Fotografia: Eleonora Grasso

Eleonora Grasso è una fotografa ventiquattrenne Catanese.
Le sue foto dai toni tenui e morbidi e gli splendidi controluce che la caratterizzano ci hanno spinto a berci con un caffè fumante in sua compagnia.

Come ti sei avvicinata alla fotografia?
Il mondo delle immagini è sempre stato la mia più grande passione, il mio modo per comunicare.
Mio padre possiede una Minolta analogica e ricordo che da piccola ero molto affascinata da questa “magia” di poter catturare la realtà e imprimerla su qualcosa, morivo dalla voglia di usare la sua reflex e passavo ore a guardare le sue fotografie. A 8 anni ricevetti la mia prima macchina fotografica (una compatta) e iniziai a fotografare tutto quello che mi stava intorno (mia madre era disperata per il numero dei rullini che consumavo), inoltre collezionavo molti cataloghi di abbigliamento e editoriali di moda dei giornali che comprava mia madre.

Hai frequentato scuole/corsi?
Avrei voluto frequentare il liceo artistico, ma purtroppo nel mio paesino non c’era inoltre, per anni ho creduto che da grande avrei fatto l’architetto, per questo frequentai il liceo scientifico.
Una settimana prima della chiusura delle iscrizioni universitarie, cambiai idea e decisi di iscrivermi all’accademia di belle arti indirizzo grafico, per poter così studiare fotografia, anche se il corso in sé non mi ha insegnato molto, ho imparato quasi tutto da sola.

Che macchina fotografica utilizzi per i tuoi scatti?
Una Nikon D60.
Tra le tue foto spiccano molti controluce, come mai questa scelta?
Mi piace il modo in cui la luce sfuma i contorni, come se il soggetto apparisse dalla luce stessa; da l’idea di morbidezza, come una nuvola.
E io amo le nuvole, mi piacerebbe tanto sedermici sopra e viaggiare, se non fosse che non sono altro che un accumulo di particelle d’acqua sospese nell’atmosfera, quindi mi schianterei all’istante!
Probabilmente questa scelta proviene anche dal fatto che non sono un’amante del buio.
Bianco e nero o colori?
Assolutamente entrambi. I colori li amo tutti, compresi il bianco, il grigio e il nero.

Come descriveresti il tuo stile?
Distratto, soffuso, sognante e al tempo stesso colorato.
Il mio modo di fotografare è il mio stile di vita, è il mio modo di essere, di osservare il mondo, con lo stesso sguardo timido di una bambina che si guarda attorno immaginando una storia su ogni cosa; ma restando sempre in silenzio per non disturbare, per ascoltare meglio ciò che i luoghi, gli oggetti, gli sguardi hanno da dirle.
Un fotografo che stimi?
Solo uno? Ce ne sono veramente tanti, te ne cito solo alcuni: Tim Walker, Cate Underwood, Steven Maisel, Paolo Roversi, Gregory Crewdson, Nirrimi Hakanson.

Da dove trai ispirazione?
Dal mondo, dalle emozioni che qualunque cosa suscita in me, la natura, i suoni, i profumi, i colori. E poi la musica, il cinema, l’arte, i fumetti, i cartoni animati, i viaggi, i sogni. La mia mente non si ferma mai, ho sempre così tanti pensieri dentro la mia testa che a volte temo possa scoppiare.
Ti stai specializzando in graphic design: preferisci la grafica o la fotografia?
Amo tantissimo il graphic design e il design in generale. Ma è proprio per studiare fotografia che mi sono iscritta a grafica, era l’unico corso più vicino a casa che mi avrebbe permesso di tentare questa strada, quindi direi decisamente la fotografia.

Allora, un designer che prediligi particolarmente?
Bruno Munari, un genio.
Facci un saluto.
Góðan daginn, draumar (è islandese).

Ringraziamo Eleonora per il tempo dedicatoci e vi rimandiamo ad ammirare le sue belle foto su Flickr.