Fotografia: Deborah Brugnera

Deborah Brugnera nasce in un paesino della provincia di Treviso nel 1989.
Fin da bambina nutre un forte amore per l’arte in tutte le sue forme. Si avvicina distrattamente alla fotografia, l’abbandona per dedicarsi al disegno e alla pittura, per poi riscoprirla e non abbandonarla più dopo essersi diplomata in tecniche grafiche pubblicitarie.
Attualmente vive e lavora in provincia di Venezia.

La fotografia per te è?
Partiamo bene. Questa domanda per me è tosta.
La fotografia per me è tutto e può sembrare una risposta banale ma non lo è. Fa parte della mia vita vedo il mondo in fotografie, perfino quando incontro una personale le stringo la mano e guardandola subito penso a linee, luce e quant altro. È una mania/ossessione. È una sospensione temporale, la mia, tutto si congela in quell’istante, ma esiste,  sempre lì sospeso.
La tua prima memoria fotografica?
Non credo sia la mia prima memoria fotografica, ma la più nitida risale a quando avevo otto anni. Scattai una miriade di foto a Verona e dopo averle sviluppate ricordo di averle mostrate ai miei zii, e ricordo perfettamente la madre di mio zio sfogliarle seduta sulla panchina e dirmi: da grande potresti fare la fotografa.

Come ti sei avvicinata alla fotografia?
Sorvolando sul fatto in sé, diciamo che ad avvicinarmi alla fotografia fu qualcosa di negativo, e difficile da capire e da conviverci, da bambina.
Casualmente in quel periodo mia zia mi regalò  la sua polaroid 600, quel semplice oggetto riusciva a distrarmi e a estraniarmi, mi piaceva molto, sfornavo parecchie istantanee per lo più senza senso. Insomma ero comunque una bambina e per me era solo un bel gioco.
Amo anche dipingere quindi crescendo misi da parte la fotografia per il disegno e successivamente per gli studi di grafica, per poi riprenderla successivamente.
La tua prima macchina fotografica?
Polaroid 600 sopra citata.
L’ultima?
L’ultima? Se intendi la mia macchina attuale una Nikon D60, se invece mi chiedevi l’ultima macchina entrata nella mia vita una Canon T90.

Che rapporto hai con il digitale?
Partendo dal presupposto che viviamo nell’era del digitale, diciamo che mi piace, mi ci trovo bene, mi piace scattare, scaricare tutto, ed immergermi subito nella post produzione; anche se amo l’analogico e si può notare anche dalle mie foto digitali che cerco sempre di analogizzare. L’analogico mi rispecchia molto di più: aprire la pellicola, sentirne il profumo, infilarla nella macchina e farla scorrere è un piacere immenso; inoltre anche se scatto in digitale non guardo mai le foto prima di scaricarle, dunque per me pellicola o cd non fa molta differenza, la cosa che mi preme è scattare.

Da fotografare: meglio un corpo femminile o maschile?
Entrambi. Adoro le linee dei corpi sia femminili che maschili, credo però che sia più complicato o,  almeno lo è per me, ritrarre un corpo maschile, a differenza del femminile più curvilineo e naturalmente espressivo e, proprio su questo sto cercando di migliorare.

Se esistesse il nobel per la fotografia tu a chi lo daresti?
Sarò scontata, ma dico Richard Avedon assolutamente.
Un fotografo italiano che stimi particolarmente?
Senza alcun dubbio Paolo Roversi, ammiro e adoro i suoi scatti.

La soddisfazione più grande da fotografa?
Riuscire a trasmettere alla gente qualcosa attraverso le mie foto, far partire in loro un ragionamento che va oltre l’immagine, a dare quel “qualcosa in più”.
Delusione invece?
Delusione è non riuscire a ricreare le bellissime immagini che ronzano nella mia mente, ho tantissime idee, ma varie limitazioni che spero di attenuare e superare per raggiungere il mio fine, ovviamente ci metterò tutto il mio impegno e lavoro possibile ecco.

I peggiori 50 euro della tua vita?
Beh, ne avrei da dire soprattutto buttati in vestiti ancora fermi in armadio, ma credo che i peggiori siano quelli che mi rubarono ad una festa, nemmeno il gusto di averli spesi.

Se la tua vita fosse un film, quale ti piacerebbe che fosse?
Sinceramente non vorrei che la mia vita fosse un film o, forse, devo ancora trovare davvero un film che mi rispecchi.
Un viaggio, dove?
Irlanda, mi affascinano quei paesaggi, quei colori, assolutamente un luogo che vorrei visitare.
Un film, un libro e una canzone.
Libro: Lire 26.900 di Frédéric Beigbeder.
Canzone: Don’t Think Twice Mike Ness.
Film: Oltre il giardino.

Una cosa che vorresti dire, ma che non ti è stata chiesta?
Beh non saprei, di solito sono io a fare le domande e non credevo che rispondervi fosse così dura hahahhaa e leggendo questa domanda ho un vuoto totale al momento qui dirò soltanto grazie a Enquire e a chi apprezza i miei scatti.

Altre foto di Deborah le trovate sul suo Flickr.