Un tè con Fidia Falaschetti

Fidia Falaschetti è una forza della natura, in continua evoluzione. Scanzonato, ironico e irriverente propone una sua visione del mondo e delle cose, rivisita l’immaginario infantile, lo rende inquieto e colorato, superando contraddizioni e paradossi. Scuote la sensibilità di chi guarda le sue opere, diverte chi lo sta ad ascoltare (o a leggere, in questo caso).
Questo e molto altro nella chiacchierata qui sotto, tra NIKEmare e FreakyMouse, tra Bali e l’Italia.

Tre parole per definire la tua produzione, quali?
Esigente (da esigenza); fidiu-ciosa (da fidia+ucia o meglio, fiducia-speranza); ri[e]voluzionaria.
Leggiamo che nasci come grafico e passi, con il successo di critica e pubblico che tutti conosciamo, alla pittura. Una decisione maturata nel tempo o un improvviso cambio di rotta?
Cambio di rotta? Quando il mare è in tempesta e sei al timone con la paura avvolta intorno al collo e intorno vedi solo un inafferrabile senso di instabilità, arriva il momento in cui se vuoi vivere, e non sopravvivere, devi svoltare verso una ed una sola direzione. Per me, l’arte contemporanea in senso ampio (più che la pittura nello specifico) è stata la via decisiva per tornare a vivere appunto, a respirare intensamente, con le stesse paure, ma con una straordinaria capacità di rendere tangibili tutte le personali e collettive sofferenze, trasformandole in qualcosa di altro. Oggi mi può capitare di realizzare produzioni illustrate, ma la massa sociale che tali lavori “grafici” si propongono di solleticare è decisamente diversa. Devo comunque ai miei 15 anni come professionista gran parte delle motivazioni di oggi: le esperienze, le ricerche, i gesti e i modus operandi sono un bagaglio d’eccezione che non avrei ora, se non fossi passato per quella strada. Ho amato il mio mestiere, ma poi, sono stato completamente sedotto dal mondo dell’arte contemporanea, ed eccomi qua, avvinghiato tra le sue affascinanti e pericolosissime braccia.

Prendi personaggi della più dolce infanzia e li trasformi in Freaky Mouse, Sfianca-Neve, Donald Fuck: rivedi e correggi l’immaginario disneyiano in salsa moderna. Cinismo? Ironia? Cosa c’è nelle tue opere?
Sarcasmo forse è il termine più gettonabile. Dopotutto, marchio ogni mio lavoro con un remake del timbro del ministero italiano, modificato in “Ministero Sarcastico Autodeliberato”.
Sai, credo che l’immaginario collettivo che mi (e ci) ha cresciuto abbia delle grosse responsabilità rispetto a ciò che siamo oggigiorno. Prendere per i fondelli i personaggi della mia infanzia (ovviamente quella Disney è solo una parentesi legata ad alcuni pezzi) e farcirli di sagace ironia è una sorta di operazione di riqualificazione di un passato consegnato, illo tempore, nelle mani di grandi “manipolatori” sociali. Ritrovarmi adulto (o quasi) con questa meravigliosa e accessibile biblioteca pubblica di personaggi, non può che farmi venir voglia di metterci un piccolo valore aggiunto, molto spesso pro[e]vocatorio, punto di partenza di un augurabile dialogo collettivo. È un po’ come quando da ragazzi disegnavamo sulle banconote: vedevamo questi “valorosi” signorotti in filigrana, troppo seri e fasulli, e ceravamo di renderli più leggeri, a volte ridicoli, in sostanza meno importanti di quanto in realtà le necessità di consumo ci facessero credere.

Ci racconti qual è stata la tua più grande soddisfazione da artista? La più grande delusione, invece? Il progetto che non hai ancora realizzato e che vorresti realizzare?
Sarà banane, (oops banale), ma le soddisfazioni più grandi mi arrivano dalla gente comune, da quelli che apparentemente non hanno nulla a che vedere con il mondo dell’arte. È chiaro che il successo di alcune mostre in Italia e all’estero, lavorare con critici di spessore, ottenere anche dei riconoscimenti ufficiali, pubblicazioni, sono dei fattori di grande soddisfazione umana e professionale. Ma sentire un giudizio pungente, esatto, critico ma costruttivo, da un perfetto sconosciuto che ti contatta tramite la rete, senza neppure conoscerti di persona, beh questo è assolutamente straordinario!
La delusione? Quale delle tante? Maledizione, se non ci fossero! Da dove ripartirei per la scalata verso più grandi obiettivi? Sono certo che la delusione arriva quando abbiamo delle aspettative; il trucco sta nel non aspettarsi nulla al di fuori del tenere a mente, con sincerità e coerenza, cosa si vuole dire e dove si vuole andare!
Riguardo ciò che vorrei ancora realizzare, se lo svelassi ora, perderebbe la sua forza, no? Pazientate e presto arriverà, a sorpresa! Di certo, far arrivare l’arte contemporanea ovunque e a disposizioni di tutti.

