Ladytron: Il “Best Of” del decennio breve

La fine del XX secolo ha visto l’epilogo di svariati fenomeni culturali o di costume, tanto significativi quanto istantanei; non a caso si parla di “decennio breve”, culminato col primo segnale di declino del cd e la fine delle allora onnipresenti Spice Girls e degli altri idoli del pop.
Fortunatamente, c’è stato anche qualcosa di buono. Scoccato il famoso anno zero e scongiurato il temuto Millenium Bug, abbiamo assistito ad un proemio del nuovo secolo musicale; altrettanto improvvisi sono arrivati i Ladytron con pezzi come Destroy Everything You Touch, ancora vicini ai suoni anacronistici di Elastica e Republica, piuttosto che all’odierna elettronica di Ace of Hz, l’inedito contenuto nel nuovo disco che celebra i loro dieci anni di attività.
Ladytron nascono a Liverpool, città dei Beatles e proprio come i fab4 la loro musica è diventata un modello, in questo caso, per chiunque abbia intrapreso il viaggio nel mondo del synthpop: dei veri e propri precursori, sebbene non gli unici, di grandi nomi che – in termini di vendite – sono riusciti a superare “il maestro” (Lady Gaga, La Roux e Goldfrapp per citarne alcuni), talvolta senza alcuna originalità.
Il primo Best Of del quartetto inglese (uscito lo scorso Aprile) è un ottimo cimelio per i fan più accaniti, nonché un valido biglietto da visita per coloro i quali si affacciano soltanto ora sul cortile dei Ladytron: pezzi come International DatelineDiscotraxx sono esemplificativi circa l’immediatezza musicale di questa band, qualità questa non certo opzionale rispetto alla capacità dei testi, mai banali e sempre con un preciso intento critico.
A dimostrazione di quanto detto, il singolo Tomorrow – tratto dal loro ultimo album Velocifero – è un chiaro esempio di come l’elettronica possa essere funzionale rispetto a questioni trascendenti il ritmo fine a sé stesso: la canzone potrebbe essere un inno al ricongiungimento post-apocalittico, un’ode all’attesa come unica prospettiva per un “domani” migliore, dove i suoni elettronici rappresentano proprio quel futuro, espressione di distacco netto dal passato.
E in effetti, questa rottura col passato dovrebbe avvenire già dal prossimo album, previsto per settembre (Gravity The Seducer, n.d.r) che, come ci hanno confermato gli stessi Ladytron nell’intervista a noi concessa, rappresenterà un altro punto zero della loro storia musicale: a riprova di ciò, la collaborazione messa in atto con Barny Barnicott, produttore di Editors e Arctic Monkeys.
Possiamo lenire l’attesa di questo nuovo capitolo con questa raccolta, dalle suggestioni western di Ghosts al vago sapore space rock di Blue Jeans, senza dimenticare l’incursione in lingua bulgara della già citata Discotraxx (non possiamo dimenticare che un membro del gruppo, Mira Aroyo, è di origini bulgare), il tutto condito con quell’atteggiamento post-punk revival di fine anni ’90 che speriamo non sparisca, una volta girata pagina.
Mentre ripercorrevamo le tappe della loro carriera, attraverso la loro raccolta di successi, abbiamo avuto modo di fare qualche domanda ai Ladytron, dal prossimo album alle nuove tendenze musicali, sino alla fresca collaborazione con la popstar americana Christina Aguilera. Risposte brevi e concise, quelle dei Ladytron, come la loro musica d’altronde: un connubio di suoni e parole che, senza troppi espedienti, arrivano dritti all’animo dell’ascoltatore.

