Un tè con Brunori Sas

«poi lo sai mi fa tristezza vedere la gente/ che sogna di comprare tutto e si accontenta di niente / mi guardi e sorridi, non sono cambiato/ dall’ultima volta che mi hai perdonato» (Lei, lui, Firenze)
 
La premiatissima ditta Brunori SAS dopo due anni dall’uscita del Vol.1, torna a allietarci con Poveri Cristi, un Vol.2 che racconta storie di personaggi umanissimi, di vizi e nevrosi, senza dimenticare amori, matrimoni mancati, notti insonni e bicchieri di vino.
Raggiungiamo Dario per una bella chiacchierata sul suo ultimo lavoro, ma non solo: parliamo anche della sua recente partecipazione a Stazioni Lunari, del suo passato da studente a Siena e del prossimo tour.

Sei stato da poco protagonista insieme a Max Gazzè e Enzo Avitabile di Stazioni Lunari, progetto ideato da Francesco Magnelli insieme a Ginevra di Marco. Un successo di pubblico e consensi. Era la prima volta che partecipavi? Ci parli un po’ di come è stata questa esperienza?
Era la prima che partecipavo a Stazioni Lunari e devo dire che è stata un’emozione, anche perché ho avuto l’occasione di condividere il palco con artisti che apprezzavo da tempo, come Ginevra di Marco o Gazzè. La struttura del concerto è già di per sé bella: mi sono divertito molto perché non ero là solo nel ruolo di frontman, di cantante, ma potevo contribuire anche all’aspetto musicale, dal momento che ognuno di noi suonava e interagiva con le canzoni degli altri. A questo – che già è tanto – va aggiunto che il progetto di Francesco e di Ginevra mi piace perché, oltre all’aspetto artistico, ha un contenuto – e senza risultare ampolloso: riesce a veicolare un messaggio, intrattenendo e lascia al pubblico spazio per poi aver la possibilità di approfondire.
Facciamo finta che adesso possa essere tu a scegliere chi far partecipare a Stazioni Lunari, una sorta di Brunori Sas & Friends. Vale tutto, artisti contemporanei, stranieri, vivi, morti, del passato. Chi scegli?
Addirittura vivi, morti e stranieri, è dura così! Facciamo un cast di viventi, uno Stazioni Lunari di soli emergenti italiani, di personaggi che seguo e con cui ho a che fare. Direi Appino degli Zen Circus, Dente, Ettore Giuradei…e ce ne sono tantissimi e non vorrei fare torto a nessuno. Mettiamo anche i Pan del Diavolo! Non voglio scordare Di Martino, che secondo me – e lo dico non solo perché è ospite del mio disco – ha un grandissimo talento.
Parliamo del tuo nuovo album, Vol.2 Poveri Cristi. Il Vol 1 aveva un’atmosfera nostalgica, si guardava al passato, l’amore era dolceamaro. Non che questi elementi manchino nel Vol 2, ma c’è un cambiamento di tono: se alla fine di Guardia c’era un amore che nasce, in Lei lui Firenze si brinda a un amore che non c’è più, non ci si sposa più con Rosa. Ma in fondo la speranza c’è, no?
In realtà, come per il primo non c’è una premeditazione di lieto fine, benché poi ripensandoci tutte di fondo avevano questo finale col sorriso, così in questo caso non c’era un’intenzione  drammatica a priori, non volevo scrivere storie amare. Sono venute fuori così e devo dire che mi piace anche l’idea di un altalenarsi tra le situazioni, di chiaroscuri.