Nikemare: “Il giorno in cui il basket ha salvato il mondo”. Uno special store re-fit che ti è stato assegnato. Come è nata questa collaborazione? Come si riesce a mediare tra le esigenze di uno store e quelle di un artista?
Quando i ragazzi di Nike mi hanno contattato ero già qui a Bali, in Indonesia, dove da inizio 2011 ho trasferito il mio studio e la mia produzione. Ci siamo trovati e sono partito per Milano per una settimana circa. L’idea di NIKEmare (da “nightmare” ovviamente) è nata dall’esigenza di trovare un punto di contatto tra un grande brand internazionale e le problematiche sociali che ci riguardano tutti da vicino. È interessante pensare a come, pur veicolati dall’aspetto commerciale di uno dei più grandi marchi di sportwear al mondo, si possa provare comunque a riflettere sulle condizioni umane. Dopotutto viviamo in un presente fatto di consumi, perché allora non cominciare a riflettere consumando?
“Il giorno in cui il basket ha salvato il mondo” è un sottotitolo in perfetto fitting, attribuito dagli ideatori del progetto video che trovate qui.
Sono stati tutti molto carini, ci sta tutto. Speriamo che chi entrerà nello Special store di Milano, potrà svegliarsi da ogni “incubo” che lo attanaglia ed entrare nel sogno, che ci vede protagonisti di una qualche rinascita sociale, perché no anche attraverso il basket!

Nuovi progetti e nuove mostre: cos’hai in preparazione?
Attualmente ho in cantiere la preparazione di due mostre personali qui a Bali, ed una per il prossimo autunno inverno in Italia. Quelli di Bali, saranno due appuntamenti molto diversi tra loro: il primo, si svolgerà presso il DEUS EX MACHINA. Il “DEUS”, è un progetto nato diversi anni fa in Australia, e attualmente presente con vari corner shops in molti paesi del mondo. Di base, “Deus” è un brand 60’s che trae ispirazione dalla realtà motociclistica e surfistica di quegli anni, ma parallelamente sostiene progetti artistici, tendenzialmente underground, con artisti internazionali. Ci siamo trovati, e insieme abbiamo deciso di realizzare questo solo show per giugno-luglio, nel headquarter di Bali, dove presenterò delle grandi stampe serigrafiche su carta in serie limitata, ed alcuni pezzi unici.
Il secondo progetto invece, è una doppia personale, site specific, a quattro mani, con un artista Indonesiano. Ne abbiamo parlato con Echo Nugroho, fantastico street artist di Yojakarta (Giava), che tra l’altro di recente ha anche rappresentato l’Indonesia alla biennale di arte contemporanea di Lione, Francia, che è però impegnatissimo per tutto il 2011! Qualora non riesca, ci sono strepitosi artisti in Indonesia con cui dialogare e quindi costruire la mostra. Intanto, il 5 aprile scorso al BIASA space di Seminyak (www.biasaart.com), ho presentato l’installazione e live painting “CUNTdown”, ospite della personale di Cahyo Basuki Yopi, artista anche lui proveniente da Yojakarta. Anche in questa occasione, condividere e collaborare per alcuni giorni in studio con Yopi è stata un’esperienza decisamente stimolante e i risultati si sono poi visti!

Parliamo di ispirazioni: quali artisti hanno creato o influenzato il tuo gusto estetico?
Indubbiamente, a livello inconscio, essere stato battezzato alla nascita con il nome di uno dei principali e più importanti artisti della Grecia del 400 a.C, ha avuto il suo decisivo influsso. Da lì, Michelangelo Buonarroti e Caravaggio mi hanno rapito in adolescenza, per poi consegnarmi ventenne, studente all’Accademia di Belle Arti, nelle mani di Duchamp, a pasteggiare Pop Art pensando a Haring, agli anni 80 e all’underground in ogni sua forma, e a come riuscire ad “urlare silenziosamente”, senza cadere nel manierismo di ciò che amavo! Ma non posso non ricordare Escher e la sua millimetrica, ineccepibile, sconvolgente tecnica; i muralisti messicani come Siqueiros e Rivera; i surrealisti straordinariamente impegnati e, certo, molti writer o graffitisti degli anni 80-90, come Mode2, Delta, Twist, RSC, che seguivo da ragazzino, con abiti larghi e con lo spray in mano, cercando di sorprendere come solo loro riuscivano a fare!

Artisti italiani: chi credi sia da tenere d’occhio?
Ce ne sarebbero moltissimi da menzionare, ma non posso esimermi da citare alcuni amici di mal formazione come Morgan Maggiolini (straordinario scultore), Marco Luzi (pittore deliziosamente onirico), Iabo (mai banale), Piero 1/2 botta, Nicola Alessandrini, Andy, “Stefanone” Bolcato, Francesco De Molfetta, Silvio Giordano, e ovviamente il ben più noto e caro amico Matteo Basilé (da vedere assolutamente il suo ultimo This-humanity), e poi Franko-B, Nicola Samorì.
Come si può sintetizzare la risposta a questa domanda?

Un viaggio, dove?
Direi Indonesia ora. Ma dico: Viaggio! Questo è l’unico punto da tenere bene a mente: VIAGGIO!
E poi, ovunque, ovunque se ne senta davvero, intimamente, il bisogno. Credo che ognuno abbia dentro di sé i germogli di un’ eco passata, che trova terreno fertile in alcuni luoghi piuttosto che in altri. Ho girato un po’ questo malaticcio pianeta e devo dire che, tolte le bende, è una meraviglia senza paragoni. Da ogni viaggio si torna più saggi, più grandi, più trasparenti! Una persona molto importante mi ha detto che chi viaggia vive due volte: sacrosanto!

Fidia in un libro, un disco e un film.
Su due piedi:
(Libro) Lotta di classe, di Ascanio Celestini. È straordinario. È semplicemente contemporaneo. È lo specchio di ciò che siamo oggi. Ascanio è un semplice geniaccio meraviglioso!
(Disco) Ora, senza pensarci direi Antony & The Johnsons, Thank you for your love.
(Film) Per citarne solo uno, altrimenti la lista richiederebbe un paragrafo a parte, Into the wild: è cominciato tutto da un’ esperienza molto simile!

Potete trovare tutte le sue opere su www.fidiafalaschetti.com