The MaxiemILLion

Quando si parla di fashion blog la mente va subito a blog curati da ragazze che raccontano il loro stile, il loro gusto e parlano quindi principalmente di moda femminile.
The Maxiemillion fa parte di quello “ristretto” gruppo di blog che s’indirizza al pubblico maschile nell’accezione dello street-wear. Gestito interamente da Massimiliano, uno che di streetwear ne ha masticato molto in passato, si occupa di recensire marchi attraverso la prova concreta dei prodotti e di indirizzare il lettore verso l’acquisto più saggio.
C’è tutto il mondo di Massimiliano qui. Tutto ciò che gli piace. Tutte le sue passioni.
L’abbiamo incontrato per farci raccontare cos’è The Maxiemillion

Come mai hai aperto The Maxiemillion, quando e perché?
The Maxiemillion è nato quasi per gioco. Il mio caro amico Luca Izzo che lavora in California per La Jolla Group un giorno mi disse di aver aperto un blog e mi spiegò le modalità di base e siccome Luca crede che io sia un mezzo genio mi ha spinto ad aprirne uno.
Dato che ho una certa dimestichezza con lo scrivere e ho fatto lavori freelance per skate magazine e siti online, ho iniziato questo esperimento alla fine del 2008.  Il mio blog si propone di dare aggiornamenti divertenti al mondo intero di quello che succede a livello urban intorno a me; questo è un po’ il senso.
È un blog dove faccio tutto io e parlo di quello che mi finisce tra le mani in un modo o nell’altro
Quindi l’impronta del blog proviene dal tuo lavoro ed il materiale immagino, anche.
Ma perché il nome “The Maxiemillion”?

