Emmanuelle Brisson, la spettatrice invisibile

Emmanuelle Brisson, nasce in Francia nel ’68, quarant’anni di ricerca, di domande e di attesa.
Nel 2008 la fotografia arriva come una rivelazione e libera le emozioni e impegna i sentimenti.
Dirigersi verso l’altro e dirgli, in mezzo al rumore, che lo si è compreso.
Dirigersi verso se stessi e dirsi, nel silenzio, che lo si sa.
Nel 2011 la fotografia come una prova.
Come essere lo spettatore pressoché invisibile di una rivelazione incosciente.

Che mondo osservi attraverso la tua macchina fotografica?
Un mondo intimo. Un mondo di segreti. Pieno di amore. Vedo ciò che gli altri mi offrono. In maniera conscia o no sono solamente una spettatrice.

Cosa ti motiva?
Mi motiva il trovare nella fotografia un significato artistico che mi aiuta ad uscire dal mutismo emozionale, capace di esprimere sensazioni in maniera delicata. Così come incontrare nuove persone.
Cosa ti ispira invece?
La vita mi ispira enormemente. La mia e quella degli altri. Allo stesso modo i sentimenti.

Chi sono alcuni dei tuoi fotografi preferiti?
Amo il modo in cui Jean Loup Sieff mette a fuoco la donna, con un grande senso della privacy e delicatezza. Amo l’umanità di Raymond Depardon. Ma sono un’ innegabile fan di Jean-Baptiste Mondino per la perfezione estetica delle sue foto, e per la fantasia che esprimono.
Che musica ascolti?
La musica è il mio ossigeno. Ascolto molti generi diversi fra loro ma sono una grande fan dei The Cure e dei  The Smiths!

A cosa stai lavorando al momento?
Sto continuando una serie di ritratti di donne con la mia Hasselblad intitolata “we are unvisible”.
Cosa fai quando non fotografi?
Dormo, e anche quando dormo, sogno la fotografia.

Potete seguirla sul suo Flickr.