Nevrosi quotidiane, lotte con lo stipendio, televisioni che costano troppo e domeniche sere davanti ai frigoriferi. Chi sono i tuoi Poveri Cristi?
Non volevo che i personaggi fossero tutti fossero descritti con uno sguardo benevolo. Prendiamo Mario (Il giovane Mario): anche il personaggio di Mario, che è un po’ il povero cristo per antonomasia, è visto con uno sguardo che passa dall’aspetto di compassione a quello più crudo e cinico del suo vizio. Volevo dipingere questi personaggi non monocolore, ma volevo fare in modo che avessero a che fare con l’umanità di un uomo – perdonami il gioco di parole -, con la sua completezza.
Lei lui Firenze: c’è un po’ di omaggio a una delle tue regioni adottive? Siena è stata «casa» per anni, no? Che ricordo hai di quel periodo?
Dici che adesso – visto il campanilismo toscano – a Siena mi odieranno perché non ho scritto Lei lui Siena?
A Siena ho legato tantissimi ricordi, perché comunque ho vissuto là una buona parte della mia vita – un terzo quasi -, soprattutto da studente e quindi puoi ben immaginare l’approccio di scoperta che avevo, per quanto Siena non sia una città enorme. All’epoca per la musica, per un certo tipo di musica soprattutto, c’era ben poco: ricordo il locali come Il Cambio o La Corte dei Miracoli. Invece nel periodo della tempesta ormonale, andavamo alla ricerca di straniere al Barone Rosso, ma lì dovevi fare i conti con i parà…e non era una facile concorrenza. Ho un ricordo tutto sommato buono, con i suoi ovvi chiaroscuri – dovuti forse più a me personalmente che alla città. Non posso dire nulla di male, anche nei confronti della famigerata chiusura di cui parlano molti studenti: lì ho imparato a capire che non c’è troppo di vero nei luoghi comuni che si creano nelle comunità, come in quella degli studenti fuorisede; quando ho conosciuto gente di Siena, mi sono accorto che non erano così come mi si dipengevanoi: certo il Palio è il Palio e se le persone di Siena con cui suonavo, anche se avessero avuto l’occasione di chiudere un concerto anche al Madison Square Garden nei giorni del Palio, mai avrebbero accettato. È una tradizione e se fossi nato anche io a Siena, forse sarebbe stato così anche per me.
(all’osservazione che non molto sembra esser cambiato a Siena in questi anni, Dario risponde che forse Eraclito, vedendo Siena, avrebbe cambiato le sue idee sul divenire)

Nell’album ospiti Dente e Di Martino. Come nascono queste collaborazioni? E c’è speranza di vedervi tutti insieme in tour?
Fare un tour con gli ospiti è tosta, ma sicuramente nelle mie intenzioni – e spero anche nelle loro – c’è la volontà di trovare degli spazi o dei momenti in cui poter concretizzare dal vivo queste ospitate sul disco. Capiterà sicuramente, magari non con entrambi nella medesima sera. Me lo auguro davvero, perché credo che le ospitate siano uno dei valori di questo album, mi piace il risultato finale: non è un’ospitata tanto per, ma piuttosto è funzionale al brano. La collaborazione con Dente è nata molto spontaneamente: avevamo fatto delle cose insieme, tra noi c’è stato subito feeling, per tanti motivi, non solo artistici e quindi quando ho scritto il brano gliel’ho proposto e lui ha accettato. Con Antonio (Di Martino) invece prima eravamo compagni di etichetta, prima che fondassi la mia etichetta con cui ho registrato questo album. Poi l’ho visto suonare a Cosenza in concerto: lui dal vivo è strabiliante e visto che il disco mi era piaciuto, quella sera in preda all’entusiasmo gli dissi che avevo un pezzo nuovo e se voleva cantarlo.

Parlando di tour: quando inzia e dove ti possiamo vedere?
Il tour inizia il 17 Giugno e suoniamo a Poirino (To) per la prima data; poi faremo un po’ di Fnac e toccheremo un po’ tutta l’Italia. Comunque sono un bel po’, una quarantina in quest’estate – non le ricordo tutte, ma si possono trovare facilmente su facebook.
L’ultima immancabile domanda: se Brunori SAS fosse un film, chi sarebbe il regista, quale gli attori e dove sarebbe ambientato?
Beh, sono quasi tutti morti quelli che ti direi! Facciamo Fellini o Woody Allen come regista. Come attori, anche se putroppo non c’è più, vorrei Mastroianni…poi è tosta, vorrei anche qualcuno di vivo. Allora diciamo Mastroianni e Giulietta Masina come protagonisti e… me stesso: a questo punto voglio partecipare anche io! Lo ambienterei a Martone, un posto vicino a Gioiosa Ionica.