3perTe volume 4 – Giugno

Giugno è il mese della leggerezza, delle prime scottature sotto il sole e delle palpitanti cotte estive. Come sempre, noi di Enquire, andiamo controcorrente e vi proponiamo un 3perTE tutto fuorché leggero, attraverso alcune suggestioni cinematografiche che possano così aiutarci a definire meglio il lavoro di questi tre artisti italiani e rigorosamente indipendenti.

La prima proiezione avviene con i siciliani Nadiè. Se l’enciclopedia Treccani definisce, e non a torto, l’aggettivo fellinianocon riferimento alle particolari atmosfere, situazioni, personaggi dei suoi film, caratterizzati da un forte autobiografismo, dalla rievocazione della vita di provincia con toni grotteschi e caricaturali, da visioni oniriche di grande suggestione”, noi non possiamo che sintetizzare il mondo dei Nadiè, se non con questo attributo.
Il loro album, Questo giorno il prossimo anno, infatti, è un lungometraggio dalle tinte fortemente autobiografiche, nel quale convivono atmosfere provinciali con le speranze utopiche tipiche dei giovani d’oggi. Ecco allora comparire, sul giro di piano della seconda traccia, Franti, quel rievocare il passato attraverso una serie di figure retoriche proprie di quel cinema. Stesso discorso per l’angosciosa Roman Polanski, che attraverso la storia dell’omonimo regista, descrive la vita dell’uomo tipicamente inetto ed allo stesso tempo pieno di sé.

Dal senso di costrizione umana, resa con parole al vetriolo su suoni barocchi, passiamo alla seconda proiezione, quella di Corde Oblique, progetto solista del napoletano Riccardo Prencipe, dal respiro però decisamente più world. Il suo A Hail Of Bitter Almonds potrebbe fare innamorare qualsiasi sceneggiatore di movies epico-storici, con quelle atmosfere sospese tra il magico ed il remoto, senza mai cadere nel folk più prevedibile, anzi condendo il tutto con l’amore per la propria terra e gli aspetti musicali meno ostentati dagli artisti partenopei.

Lo stesso Riccardo Prencipe definisce la propria musica come “musica da film”: la strumentale Slide, ad esempio, si avvale tanto di sonorità etniche quanto di incursioni futuristiche degne del miglior cinema visivo, un po’ come accade con la opening track, A Hail Of Bitter Almonds, dove la voce femminile struggente racconta di attraenti scenari selvaggi. Questo discorso vale anche per Arpe di vento, un inno paesaggistico di ricongiungimento con la natura e che in essa vede la sola ed unica risposta alle domande dell’uomo, il tutto su una musica degna del miglior Patrick Wolf.

Il film degli Alchera, la terza proposta di giugno, rimescola le carte in tavola. Perfetti per un b-movie all’italiana, con la loro Discarica dei sogni raccontano il degrado sentimentale ed il deterioramento paesaggistico, come se la decadenza dell’uomo fosse strettamente legata al destino del paesaggio che lo circonda. Anche loro siciliani, come i Nadiè, contribuiscono assieme ai Corde Oblique a dar lustro al meridione da un punto di vista musicale, confermando l’attenzione per le tematiche ambientali.
Con la loro versione de La canzone dell’amore perduto di Fabrizio De Andrè ci fanno capire che la loro pellicola è capace di temi importanti, resi con un’immediatezza ed una semplicità tipica delle produzioni cinematografiche lo-fi. Stesso discorso per la conclusiva Tramonto petrolchimico, che affida a parole semplici e dirette un messaggio di forte attualità, scagliandosi contro ogni forma di inquinamento, il tutto mentre scorrono i titoli di coda, su parole non proprio rassicuranti. The End.