Trespass: l’arte del trasgredire

Negli ultimi tempi la street-art è diventata più visibile, più sofisticata, carica di senso. Gli artisti che praticano tale forma d’arte lavorano silenziosi, liberi, all’aperto, creando un contatto diretto con il contesto urbano e le persone che lo abitano.
Mai come ora, la street-art, aveva raggiunto una dimensione così importante nella storia dell’arte. Artisti come Blu, Shepard Farey, Bansky o Swoon hanno reso possibile un passaggio epocale di grandi dimensioni.

Trespass, edito da Taschen, racconta la “storia dell’arte urbana non ufficiale” attraverso più di 300 pagine, 150 artisti e centinaia di foto, alcune delle quali inedite e mai pubblicate.

L’atto del trasgredire, dell’andare oltre, ha radici lontane nella Bibbia e nel concetto di peccato.

In una logica urbana, metropolitana dove qualunque gesto non autorizzato, elaborato in un contesto pubblico va inteso come discorso politico-sociale.

Il graffito acquista, allora, una valenza carica di significato e gli stessi street-artist diventano dei veri e propri mediatori, in grado di dialogare attraverso immagini, scritte, segni con il contesto cittadino.

Trespass, nato dalle menti di Marc e Sara Schiller, coautori del sito Wooster Collective, traccia un quadro generale del fenomeno artistico street, dagli anni ’70 fino ad oggi, con il fine di vedere come i numerosi interventi estetici facciano parte di un discorso più ampio, di nuclei di idee e strategie.

Non c’è un filo logico o una mappa da seguire. Ogni artista è un discorso a sé, dove le differenti esperienze e ambienti culturali si intrecciano, influenzandosi a vicenda.