3perTe volume 3 – Maggio

Maggio tricolore per il terzo volume di 3perTE, la nuova rubrica di Enquire. Tre artisti italiani (due gruppi ed una signorina) ci aprono le porte di mondi musicali ancora ignoti (ai più) ma non per questo impossibili da “raggiungere”; tre diverse regioni (Puglia, Friuli e Lazio) per tre modi di fare musica decisamente agli antipodi, a conferma del fatto che l’Italia sia un insieme di realtà differenti ma complementari.
Cominciamo col mettere la nostra bandiera sulla superficie “acquatica” di Valentina Gravili, che ci accoglie con il suo movimento “Balena nel Tamigi” che dà il titolo all’omonimo album, un movimento “virtuale” di cui si fa promotrice attraverso un’apposita pagina Facebook e che si prefigge di dar voce a coloro i quali si sentono smarriti.

Prendendo spunto dall’episodio della balena che nel 2006 morì arenata nel fiume inglese, la giovane cantautrice brindisina sfrutta questa sindrome di smarrimento comune a tante persone per dar vita ad un album tanto intenso quanto luminoso.

La speranza, contrapposta al disorientamento, è infatti l’ultima a morire, come si direbbe ascoltando L’uomo dei bonsai, la seconda traccia del disco, mentre la metamorfosi di Avvenne ad un tratto corrisponde col mutamento kafkiano dei giorni nostri che Valentina Gravili ambienta nella capitale romana. In B.B. (Brigitte Bardot, n.d.r.) troviamo un ospite d’eccezione: Enrico “Erriquez” Greppi della band fiorentina Bandabardò, il quale si è occupato delle parti in francese del pezzo (la collaborazione è nata dopo che la giovane cantautrice ha fatto da supporter al gruppo il cui nome è, guarda caso, un omaggio all’attrice ed animalista francese).

Piccola curiosità: sul sito ufficiale di Valentina Gravili, oltre ad una simpatica grafica a tema marino, troverete anche il link per scaricare gratuitamente l’intero disco. Contro ogni perdita dell’orientamento.

La seconda bandierina (tricolore) la piantiamo sul suolo con molta umiltà, poiché i prossimi artisti sono da considerarsi cittadini del mondo.

Stiamo parlando degli Arbe Garbe (erba cattiva, n.d.r.), commistione di vari artisti friulani, alla loro settima prova su disco: testi di grande spessore, sospesi tra giochi linguistici (paradigma della loro condizione socio-culturale) e vere e proprie confessioni folk che nemmeno i Gogol Bordello sono in grado di proporre, tra folk, appunto, jazz e punk, in un gradevole pastiche che è tutto un programma.

Per quanto riguarda le liriche, come dicevamo, si viaggia su terreni culturali elevati: dall’ode al giornalista attivista di Dos Pesos, ai versi rurali di Tornerai, sino alle canzoni in lingue non sempre comprensibili ai non-nativi (Une bugade di vint).

Non solo si rifanno a lingue minoritarie (il friulano ed il beneciano) per raccontare il loro mondo, gli Arbe Garbe si sono anche muniti di strumenti musicali non propriamente da classifica: tromba e fisarmonica sono infatti due degli elementi che li contraddistinguono. Ascoltare per credere, in attesa di vederli dal vivo con il loro  Arbeit Garbeit.

Con la nostra terza bandiera ci riprendiamo quello che ci appartiene: i romani About Wayne, che cantano si in inglese, ma sono nostri connazionali.

Ci propongono Rushism (il titolo rimanda al termine dello slang americano cui fa riferimento il cosiddetto “razzismo al contrario”) e lo fanno come piace a loro, tra pop rock e crossover, senza curarsi del leggero ritardo (quasi dieci anni) con cui sono arrivati sulla piazza, rispetto al genere musicale proposto dai loro colleghi statunitensi.

Cominciamo col dire che ci sono dei pezzi validi, soprattutto per la credibilità del loro inglese: se i Lacuna Coil sono riusciti a sfiorare la top20 della Billboard Album Chart nel 2006, gli About Wayne con pezzi come Bugs o V potrebbero anch’essi portare alto il nostro vessillo in quelle ostiche classifiche a stelle e strisce.

In realtà l’effetto sorpresa lo hanno riservato con la cover dei Beatles, Eleanor Rigby, lontana anni luce dall’originale e proposta in una versione dissacrante (e per questo peccaminosamente piacevole), con tanto di video ben prodotto, effetti speciali compresi. Il nostro “guilty pleasure” pre-estivo.