nelle donne più comuni, anche quelle più ruspanti: dall’attrice, alla modella, alla pescivendola, lavandaia o fruttivendola, la donna è diva e si sente sensuale grazie alla sua determinazione e alla consapevolezza di sentirsi bene nei propri panni e con se stessa. È questo amore di sé che secondo me fa scaturire anche dalla persona più comune una bellezza del tutto speciale e genuina.

Che fotografi preferisci e cosa ti piace di loro?
Beh, La Chapelle ovviamente, per il suo grossolano studiato nei minimi particolari e per la sua sensibilità spiccatamente Camp ( il Camp è la retorica omosessuale che ingloba svariate personalità, da Oscar Wilde a Raffaella Carrà, da Platinette a Paolo Poli). Poi adoro Jan Saudek per la sua concretezza visiva mista ad aspetti onirici , Pierre & Gille per la perfezione quasi maniacale, quasi storpiata delle loro fotografie.
Dato che ti piace molto la fotografia di moda, ti chiedo per curiosità, quali sono i tuoi stilisti preferiti?
Tre in assoluto, Jean Paul Gautier, Comme des Garçon, Thierry Mugler.

Il tuo motto ? Come ti definiresti con una frase ?

So resistere a tutto, tranne che alle tentazioni.

E nemmeno noi che guardiamo gli scatti di Robyola, riusciremo a resistere alla tentazione di godere appieno della sensualità che scaturisce dalle sue pose, dagli oggetti che racconta in prima linea come una soldatessa dell’obiettivo, della bellezza cangiante dei colori, succosi, palpabili, estremamente chic. Robyola e il suo obiettivo, un occhio grande e sensibile, che strizza l’occhio alla realtà, con tanto mascara e tante ciglia finte.
Per continuare a seguirla, il suo sito www.robyola.it