La street art del Medio e vicino Oriente

Se è un fatto innegabile che ai tempi della cosiddetta primavera araba le rivoluzioni trovino la loro principale forma d’espressione su internet, grazie agli strumenti del web 2.0. come Twitter, Facebook e i blog, è altrettanto vero che i muri, i graffiti, rimangono comunque un mezzo d’espressione importante, nel Medio e Vicino Oriente.

In alcuni contesti i graffitti rappresentano la sofferenza di una nazione, in altri si tratta più di una ricerca d’identità. Qualunque sia il loro scopo, però, c’è un fil rouge ad unirli: l’abilità degli artisti di fondere la scrittura araba con la street art. Il risultato sono calligrafie sempre più sperimentali, che diventano parte integrante del disegno. A volte il “pezzo” è composto da una sola parola e sfrutta l’espressività grafica della scrittura araba.

A raccogliere alcuni degli esempi più interessanti di street art islamica ci ha pensato la casa editrice tedesca From here to fame. Il suo volume Arabic Graffiti, curato dal tipografo libanese Pascal Zoghbi e dal writer Stone aka Don Karl, è un vero e proprio viaggio lungo i muri della Palestina, del Libano, dell’Iran, del Bahrain, ma anche di metropoli occidentali come Parigi, New York, Londra, Berlino e Montréal.

Un viaggio fatto di fotografie, ma anche di saggi di esperti che analizzano gli elementi tradizionali, gli approcci moderni e i background socio-politici e culturali della street art del Medio e Vicino Oriente.

Il volume contiene le opere di: Hassan Massoudy, Malik Anas Al-Rajab, eL Seed, Hest1, Julien Breton, L’ATLAS, Aerosol Arabic, Native & ZenTwO, Zepha aka Vincent Abadie Hafez, Typism, Akut e molti altri.