On2Sides: il mito della musicassetta

Pare proprio non ci sia pace per l’analogico, morto, sepolto, beffeggiato e ancora una volta fatto resuscitare: si pensi all’avvento tardo della lomografia, al tentativo – in parte riuscito – di rimediare alla morte prematura del cd con il vecchio vinile, o a qualsiasi altro device di prima generazione, ripudiato in un angolo dell’attico di casa vostra ed improvvisamente riesumato perché cool. Anche la musicassetta torna di moda post mortem e lo fa sfruttando il celebre difetto sonoro e pratico che ne ha decretato la sua prematura scomparsa a favore del digitale. Tutto ciò grazie al progetto della tape label cagliaritana On2Sides la quale, raccolto l’urlo disperato dei collezionisti tout-court, ha deciso di produrre i propri artisti sia in digitale che su nastro magnetico (in tiratura ultralimitata). Ad ora le produzioni sono tre, gli acclamati Everybody Tesla e due compilation – On2Side Sampler 1 e 2 – che sono soltanto un assaggio del progetto messo in atto da questo gruppo di ragazzi sardi. Noi li abbiamo incontrati per capire meglio l’essenza della loro idea, ecco cosa ci hanno risposto.

Cos’è una musicassetta?
La cassetta prima di tutto è un veicolo, molto economico, per pubblicare e promuovere la musica. Ma non solo. In un momento in cui la diffusione della musica in rete sta relegando in secondo piano l’acquisto del supporto, abbiamo individuato nella cassetta l’oggetto “emotivo” per definizione – quanti di noi sono cresciuti facendo compilation su “nastrone”, ad esempio? – che spingesse le persone ad affezionarsi di nuovo all’oggetto disco. Il progetto di On2Sides nasce, in fondo, non solo per pubblicare musica (che rimane l’aspetto fondamentale della label, ovviamente) ma anche per sperimentare sul design e sulla grafica. La cassetta è un formato particolarmente adatto. E poi c’è anche il lato romantico, diremmo “do it yourself” se l’espressione non fosse così abusata, dello stampare cassette. È quasi tutto fatto a mano: tagliare e piegare i booklet, attaccare gli stickers. Per le prossime uscite cercheremo di fare qualcosa di carino anche coi case, magari con confezioni in feltro, o in cartone.

In che modo è nato il vostro progetto e da chi è composto?

L’idea del progetto risale a due anni fa, ma solo l’anno scorso abbiamo deciso di dare vita a On2Sides. Nasce per iniziativa del sottoscritto (Andrea Tramonte, giornalista e speaker radiofonico, membro anche di un’altra label, Here I Stay) e di Simone “Arpxp” Deiana (producer, dj, graphic designer) insieme a Federico “Neeva” Orrù (musicista elettronico, illustratore e graphic designer, ora fuoriuscito da O2S per i tanti impegni) e Nicola Massa (fotografo). Abbiamo cercato di mettere insieme le nostre diverse competenze per dare vita a un progetto che fosse in grado di unire promozione discografica, creazione di “concept” party, sperimentazione sulla comunicazione in senso lato. L’idea fondamentale è quella di muoverci a 360 gradi anche nel campo della musica: elettronica e “rock” senza nessuno steccato, anche se probabilmente siamo più orientati verso la prima.

Non credete si stia abusando in maniera spropositata di termini come “indie” e “lo-fi” (ad esempio in America), attribuendoli senza criterio, quasi fossero sempre e comunque una garanzia di qualità, anche laddove non ve n’è alcuna?

Può darsi. Più che altro si è abusato del termine indie che ha perso il suo nucleo concettuale originale – il DIY, una certa etica discografica e musicale, alcune correnti e attitudini musicali in particolare – per finire appiccicato a qualunque cosa. Ha finito anche con l’identificare un certo modo di vestirsi e di porsi (come capita sempre, intendiamoci; il che non è necessariamente un male, musica e “moda” hanno sempre avuto un legame strettissimo). Per quanto riguarda il lo-fi, non credo che si usi il termine a sproposito. Negli ultimi anni c’è stata una rinascita dell’estetica lo-fi applicata non solo al rock o al folk (pensiamo a etichette come la Woodsist e la Not Not Fun, o a tutta la corrente del cosiddetto shitgaze) ma anche all’elettronica (vedi hypnagogic, chillwave et similia). Si tratta di alcune delle cose migliori uscite in questi anni. Poi a volte il lo-fi rischia di essere solo un espediente per mascherare la mancanza di idee, ma questo vale per tutto.

Gli Everybody Tesla sono sicuramente il nome di punta della vostra etichetta – pare che le recensioni sul web siano entusiastiche. Soddisfatti?

Molto. I Tesla sono la prima vera produzione O2S, dopo le compilation di presentazione della label. È una band su cui abbiamo investito energie e passione perché crediamo che abbia margini di crescita molto alti. È una band animata da persone curiose verso la musica, con un approccio ludico e divertito ma anche dannatamente serio. Ora stanno lavorando al disco vero e proprio e le prove realizzate finora sono ottime, quindi abbiamo aspettative molto alte per il risultato finale. E tra poco uscirà anche il primo videoclip, del brano che apre l’ep (Bee Twin Mountain), realizzato dagli ottimi ragazzi di Shibuya.

Fino ad ora avete prodotto il primo lavoro degli Everybody Tesla e due compilation che ci offrono uno spaccato musicale, dal rock all’elettronica, della bella Sardegna in musica. Progetti per il futuro?

Di sicuro il disco degli Everybody Tesla, che uscirà su cassetta (e non solo). Anche perché ora O2S darà vita alla seconda fase della sua storia. Continueremo a stampare cassette, ma c’è l’idea di aprirci anche al vinile (è allo studio una collana di sette pollici) e al digitale, con il progetto NoSides. Per il resto, continueremo a collaborare ad eventi (siamo stati partner della Red Bull Academy a Cagliari, del Seaside, festival di elettronica e musica contemporanea organizzato da Basstation, ospiti del festival di pratiche digitali chiamato Quit) e ne stiamo studiando alcuni realizzati interamente da noi.

A proposito, quale è la direzione musicale attuale della Sardegna? Ci sono artisti che vi piacciono in maniera particolare?

In maniera un po’ sintetica potremmo dire che negli anni 2007/2008/2009 c’è stato un enorme fermento all’interno della scena “indie” e garage, con tutte le band che, in un modo o nell’altro, ruotano o ruotavano intorno a Here I Stay Records e all’Here I Stay Festival. Ora quel periodo è in fase un po’ calante. Non tanto per la qualità musicale o per la rilevanza dei progetti ancora in vita (che è ancora elevatissima), quanto per il fatto che varie band non esistono più e ancora non si vede il necessario ricambio generazionale. Terrei d’occhio di sicuro i Dead Hipsters, una band nuovissima anche se composta da membri dei Raw Rave Groove (che sembrerebbero dei veterani perché sono in giro da diversi anni e hanno fatto anche un minitour con gli Afterhours, ma hanno un’età compresa tra i 18 e i 22 anni). Invece la scena elettronica sta producendo materiale ottimo proprio in quest’ultimo periodo. In entrambi i casi consigliamo di dare un ascolto alle due compilation, che pur non essendo esaustive forniscono un buono spaccato di quello che c’è stato in Sardegna nelle scene underground rock ed elettroniche in questi ultimi anni.

Se anche voi avete nostalgia della vecchia musicassetta o volete semplicemente allargare i vostri orizzonti musicali, potete deliziare occhi ed orecchi, andando sul sito di On2Sides www.ontwosides.blogspot.com