Per iniziare, vogliamo congratularci con voi per il vostro Best Of. È passato tanto tempo dal vostro primo album, come ci si sente ad essere qui dopo quasi dodici anni?
Non avevamo grandi aspettative quando abbiamo iniziato, perciò essere qui a far musica divertendoci è favoloso.
Questo disco è un tirare le somme della vostra carriera sino ad ora, dai suoni grezzi del vostro primo album alle melodie intriganti di Velocifero. Il prossimo segnerà un punto di svolta dai vostri precedenti lavori, in termini di genere?
Abbiamo sempre provato a non ripeterci, presentandoci ad ogni album con nuovi sound e idee diverse, perciò possiamo affermare che Gravity The Seducer sarà abbastanza differente da Velocifero. È più cinematografico e in qualche modo suona più caldo e lussureggiante. Insomma, non è così duro e in qualche modo è anche più maturo.
Ascoltando uno degli inediti della vostra raccolta, Ace of Hz, sembra che non abbiate rinunciato alle liriche intelligenti e al caratteristico tocco electroclash. Deve essere duro accettare che il genere di musica da voi proposto sia diventato “alla moda” per colpa degli “idoli del pop”, sebbene spesso in una maniera superficiale.
Quando abbiamo cominciato non c’erano molti gruppi che usavano sintetizzatori al di fuori della scena dance. Ora questi suoni sono presenti tanto nella musica indie quanto nel mondo pop. In tanti producono musica sempre più interessante di quanta ce ne fosse in giro dieci anni fa. Amiamo la musica pop commerciale quando è creativa; diventa modesta solo quando prende le idee dalla scena indipendente e prova a copiarle direttamente smussando soltanto gli angoli. Allora suona male.
Le vostre canzoni sono state inserite nella colonna sonora di diversi videogiochi (e film). Qualche anno fa questo era un modo perfetto per il passaparola relativo ai nuovi artisti, oggi tutto ruota attorno a Facebook e Twitter. Qual è il vostro punto di vista sui social network come strumento per facilitare la scalata verso il successo?
Non si può fare affidamento sui soli social network, sebbene ci abbiano aiutato lungo il nostro cammino. In un certo modo democratizzano il campo e ci rendono meno dipendenti dai produttori radiofonici e da MTV. Sono quindi un modo fantastico per mantenere un contatto diretto con i propri fans.
Parliamo di qualcosa di diverso. Avete collaborato con Christina Aguilera per il suo ultimo album, Bionic, scrivendo due tracce. Si dice che sia una persona difficile con cui lavorare. È vero o…
Christina Aguilera è veramente professionale, una buona musicista e soprattutto un’artista che sa cosa vuole.
Quali sono i vostri artisti preferiti al momento? C’è qualcosa di emozionante che riguarda la scena indipendente?
Tame Impala, Caribou, Vitallic, Panda Bear. In realtà ci piace tanto anche una band italiana chiamata Rodion. C’è così tanta nuova musica ai giorni nostri, che è così difficile stare dietro a tutto. Oggi si può scrivere e registrare senza dover spendere soldi per le sale d’incisione, per questo abbiamo una più ampia varietà di musica ed un numero di artisti complessivamente maggiore.

Abbiamo qualche possibilità di vedervi dal vivo in Italia, magari in supporto all’uscita del nuovo disco, Gravity The Seducer, prevista per settembre?
Assolutamente si. Non abbiamo pianificato ancora nulla, ma verremo e suoneremo di sicuro.
Siete la prova vivente che non è necessario produrre inutili musiche intricate per essere considerati alternativi. Siete parte di quello che i critici chiamano “IDM” (“Musica Dance Intelligente”, n.d.r.) ma avete anche un’attitudine veramente caratteristica che si intona con la vostra musica in senso lato. Sembra che al giorno d’oggi non ci si possa concentrare troppo sulle categorie a priori, vero?
Dall’inizio ci è stato difficile riconoscerci in una precisa categoria. Il fatto che usiamo i sintetizzatori, porta la gente a supporre che siamo stati influenzati dalla musica pop degli anni ’80, mentre ci riteniamo fan di tutta la musica, specialmente del pop francese anni ’60 e del northern soul. Inoltre amiamo artisti come i Sonic Youth, My Bloody Valentine e le colonne sonore horror anni ’70, il rock ed il krautrock. Mentre noi pensavamo di fare canzoni veramente calde ed umane, la gente ci considerava glaciali ed isolati. Suppongo fossimo un po’ più naturali ed organici di quanto la gente si aspettasse da noi!
È stato un piacere parlare con voi. Buona fortuna per il vostro futuro!

Vi ricordiamo che il nuovo album dei Ladytron, Gravity The Seducer, uscirà il 12 settembre in tutto il mondo, su etichetta Nettwerk Music Group, anticipato dal singolo White Elephant (in streaming qui), ancora una volta caratterizzato dal loro tipico sound elettronico.