Un tè con i Da Hand in the Middle

I Da Hand in the Middle sono una sorprendente band umbra.
Lo scorso settembre hanno autoprodotto il loro primo disco Shiver Animals Sensations. Registrato presso gli studi di Rokkaforte di Castiglione del Lago, con impegno, amore e fantasia; attraverso l’utilizzo di tecnologie digitali a noi completamente sconosciute, dicono Sentimiento Lopez Garcia Mundi e Jackie Komodo Dragon, due dei componenti della band.
Un disco che si muove tra atmosfere dal ritmo incalzante ed ironico, e momenti in cui si viene invece cullati dal coro. Pezzo dopo pezzo, l’album scorre via veloce, senza  mai creare momenti di noia. Ma la riprova di questa intensità non si manifesta solo dal disco, anzi la qualità maggiore dei Da Hand è quella di coinvolgere attivamente il pubblico (assolutamente eterogeneo), di saturare il palco di energia ogni volta che ci salgono sopra. È forse uno di quei gruppi di cui si direbbe sono una band live, di quelli che si riescono ad assaporare in toto soltanto quando li si ha di fronte. Sfrenati, riescono a far ancheggiare anche il più timido e depresso della sala (e hanno sempre delle bellissime giacche n.d.r).
Recentemente hanno vinto le finali regionali di Italia Wave e il prossimo Luglio si esibiranno a Lecce.
Ci abbiamo scambiato qualche chiacchiera.

Quando e dove si è formata la band? Vi volete bene?

La band si è formata nel 2009 a Montecchio (Pg), dove buona parte dei futuri componenti dei Da Hand esercitavano la pastorizia.

Sì, ci vogliamo molto bene.

Diteci qualcosa sul vostro nome.

Il nome deriva da un verso del rapper Jay-Z: “…wassup yo this ain’t no needle,  take dat damn hand right off da middle…”

Interessante. Parliamo invece del vostro primo album, Shiver Animals Sensations, cosa volete raccontare al pubblico?

Questo primo lavoro presenta un filo conduttore invisibile: abbiamo raccolto prima e messo in musica poi i racconti, le leggende che riguardano un mitologico maniero, la villa Almerico Capra, detta la Rotonda. Questo album rappresenta per noi quello che per De Andrè è stato Spoon River.

Fate uso di strumenti assolutamente non convenzionali, questo per scelta artistica, per mancanza di strumenti veri e propri o cosa?

Già in passato gruppi come i Violent Femmes o i Crickets di Buddy Holly si erano lanciati in un esperimento simile. Tuttavia la nostra scelta ha un fondamento socio-politico: lo stendino e le taniche rappresentano il nostro modo per essere vicini alle figure sociali maggiormente emarginate nel nostro paese, le casalinghe in particolare.

Avete scelto di cantare in inglese, perché?

Perché come dice il nostro tastierista “Baby Face” Chisky: L’italiano è la lingua della lirica.

Prima o poi comunque presenteremo un progetto dedicato alle più grandi arie dei maggiori compositori dello stivale. Fino a quel momento continueremo ad utilizzare un fluente american english. Hell yeah.

Perché sembra essere piuttosto importante avere nomi d’arte?

I nomi d’arte sono importanti poiché coprono le attività illecite di alcuni dei componenti.

Cosa ascoltate in questo periodo?

In questo periodo il nostro chitarrista Pear “Golden boy” Lafayette si è dedicato allo studio intensivo di Bach, coinvolgendo gli altri nell’ascolto di questo fantastico batterista.

Vi aspettavate che un progetto come il vostro potesse essere preso sul serio?

Sì.

Per altre informazioni, per ascoltare la loro musica e per seguirli www.myspace.com/dahandinthemiddle