SafeHouse, la casa diventa sicura

Il concept design di questo progetto si basa quasi esclusivamente sul parametro sicurezza dell’edificio stesso. La forma è semplice, per certi versi banale. Si tratta né più né meno di un parallelepipedo, un monolite di cemento armato con pareti vetrate.
È la sua vita e il suo modo di interagire con la natura che rende il costruito originale nel suo essere. Ha un comportamento quasi vegetale, un fiore che si schiude all’alba per poi tornare a chiudere i suoi petali al tramonto, sia per motivi strettamente legati alla sicurezza che per motivi termici (infatti le parti mobili, realizzate in acciaio, sono riempite di lana di roccia che contribuiscono ad aumentare il valore di resistenza termica della parete).

L’ingresso è possibile dal primo livello, posto sopra un piccolo corpo di fabbrica totalmente separato dall’edificio principale e che contiene la piscina, tramite un ponte levatoio, che viene alzato al momento della chiusura dell’edificio, rendendo impossibile l’accesso all’edificio.

Sui lati est ed ovest due pareti scorrevoli di ventidue e quindici metri di lunghezza, al momento dell’apertura creano una piccola corte chiusa davanti all’ingresso carrabile, contribuendo anche in caso di apertura ad una parziale sicurezza. Le restanti aperture sono a battente di varie dimensione, mentre sul lato sud si apre una copiosa parete finestrata, che viene posta in sicurezza attraverso una saracinesca in alluminio anodizzato (prodotta da una ditta che produce simili meccanismi per cantieri navali e compagnie aeree), che può fungere da schermo per proiezioni cinematografiche.

Sicuramente si tratta di un’idea interessanti, che pone attenzione sulla questione sicurezza, a suo modo desiderabile, ma la sua realizzazione, almeno a livello di microscala, risulta praticamente impossibile, sia per gli elevati costi di realizzazione che per quelli di manutenzione. Giustamente la sicurezza è un ideale da perseguire, ma la perfezione di un oggetto edilizio in un certo ambito può essere perseguita a discapito di altri, in questo caso l’aspetto economico, che ne fuoriesce troppo compromesso.

Architetti: KWK Promes –  Robert Konieczny

Località: Varsavia , Polonia

Collaborazione:  Marcin Jojko, Łukasz Zadrzyński

Interior design: Magdalena Radałowicz – Zadrzyńska

Area di progetto: 2.500 mq

Anno progetto: 2004 – 2009