Luoghicomuni, il collettivo fotografico

Alessandro Calabrese, Ylenia Arca, Andrea Arduini, Serge Campo, Valeria Cherchi, Benedetta Falugi, Matteo Mastronardi, Simone Mizzotti, Milo Montelli, Simona Paleari, Sara Perovic, Daniele Pilenga, Maurizio Strippoli: ecco i tredici nomi di Luoghicomuni, il giovanissimo collective fotografico con cui parliamo oggi. Praticamente una nazionale di calcio che al posto del pallone ha come equipaggiamento macchine fotografiche, rullini, progetti e chilometri di case.
Ambiziosamente si definiscono un punto di riferimento per la fotografia contemporanea e hanno le carte in regola per riuscire in questa impresa. In questi giorni esce il loro secondo project «2 km di case», stay tuned!

Partiamo dall’inizio: come e da quali volontà nasce Luoghicomuni? Cosa sono i luoghi comuni?
Luoghicomuni nasce in un giorno qualunque dalla volontà di condividere contenuti attraverso un mezzo espressivo oggi molto bistrattato , spesso male utilizzato come è la fotografia.
Il luogo comune è un’opinione, non sempre vera, immediatamente riconoscibile ai più. Al tempo stesso è un’ ossessione che mai si esaurisce e che trova un po’ di pace in qualsiasi forma artistica ; può anche essere un luogo, reale o virtuale, in cui ci si incontra costantemente.
Come e da chi è formato il nucleo originario di Luoghicomuni? Chi siete ad oggi?
Il nucleo originario si è formato per motivi del tutto naturali, come accade per gli aggregati atomici, ed era composto da 4 persone (Alessandro Calabrese, Ylenia Arca, Serge Campo, Milo Montelli). A oggi siamo giunti al numero di 13 e siamo un vero esempio di democrazia.

Quel che ci sembra di cogliere è la necessità di trovare nuovi luoghi di incontro e di scambio, che fondamentalmente vadano oltre il commento o l’ammirazione per questo o quest’altro portfolio.
Luoghicomuni è anche un tentativo di creare un punto di raccordo  tra diverse realtà? Pur distanti fisicamente (venite un po’ da tutta Italia: Verona, Trento, Sardegna, Jesi, per dirne alcuni), lavorate a un progetto comune, non è questa l’anima e il motivo del «collective»?

Senza lo stimolo costante, spesso le cose rischiano di diventare sterili. Non possono bastare una serie di apprezzamenti e logori commenti di ammirazione.
Messo in chiaro che c’è interesse per il nostro lavoro, per qualità che si possono evidenziare e accrescere, abbiamo trovato una via di sviluppo nell’unione.
Ovvio la rete ci aiuta, e la distanza fisica è quasi una forza che ci porta a creare un nostro spazio collettivo.

Luoghi Comuni non è solo una vetrina per alcune tra le «migliori menti» della fotografia. Infatti sul vostro sito stilate una sorta di manifesto del collettivo e vi proponete di essere un punto di riferimento per la scena fotografica contemporanea: intanto, qual è secondo voi il «presente stato delle cose», soprattutto nella realtà italiana? Quale credete che sia il vostro ruolo, cosa, in pratica, volete cambiare o innovare?
I manifesti servono a far sentire una voce chiara, a dire come stanno le cose, almeno in partenza.
Più che come una vetrina partiamo come un cantiere, che lascia vedere il suo farsi.
Ci proponiamo, non ci mettiamo in mostra.
Spesso invece la fotografia è solo esibizione esteriore, magari facile e piacevole – noi invece partiamo da una struttura che vogliamo darci come scheletro comune, in grado di far riflettere piuttosto che far piacere, scolpire piuttosto che colpire.
Il fine è quello di dire che ci sono altre strade, che non necessariamente devono guardare solo avanti, e che vogliamo percorrerle, lasciando le nostre prove, simili a mappe, come esperienza reale, aperta al pubblico: educarci per educare, senza stravolgere nulla, innovare piuttosto, la rivoluzione è roba vecchia, solo nell’evoluzione possiamo trovare salvezza.
Per quanto riguarda la realtà fotografica italiana, tutti noi abbiamo avuto qualche esperienza al suo interno. Il fatto che quello che facciamo è un’ urgenza e questo dona sì veridicità e energia al nostro agire ma al tempo stesso arrivare a dover ricorrere all’emergenza per crescere non va mai troppo bene. Questo è dovuto assolutamente a un contesto (non solo fotografico ma che riguarda tutta la società italiana) che da diversi anni a questa parte non gode di ottima salute.

