Fotografia: Dido Fontana

Dido Fontana è il fotografo che abbiamo intervistato quest’oggi. Nasce a Mezzolombardo (Trento), e non la si può di certo definire fotografia per famiglie la sua, ma se ne coglie l’ironia.
È in procinto di pubblicare il suo secondo libro fotografico, nell’attesa si dedica al vino rosso.
Un amico di Zurigo stava in questi giorni organizzando una mostra/conferenza in un Apple store quando dagli Usa arriva la notizia: Mr.Fontana isn’t family friendly.

Cosa ti ispira?
Mi piacciono le persone, gli esseri umani, gli odori e gli oggetti colorati. Mi piace il vino rosso. Quando riesco a mettere assieme queste cose tutto funziona e sono contento. Non mi piacciono molto i cittadini e la gente.
La fotografia è di famiglia. Primi ricordi?
La camera oscura col mio vecchio e qualche trucchetto, le sniffate di acidi e la magia dell’immagine che appare. Noia infinita durante il diapositive-show, allora avevo otto/nove anni, adesso reagirei in maniera differente. La puzza d’acido mi piace ancora. Il bianco e nero mi piace ancora.

Cosa rispondi a chi ti definisce sporco e grezzo?
Grezzo lo sono, sporco non so che vuol dire, non puoi riferirti al sesso quello mica è sporco. Prendo ciò che conosco e faccio foto di conseguenza, ogni tanto invento, ma lì la sparo grossa e mi sgami subito.
La tua attrezzatura cosa comprende e cosa non comprenderà mai?
I miei strumenti di lavoro sono il forte contatto con chi mi sta davanti e l’ambiente dove ci si trova in quel momento, sono molto veloce e non preparo quasi niente. Non metto in posa le persone, mi muovo assieme a loro.
Per la roba tecnica invece uso un po’ di tutto. Ho un armadio di vecchie Nikon, Leica e altri ferri ereditati, la pellicola è figa ma non sono un romantico, uso anche il digitale senza le masturbazioni tecnologiche del digitale, è comodissimo.
Le istantanee sono fighe e tutti fanno: oooh! Anch’io faccio oooh! con le istantanee. Mi scoccia dover sistemare foto in postproduzione quindi non lo faccio, dopo lo scatto la foto resta com’è. Se hai le rughe e la cellulite te le tieni. Se c’è il filo della luce in mezzo, resta lì.
Lo zoom è per complessati.
Anche il vino bianco non mi piace.

Stai organizzando un tuo showroom con festa su invito a Venezia?
Si, una figata. Organizza Madame Veronica Voltolina che è la regina dei salotti veneziani. Ha anche una bella galleria, ma abbiam pensato di esporre le mie foto nella sua casa: deejay set live, lo chef che prepara, un sacco da bere, Kelly Minogue sarà la madrina della serata. Stiamo cercando un esorcista. È un bell’incontro:  lei ha classe infinita, io zero classe ma un sacco di stile. Only RSVP, se volete venire scrivete qui: veronica.voltolina[at]tin.it

Oltre alla fotografia, di cosa ti occupi?
Dicono che io faccia fine-art photography and fashion. Mi piacciono le immagini. Faccio anche pesi.
Diciamo di aver capito il tuo stile, facci ridere: chi fotograferesti mentre cavalca un grosso maiale impagliato?
Trovo la tassidermia molto elegante, sta bene con tutto. Al volo ti dico, sopra il maiale una bellissima donna over 50 con taccazzi e faccia sbruffona.

A quali progetti stai lavorando?
Varie cose belle: sono sul mio secondo libro (il primo lo trovate qui: www.blurb.com), una campagna importante assieme a Claudio Bellin e Litodelta, e un calling da London che fa sempre bene. Oltre a ciò, a breve verranno stampate e messe in vendita delle t-shirt con le mie immagini, serie limitata: silk print anni ottanta tirate a mano, roba figa insomma.

Quanto pensi che Photoshop abbia abbassato la qualità della fotografia e aumentato la presunzione di chi sa usare il pc?

Ognuno ha il suo gusto. A me non interessano gli effetti speciali, tutti i miei strumenti di bordo sono puntati sul messaggio. Più alta è la definizione, l’intervento tecnico e tutti gli ammennicoli digitali, e più il messaggio fa schifo, è matematico. Il concetto te lo sviluppo in una curva se vuoi, ma mi esce il disegno di due tette.

Il suo sito personale www.didofontana.com