Johanna Pihl: nature vs synthetic

Investigare, rivisitare, ricontestualizzare il nostro corpo è un’operazione che prima o poi tutti i designers arrivano a fare.
Fatto di carne e sague, di vene ed arterie, di organi ed ossa, spesso e volentieri, il nostro involucro esterno ispira collegamenti con il mondo della meccanica e dell’ingegneria. Ingranaggi, tubi, condotti. Corpo come strumento per sentire il mondo.

Corpo come macchina perfetta. Su di esso vengono spesso riversate manie e perversioni, le paure e i delirii più diversi che in vari casi portano all’intervento su di esso, alla sua modificazione. Chirurgia, genetica, biotecnologia. Anche la Moda è spesso intervenuta sulla forma umana, cambiandola rendendola a volte quasi irriconoscibile. Busti, gabbie, volumi e strutture, textures e forme. Per piacere, per comunicare, per ostentate e dimostrare. In una contemporaneità dove il tatuaggio è diventato una scontata pratica e assistiamo alla modificazione attraverso gli impianti sottocutanei, una designer emergente indaga la relazione tra corpo e macchina. Tra natura e sintetico.

Si chiama Johanna Pihl, classe 1983, nata su un’isola vicino a Stoccolma nel freddo nord scandinavo, minimale e naturale. Si è appena diplomata presso il London College of Fashion e la sua degree collection conta pochi capi, interessanti però non solo dal punto di vista concettuale, ma anche strutturale. Rifiniture perfette. Una cura ossessionata del dettaglio, della posizione, della decorazione, del tessuto, della forma e del colore.

È una collezione all’interno della quale convergono due fili conduttori. Naturalità del corpo umano contrapposta alle forme della meccanica. Indaga sul design del corpo e sul suo interno, portando all’esterno trasposizioni meccaniche delle nostre vene espressi come tubi sottili e flessibili.

Nello stesso momento c’è anche una compenetrazione di elementi maschili e femminili che si fondono l’un l’altro in un’armonia stemperata da quel gusto essenziale che caratterizza la personalità di questa designer. Niente è lasciato al caso.

Manipolazione del tessuto e sartoria. Tonalità come bianco candido, rosa e azzurro pastello il nero pece che sporca e macchia. Un lavoro raffinato, concettuale. Questa è Johanna Pihl.