Sean Parker strikes again

Magari ai più il nome Sean Parker non dice molto, ma scommettiamo che tutti quelli che hanno visto The Social Network (il film di Fincher sulla nascita di Facebook) si ricordano di quel controverso personaggio interpretato da Justin Timberlake; per chi il film non lo avesse visto proviamo in poche righe a delinearne un breve profilo.
Parker è un ragazzo prodigio, figlio di un programmatore; inizia a programmare all’età di sette anni e da adolescente inizia a farsi conoscere nelle varie community dedicate agli hacker.

Quello che lo rende famoso è l’essere, tra il 1998 e il 1999, tra i fondatori di Napster, il software che ha reso il file-sharing e il download illegale della musica fenomeni di scala mondiale, contribuendo tra l’altro a diffondere e a rendere popolare il formato MP3, più leggero rispetto ad altri formati musicali e per questo motivo più velocemente condivisibile attraverso la rete, soprattutto se consideriamo la velocità delle connessioni dell’epoca.
Successivamente, Parker intraprende altre avventure imprenditoriali fondando Plaxo, un prototipo di social network che si interfacciava con Outlook, e Sequoia Capital, una società specializzata nell’avvio di nuove attività, che mette in contatto investitori e imprenditori, soprattutto nel settore dei new media. Lavora anche con Ram Shriram, uno dei primi ad investire in Google, con un passato in aziende come Amazon.com
Sebbene sia stato espulso dal Consiglio d’Amministrazione di Facebook e privato della carica di Presidente per la detenzione di cocaina, Sean Parker resta uno dei fondatori del social network più famoso al mondo, e ne detiene ancora il 7%. Il possesso di questa quota, seppur piccola, deve essere abbastanza remunerativo, considerando il fatto che in rete continuano a rimbalzare rumors sui suoi tentativi di acquisizione di una major discografica: la Warner. Nel mirino dell’ambizioso informatico, infatti, sembra essere finita niente meno che la divisione musica della multinazionale, uno dei colossi dell’editoria del settore, cosa che, visti i trascorsi del personaggio, comporterebbe un’ulteriore incentivazione alla digitalizzazione della distribuzione musicale.

Se le voci rimarranno tali, solo il tempo potrà dircelo, ma l’acquisizione del marchio Warner da parte del fondatore del diavoletto bianco con le cuffie sembra un’ironica chiusura del cerchio, oltre che un altro indice di quanto sia in crisi l’industria musicale.