Arte/Fotografia: Gelso Nero

Valentina Mangieri, in arte Gelso Nero, nasce a Sassuolo il 23 Marzo 1987.
Fin da piccola si appassiona al cinema e alla letteratura, che diventeranno poi ricche fonti di ispirazione per il proprio lavoro.
Nel corso del 2006 inizia un percorso di ricerca visiva, e quasi per caso inizia ad utilizzare programmi di grafica fino a quel momento inesplorati. Nello stesso periodo, decide di creare un alter ego virtuale che possa rispecchiare le sfaccettature della propria personalità: nasce Gelso Nero.
Nel 2008 invece, ha luogo a Roma, la prima esposizione fotografica. Nel corso degli anni successivi collabora con progetti musicali nella realizzazione di copertine per album e artwork. Attualmente si sta dedicando a nuovi progetti fotografici.

La fotografia per te è?
È uno strumento attraverso il quale cerco di dare una personale reinterpretazione di quello che vedo, sento e mi circonda. Per questo motivo fatico ad accettare l’appellativo di “fotografa”.
Il mio lavoro consiste nel cucire insieme ciò che è reale con ciò che non lo è.
La tua prima memoria fotografica?
Sono sempre stata molto affascinata dalle vecchie fotografie, penso di avere una naturale predisposizione verso tutto ciò che è antico. Da piccola passavo ore ad immaginare quali storie potevano celarsi dietro a quelli scatti.

Come ti sei avvicinata alla digital art?
Dopo aver compreso di avere il bisogno di trasformare idee, emozioni e pensieri in qualcosa di tangibile e concreto. Ho iniziato ad assemblare, attraverso programmi di grafica fino a quel momento inesplorati, fotografie scattate in luoghi fisici, “modelle” di stock vintage di inizio novecento con elementi surreali. Con il passare del tempo ho affinato la mia tecnica, anche se continuo a sperimentare le varie opzioni digitali con l’aggiunta di procedimenti fisici e classici che applico direttamente sulle stampe. È un continuo scambio tra passato e futuro.

Nei tuoi lavori si riesce a percepire un forte legame con i vecchi film in bianco e nero e con i dagherrotipi; come nascono le tue creazioni? A cosa ti ispiri?
Le maggiori fonti di ispirazione per il mio lavoro, sono la musica e il cinema, in particolare l’Espressionismo Tedesco e le Dive del Cinema muto. Tra le principali ispirazioni sonore, la Musica Industriale e i cantautori italiani degli anni passati come Luigi Tenco e De Andrè. Ho un animo nostalgico, sono fortemente attratta dalla Storia, dalle ambientazioni, dal Costume e dalla Moda delle epoche passate.
La Dagherrotipia e tutti i tipi di procedimenti necessari per realizzarlo, mi hanno sempre molto affascinato. Nonostante io abbia completamente abbandonato lo sviluppo classico per quello digitale, tento sempre di riprodurre, attraverso i programmi di grafica, le caratteristiche di quel tipo di tecnica.
Come nasce “Monochrome”?
Monochrome nasce dall’esigenza di proiettare digitalmente sogni, pensieri e percezioni. I lavori che propongo in questo progetto sono una rilettura personale di ciò che già esiste, che possono essere definiti collage digitali, più che istantanee di un momento fisso nel tempo. Attraverso la creazione dei miei piccoli mondi in bianco e nero, tento di fornire impulsivi visivi affinché le persone che osservano il lavoro possano dare un proprio significato all’opera.

Da fotografare: meglio un corpo femminile o maschile?
Ho un’adorazione totale per le armonie del corpo femminile. Trovo racchiuda perfettamente tutta la delicatezza e la grazia che cerco di esprimere attraverso i miei lavori. Anche se non escludo in futuro di potermi dedicare ad una serie di progetti che abbiano come soggetto principale un corpo maschile.
Se esistesse il nobel per la fotografia tu a chi lo daresti?
L’elenco delle personalità, e delle rappresentazioni artistiche che mi hanno influenzato nel corso della vita è molto vasto, perché conoscere imparare ed approfondire il più possibile sta alla base della poetica monocromatica, ma se dovessi scegliere un fotografo in particolare, penso di non poter fare altro che assegnare un ipotetico nobel postumo ad Anton Giulio Bragaglia. Per quanto mi riguarda è il principale catalizzatore visivo e fonte di ispirazione.
Un fotografo italiano che stimi particolarmente?
Roberto Kusterle. Il progetto intitolato “Riti del Corpo” mi emoziona ogni volta che lo osservo.

La soddisfazione più grande da fotografa e digital artist?
Confrontarmi con le persone che si rapportano ai miei lavori, con gli altri fotografi e artisti, con chi ha delle critiche costruttive da espormi che possano in un qualche modo fornire nuovi spunti per il mio lavoro.
Delusione invece?
Non avere mai abbastanza tempo da dedicare alle sperimentazioni e ai progetti in cantiere. Sono ferma da qualche mese ed è frustrante non poter trasformare pensieri  e percezioni che mi balenano come lampi nella mente.

I peggiori 50 euro della tua vita?
I vari 50€ investiti in corsi di fotografia e sviluppo. Penso sia importante rapportarsi a questo mondo in maniera del tutto personale e naturale.
Se la tua vita fosse un film, quale ti piacerebbe che fosse?
Die Büchse der Pandora di Georg Wilhelm Pabst. Trovo una serie infinita di affinità con il personaggio principale interpretato da Louise Brooks.

Un viaggio, dove? In che epoca?
Senza il minimo dubbio, a Berlino durante la Repubblica di Weimar. Ho una vera e propria passione-ossessione per quell’epoca storica, che tento anche di inserire come ambientazione per i miei lavori.
Sto aspettando con ansia l’invenzione della macchina del tempo!
Un film, un libro e una canzone.
Per quanto riguarda la cinematografia, mi sento in dovere di citare Metropolis di Fritz Lang che è stato senza dubbio il primo amore visivo. Tra gli autori Anaïs Nin e Henry Miller, D’Annunzio, Orwell e Artaud. Al momento sto rileggendo Il libro dell’inquietudine di Fernando Pessoa.
Per quanto riguarda il sonoro: Almost a Kiss dei Throbbing Gristle e L’Ottico di Fabrizio de Andrè
Una cosa che vorresti dire, ma che non ti è stata chiesta?
Spero di poter continuare a collaborare con progetti sonori affini al mio mondo, e di riuscire a completare alcuni studi su un tema in particolare che mi ossessiona da tempo.

Ringraziamo Valentina per questa piacevole chiacchierata e vi ricordiamo che potete trovare le sue fotografie qui www.facebook.com/monochromeartgelso