L’idea nasce dal mio nome di battesimo con una sorta di accentuazione dell’ego, ma di base vuole essere un articolo che, posto prima del nome, gli da una sorta di peso da testata giornalistica come i nomi dei quotidiani americani:The Los Angeles Times, The New York Chronicles, The New York Times.
Confesso che è stata anche influenzata da uno skater che per me è un punto di riferimento: Chad Muska detto The Muska.
È un pro skater che ha fatto parlare di sé grazie alla sua determinazione e si è spesso ri inventato  diventando in un secondo momento beatmaker, socialite di LA in quanto amichetto di Paris Hilton, finendo per fare pure il dj da party vip
Dicci, quante visite fa il tuo blog?
Poche, purtroppo.
Perché sei molto di nicchia forse?
Sì, sicuramente anche per quello, oltre al fatto che sotto Blogger sei nascosto alle ricerche su Google. Non mi son ancora deciso ad acquistare il mio dominio, cosa che comunque mi toccherà fare e alla svelta.
Lo prometto: entro il 2011 comprerò il dominio. La world domination è dietro l’angolo! Comunque sì, il blog è di nicchia. Mi piace parlare di quello che mi pare come mi pare!
A proposito di parlare come mi pare, perché scrivi in inglese e soprattutto (a me pare) in un mondo molto slangato, sebbene tu parli perfettamente italiano? Non credi che utilizzare un linguaggio così difficile, per quanto sia inglese, sia controproducente?
Assolutamente. Da un lato è controproducente, ma è l’unico modo di essere autentico. Ho un background new wave e punk, che con lo skate è poi arrivato praticamente da solo all’hip hop e l’hip hop mi ha insegnato che l’obiettivo è essere originali. Ogni post è originale e quel che dico è detto con cognizione di causa. Spesso e volentieri cerco di indurre alla riflessione invece che spingere all’acquisto dei prodotti. Ci sono tanti blog che si copiano tra loro diventando dei freddi cataloghi la cui consultazione sfiora la noia, io desidero che il mio follower sia una persona divertente e con spirito critico.
Sto guardando il tuo blog  e mi sorgono varie domande. Prima di tutto, vedo una predominanza di streetwear da uomo, e la donna?
Io adoro le donne sia ben chiaro! Spesso ho provato ad inserire degli articoli anche femminili o quantomeno unisex, ma il problema è che raramente nelle mie mani finiscono degli articoli da donna. Ultimamente comunque con Kourtney Amber Rose, che mi fa da modella, facciamo degli scatti anche a cose unisex quali cuffie, occhiali, caps New Era.
Altra domanda che sorge spontanea: cos’è The Maxiemillion presents?
The Maxiemillion ha tre scopi: far divertire, informare e raccontare il mio mondo che è composto anche dalla vita notturna. Mi occupo di coordinare e promuovere dei parties dove Dj Lah, Joe  Cagliostro e altri suonano vinili principalmente. Di solito mettono del funk d’epoca o  robe da Studio 54 piuttosto che dell’hip hop classico. In un’ottica completamente DIY mi invento un nome per una serata, ne faccio il flyer in modo rudimentale con l’editing di Photobucket e fotografo la gente alle serate mettendo il tutto online su una gallery di Facebook.
Beh intraprendente! Dato che, come hai detto, il blog è incentrato su di te: la tua vita è influenzata molto dal blog? Viceversa?
Posso avere la presunzione di dire che, malgrado le sue lacune, il mio blog è vero e questo non è poco.
In generale la mia vita non è influenzata dal blog. Se posso dire di avere delle influenze vengono dallo skate e dalla musica.  Mi tengo aggiornato tramite le newsletter più che tramite i blog.
Di base ci tengo a dire che non ritengo che una persona sia più valida di un altro in funzione del “materiale” quanto invece dello “spirituale”.
Cosa pensi di tutti i blog che sono nati come funghi in questi ultimi anni? Ce ne sono molti anche nel tuo campo d’azione, quindi tuoi concorrenti, cosa ne pensi? Anche perché di cose ne hai viste, sei nel ramo streetwear e urban già da un po’ come hai detto.
Io mi son abbonato a Thrasher quando avevo 19 anni, via vaglia internazionale (non avevo carta di credito) e si mandavano i fax con le fotocopie dei versamenti, quindi la “massima accessibilità” di cui godono oggi i kids è un vantaggio che io non do’ per assodato.
Gli altri blog li guardo ma non ne vado pazzo, ritengo che siamo bombardati da informazioni e a volte, il restarne volutamente fuori aiuta a forgiare una coscienza individuale propria. Ci sono comunque blog che apprezzo come il blog di Move, uno dei miei primi supporters in assoluto, dato che a livello selezione abbigliamento sono totalmente in sintonia con il mio gusto. A proposito non perdetevi il loro progetto di linea di tee shirts limited Satan.
È veramente un concetto nuovo molto forte ma estremamente divertente.

Mi piace anche il blog di Sean Stussy , ha delle splendide fotografie e affianca tra loro oggetti in base al colore malgrado non abbiano alcuna affinità tra loro.

Altro blog che mi piace è quello di Chef Skateboards.

È vero, autentico sono un gruppo di amici che fa skate e quello è il loro diario.

Tornando alla tua domanda, mi spaventa un po’ quello che i computers hanno fatto sia nel campo dell’informazione che della musica. In quest’ultima vedo tanti esecutori e pochi artisti. Per quanto riguarda il rap è facile fare delle rime ma suonare originale è ormai un’impresa.

E per la moda?

Per la moda internet ha dato un input molto positivo invece, puoi avere degli update in tempo praticamente reale su quello che è disponibile e trovare tutto in un battito di ciglia ma questo è ormai un po’ dispersivo.

Tutti possono bloggare di tutto per quello tendo ad informarmi di più grazie alle newsletter, che è la notizia dalla fonte, piuttosto che leggerla su un blog e quindi avere la versione di qualcuno.

Secondo te il fenomeno dei blog o comunque il web 2.0 ha modificato l’approccio dei marchi streetwear verso i loro utenti finali? Credi che si siano massificati o che sfruttino il mezzo in modo asettico?

Se non fosse stato per i blog, determinati marchi non sarebbero divenuti oggetti di culto in tutto il pianeta dalla California al Giappone passando per l’Inghilterra. Alcuni blog si sono massificati, altri sfruttano il mezzo in modo più asettico.