Ogni mese un nuovo tema. Per il primo progetto scegliete «La violazione dei luoghi comuni», per il secondo «2 Km di case». Come viene scelto il progetto del mese e come vi muovete nella realizzazione pratica? Quali sono, cioè, i limiti e le libertà del lavoro e della scelta dei diversi soggetti?
Il fatto che non vogliamo essere una vetrina ci porta a fare qualcosa di più complesso e partecipato che pubblicare semplicemente cose “belle” e già confezionate.
Quindi nel dialogo virtuale che costantemente teniamo tra noi facciamo scattare input, punti di interesse, idee sviluppabili, che poi trasformiamo in immagini concrete.
Immagini nuove, pensate per il tema, nate dai limiti tracciati da ogni nostra riflessione, ma libere nel lasciarsi interpretare.
Scrivete anche di voler raggiungere i venti membri: in che modo è possibile, se lo è, proporsi?
Certo che è possibile. Anzi, vogliamo evolvere inglobando altre “menti” interessanti.
Quando annunciamo il tema (project) sul quale stiamo lavorando in quel mese, chiunque può mostrarci il suo lavoro tramite submission alla nostra.
Le cose che più ci hanno interessato le rendiamo visibili sul sito, e nel caso adottiamo un nuovo membro.
Al momento siamo comunque dell’idea di fermarci negli “acquisti” una volta raggiunto il numero di quindici, semplicemente per semplici motivi di gestione e organizzazione, in ogni caso vedremo cosa accadrà in futuro.

Luoghicomuni punta a essere prettamente una realtà italiana o ha diverse aspirazioni?
L’atto di nascita vuole creare una realtà italiana e giovane, detto questo non ci dispiacerebbe se in altre nazioni prendessero il nostro esempio e si venissero a creare delle nuove cellule di Luoghicomuni, per avviare una sorta di comunicazione e confronto a livello internazionale, scambiandoci tutto quello che ne consegue, riteniamo che sarebbe davvero un esperimento interessante e motivo di grande arricchimento per tutti.
Quali sono i prossimi appuntamenti per Luoghicomuni? Possibilità di vedere voi e le vostre opere dal vivo?
Attualmente non abbiamo appuntamenti programmati perché è opinione di tutti noi quella di formare prima una solida e credibile base di partenza per poi procedere sereni secondo diversi “step”,  in crescendo.
L’obiettivo finale è quello di promuovere i nostri lavori attraverso esposizioni collettive e pubblicazioni cartacee. Abbiamo già iniziato ad organizzarci, con l’autunno metteremo fuori la testa da quello che speriamo essere un guscio resistente!
Infine a livello più concreto, proprio in virtù del nostro approccio fotografico, una cosa gratificante sarebbe quella di poter collaborare con realtà esterne alla nostra e anche alla fotografia stessa, per un obiettivo di ricerca comune, anche se tutto questo per ora rimane soltanto un piccolo sogno.

Questa domanda viene proposta molto spesso, ma forse mai a un gruppo tanto numeroso. Proviamoci comunque. Se Luoghicomuni fosse un film, chi potrebbe essere il regista, quali gli attori, quale la colonna sonora?
Luoghicomuni non è identificabile con altri punti di vista.
La ricerca di nuove visioni è al primo posto e come tale non prevede un punto di partenza lineare ma circolare.
Ognuno di noi ha le sue fonti di ispirazione, il film è ancora da girare.

C’è qualcosa che non vi è stata chiesta e che vorreste dire?

Comefossantani?

Ringraziamo tutto il collettivo Luoghicomuni, in bocca al lupo! E vi invitiamo a visitare il loro sito www.luoghicomunicollective.com