Fotografia: Nicolò Puppo

Nicolò Puppo nasce il 3 dicembre 1985. Dopo la maturità classica si dedica agli studi in Fotografia presso l’Istituto Europeo di Design di Torino, insieme a quelli universitari (interrotti e proseguiti da autodidatta) in Storia dell’Arte. Dopo qualche esperienza come assistente con alcuni fotografi milanesi, oggi vive in Liguria, sua terra d’origine, dove lavora come fotografo freelance, dedicandosi principalmente a progetti di fotografia alternamente legati al sociale e alla sperimentazione artistica.
Collabora anche con Kronoteatro, compagnia emergente nel panorama nazionale del teatro contemporaneo.

La fotografia per te è?
È quasi tutto. Mi salva dall’incapacità di esprimere l’inconscio in altre forme, forse. È una terapia, un modo per raccontare e raccontarmi. Ed un fantastico veicolo per conoscere persone nuove, condividere con loro storie, sensazioni. E poi semplicemente mi entusiasma… vederla, farla, pensarla.
La tua prima memoria fotografica?
Le mani delle persone. Una cosa che ho sempre registrato nella mente, fin da piccolo.
Come ti sei avvicinato alla fotografia?
Quasi per caso, avevo cominciato ad abbandonare la scrittura, una delle mie più grandi passioni in età adolescenziale. Non riuscivo più a scrivere e non me lo sapevo spiegare. Un giorno trovo in casa una vecchia macchina fotografica ed inizio a giocarci. Si è smosso qualcosa per fortuna.

La tua prima macchina fotografica?
Una Nikon EM a pellicola con montato un bellissimo 50mm.
L’ultima?
Canon EOS 5D
Che rapporto hai con il digitale?
Direi complice. Sono nato con un po’ di fotografia analogica e ne sono fiero per quello che mi ha insegnato a fare in fase di scatto e conoscenza della luce, ma devo dire che con il digitale ho trovato un’apertura creativa senza limiti, soprattutto se parliamo di studio e modulazione del colore, aspetti su cui punto monto per supportare l’emotività che cerco nelle immagini, e ai quali dedico intere notti incollato in maniera quasi morbosa allo schermo. Per il bianco e nero, che dire, sarà banale e opinabile, ma la pellicola resta ancora difficilmente imitabile.

Da fotografare: meglio un corpo femminile o maschile?
Se rimaniamo sui canoni esprimono messaggi diversi e forse non comparabili; io amo fotografare entrambi, sperimentare connessioni. Anche se sono legato fortemente all’immagine elegante di un corpo femminile.
Se esistesse il nobel per la fotografia tu a chi lo daresti?
Sarah Moon. Per la sua capacità di raccontare fotografando per se stessa. Le sue immagini e il suo modo di vivere lo scatto sono la perfetta sintesi di una poetica fotografica alla quale mi sento del tutto affine. Amo sempre citarla… “…ho sempre saputo che avrei dovuto chiudere gli occhi prima di aprirli e che il mio occhio, dal momento che sceglieva, non era più mio, non aveva la sua età, vedeva per la prima volta, scopriva quello che io riconoscevo nella mia anima e incoscienza. Così come ho sempre saputo che non sapevo cosa cercassi, che la caccia dominava sulla cattura…”

Un fotografo italiano che stimi particolarmente?

Non saprei dare un solo nome, ce ne sono tanti e molti di questi per fortuna sono della nuova generazione che cresce, ricchissima di talenti. In questo periodo seguo con ammirazione i lavori di reportage di connazionali che stanno ricevendo riconoscimenti importanti (l’ultima edizione del World Press Photo ne dà testimonianza).
La soddisfazione più grande da fotografo?
Vedere le persone emozionarsi di fronte ad una tua immagine, ad un tuo racconto.
Delusione invece?
Sentirsi trattato come una macchina da produzione, un semplice esecutore. Ed i no ricevuti, per quanto ovvio…ma quelli fanno bene, sono sempre uno stimolo a mettersi in discussione.

I peggiori 50 euro della tua vita?
Quelli persi, caduti dalla tasca. Ti insegnano a non far le cose troppo di fretta.
Se la tua vita fosse un film, quale ti piacerebbe che fosse?
Un film in particolare è troppo difficile da scegliere. Amo le scene singole, estrapolate tra i generi. Sicuramente mi incuriosirebbe farlo dirigere da Sofia Coppola e David Lynch, insieme.
Un viaggio, dove?
Giordania, e in generale tutto il Medio Oriente mi affascina. Ho comunque viaggiato poco in questi anni, quindi ho molte destinazioni tra le preferite. Voglia di reportage.
Un film, un libro e una canzone.
Sympathy For Lady Vengeance di Park Chan-wook, Il libro del riso e dell’oblio di Milan Kundera e Blue song Bologna Violenta.
Una cosa che vorresti dire, ma che non ti è stata chiesta?
Sono estremamente carente nella capacità di promuovere me stesso.

Il suo sito personale www.nicolopuppo.com