Fotografia: Federico Forlani

Federico Forlani nasce a Ferrara il 30 novembre 1989, dove attualmente vive e lavora.
Interessato da sempre alla sperimentazione e all’interazione di diversi linguaggi espressivi,  il suo lavoro spazia dalla fotografia alla video arte, dal videoclip al documentario.
Dopo numerose pubblicazioni nazionali e internazionali, tra cui Cassero Magazine, Ganymede Magazine, Try State Magazine, la copertina del romanzo Col senno di poi di Nicola Perilli, e dopo le collaborazioni teatrali per gli spettacoli A.L.I.C.E del regista Massimiliano Briarava Cossanti e per lo spettacolo La Stanza delle spose di Mirko Artuso, collabora da tempo con Mustafa Sabbagh, uno dei maggiori fotografi di moda internazionali.

La fotografia per te è?
Dall’esterno: un modo per allargare il mondo. Aggiungere un pensiero, estenderne un altro, oggettivare un’idea. Dall’interno: è testimonianza intima, una stretta breccia sulle relazioni, la traccia concreta dell’istante astratto del ricordo.
La tua prima memoria fotografica?
Mi piace ripensare allo strano stupore che provai di fronte alla prima stampa su carta di una fotografia importante. Era finalmente un oggetto che potevo toccare, distruggere con le mani – altra cosa un file da cancellare – era un oggetto  vivo. Non solo creatura, anche creatore.

Come ti sei avvicinato alla fotografia?
Mi piaceva scrivere. A forza di sintetizzare, ho comprato una macchina fotografica… Di una fotografia mi piace il nocciolo sintetico e impattante, la multiformità della sua esperienza.
La tua prima macchina fotografica?
Canon 400D.
L’ultima?
Canon 5D Mark II.
Analogico o digitale?
Lavoro quasi esclusivamente in digitale.

Da fotografare: meglio un corpo femminile o maschile?
Maschile, ma solo per naturale familiarità.
Se esistesse il nobel per la fotografia tu a chi lo daresti?
Difficile da dire. Quello della fotografia è un universo vasto, in continua espansione, pieno di enormi talenti che lavorano e si muovono in direzioni completamente diverse, parallele o contingenti, in cui è difficile delineare un’élite, o un preferito. Detto questo, mi sentirei di citere l’immortale estetica di Avedon, e la forza sempre stupefacente del lavoro di Ballen.

La soddisfazione più grande da fotografo?
Farne il proprio lavoro, quasi da non poter pensare ad altro.
Un fotografo italiano che stimi particolarmente?
Giacomelli. Ho visto a Les Rencontres d’Arles una sua mostra incentrata sul ritratto della sua terra: le Marche e i contadini marchigiani, dalla quale viene metà della mia famiglia. Me ne sono innamorato.

Che musica ascolti ultimamente?
Forse una domanda più adatta sarebbe quanta? È un ossessione. In questi giorni è tutto un Destroyer, Future Islands, Twin Shadow, Suuns, The Radio Dept. Aspetto con ansia il nuovo album di Wild Beasts.
I peggiori 50 euro della tua vita?
Un maledetto paio di scarpe indossate due volte, bellissime e scomodissime.

Un film, un libro e una canzone.
Spitited Away, Miyazaki. Ossi di Seppia, Montale. Bay of Pigs, Destroyer.
Progetti in corso/per il futuro?
Tanti! Mentre lavoro spesso su commissione, continuo con i miei progetti: sto pianificando cinque forse sei mostre nei prossimi mesi. Con ogni probabilità lascerò presto l’Italia per continuare a studiare. Pubblicità: per chi fosse a Bologna il 28 aprile, faccia un giro alla BTF Gallery!
Una cosa che vorresti dire, ma che non ti è stata chiesta?
Mi sono sempre chiesto come sarebbe essere di fronte a Marzullo che mi chiede “Si faccia una domanda e si dia una risposta”, ed ora che sono in una situazione simile mi viene in mente  solo questo.

Potete seguire Federico www.federicoforlani.blogspot.com