In generale posso dirti che il fatto che il genere urban stia “tirando” e che quindi marchi di dubbia provenienza ci si stiano buttando dentro rifacendosi il make up e dicendoci “guardate, siamo urban” non mi sta bene del tutto.

Vuoi un esempio concreto? Le skate shoes hanno subito una rivoluzione nell’ultimo paio di anni diventando sempre più slim. Poi molti brands hanno proposto dei modelli che si rifacevano alle scarpe da barca. Ecco, trovare nei negozi urban delle scarpe di Sperry Top Sider è un conto che non mi torna. Non ne faccio una questione di qualità del prodotto ma di radici culturali, di appartenenza e di legittimità. Purtroppo domina una gran confusione e una ancor più una grande ignoranza ed è proprio da questo che nasce il mio bisogno di avere un blog.

Nel mio piccolo aiuto la gente a fargli capire cosa sta comprando, facendoli riflettere. Comprare è un po’ come dare un voto in politica, il tuo acquisto supporta una company.

Paradossalmente voglio essere la chiave d’accesso per capire perché è meglio acquistare un prodotto invece di un altro, mai forzando nessuno. Non ritengo di essere detentore di nessuna verità assoluta.

Recensisci molti brand, anche poco conosciuti. Secondo te quali sono i migliori brand urban emergenti al momento? Quelli che davvero hanno qualcosa da dire?

Sono innamorato di TLFI.  True Love False Idols  è questo nuovo brand di L.A. che ancora non è distribuito in Italia che si può collocare in un posizionamento immaginario, giusto per capirci, tra Diamond e Obey, passando per The Hundreds. Mi piacciono perché sono nuovi ma spiritosi e qualitativamente di livello. Dalle t shirt al cut and sew, assicurano di esserci su tutta la gamma.

Di rilievo è il cambiamento delle ultime stagioni di Irie Daily. Sono riusciti ad effettuare un passaggio delicatissimo da uno stile roots a un urban più pulito ed originale che li colloca sempre in quel posizionamento immaginario di prima tra  WeSC e Supreme Being. È sempre brutto paragonare, ma in qualche modo mi devo pur spiegare.

Altro brand che mi piace tanto è 10 deep, di N.Y.

È aggressivo, irriverente, molto vero e originale nelle proposte. Ha dei veri e propri trademark quali i capi con i patches che fanno quasi “divisa da lavoro” e poi mi piace il loro “10” scritto con la X, gli dà un impatto grafico naturale.

Poi Rocksmith Tokio ha unito il culto dei Wu Tang Clan con delle produzioni graficamente up to date e spiritose giocando su dei classici quali rime dei Wu Tang stampate come grafica o l’orsetto Polo Ralph Lauren vestito da Wu Tang fan che fa il segno della W con le zampe.

Mi piace in generale tutto ciò che è divertente nell’abbigliamento. Normale, no? Rispetta la mia indole.

This is it.

Sfera di cristallo: cosa vedi nel futuro del tuo blog, e nel tuo ovviamente?

Ci son troppe nubi di fumo nella mia sfera, la mia vision non è chiara. Ahahaha.

Al momento la veste grafica di The Maxiemillion è cambiata, ma il tiro dei post mi piace così e penso che non cambierà.

Mi interesserebbe che si sviluppasse un pelino di più a livello economico. Colgo l’occasione e ringrazio i miei sostenitori: Upper Playground, per essere sempre all’avanguardia rispetto alle proposte grafiche. Move, per esser un riferimento costante basato su gusto e amicizia. Lobster, per essere diventati i king indiscussi dello streeetwear italiano e Blast!, per tutto quello che è il loro universo skate, il più vero in Italia a livello di prodotto e di entusiasmo .

Vorrei comunque che più inserzionisti si relazionassero a me. È una crescita che possiamo fare solo se uniamo gli sforzi.

Nel mio invece di futuro non vedo niente di buono: gangsta rap made me do it.