Moda e minimalismo: un binomio contemporaneo

A Parigi una mostra, Les Années 1990/2000. Historie idéale de la Mode Contemporaine al Musée d’Art Decoratif (fino al 8 maggio), riprercorre tutte le tappe segnate dai grandi stilisti durante uno dei momenti storici più controversi. Un periodo fatto di estrema ricerca per il raggiungimento di quella perfezione sartoriale che sottostà ai principi del design minimale, funzionale ed essenziale su ogni cosa. Banditi i fronzoli, i volumi azzardati al limite della gravità. Annullate le evoluzioni e i virtuosismi. Tutto si pone sullo stesso piano, tutto diventa più semplice, indossabile super casual. Sperimentazione tecnica dei materiali, tecnologia. Forme essenziali e studi geometrici. Silhouettes lisce, dritte per quanto morbide ed avvolgenti si contrappongono a volumi irreali, quasi alieni. Il drappeggio ridotto all’osso. Yves Saint Laurent, Calvin Klein, Martin Margiela e gli altri designer di Anversa, Yamamoto, Chalayan, Jil Sander, Helmut Lang, Rei Kawakubo, Ralf Simons, Miuccia Prada e Karl Lagerfeld.

Alcuni tra i più grandi che hanno segnato quest’epoca hanno tratto ispirazion dalle forme pure, dalla geometria e dai precetti estetici di quella corrente artistica chiamata Minimal. Nata intorno agli anni’60 in America. La Minimal Art è caratterizzata da una visione semplificata dell’arte che comporta un ritorno alle forme primarie e ai colori puri. Il monocromo la fa da padrone e l’opera d’arte si pone come oggetto in sé in relazione allo lo spettatore e all’ambiente. La sua apparente semplicità nasconde però elementi concettuali profondi il ché ha reso questa corrente sostanzialmente elitaria.

Nel 2011 questa ispirazione, tipica degli anni ’90, torna attualissima e rinfresca le passerelle già da quest’estate (maggiormente lo farà nell’inverno prossimo n.d.r). Linee essenziali, colori puri, tagli geometrici, forme asciutte. I corsi e i ricorsi storici diventano estremi nella moda. Due libri raccontano questo legame: Minimalism and Fashion: Reduction in the Postmodern Era scritto dalla storica della moda Elyssa Dimant, uscito a ottobre 2010, e Less is More: Minimalism in Fashion scritto da Harriet Walker uscito a marzo 2011.

Entrambe le pubblicazioni ripercorrono le tappe cardine di questa fusione, riportandoci alla mente creazioni importanti. Il volume della storica Elyssa Dimant contiene la prefazione di Francisco Costa, direttore creativo di Calvin Klein Collection donna, e approfondisce il legame tra la moda, l’arte e la fotografia che si consolidò negli anni ’90 dando vita ad un gusto dedito alla pulizia estrema delle linee.“Il minimalismo è una questione di sicurezza e disinvoltura, ma non è facile da coltivare – ha commentato Francisco Costa durante la presentazione del libro – I suoi principi affondano le radici nell’accessibilità, nella pulizia e nel progresso. Un design minimale non è tanto una mancanza, quanto piuttosto un’opportunità per capire e celebrare la purezza della forma”.

Less is More: Minimalism in Fashion, cita palesemente una celebre massima dell’architetto e designer Ludwig Mies van der Rohe. Non è un semplice libro sulla Moda, ma è un’approfondita antologia sul minimalismo e sui designer che hanno adottato questi precetti. Il lavoro di Harriet Walker arriva fino ai giorni nostri parlando del Neo-Minimalismo portato da Phoebe Philo con Céline e dall’emergente Heikki Salonen. Arte, Architettura, Design e Moda, la riprova che gli anni ’90 non sono stati solo camicie scozzesi in flanella e superga.

Due volumi fondamentali.