Un tè con Adriano Giotti

Adriano Giotti nasce a Firenze nel 1984. Alla laurea specialistica in Teoria della Comunicazione e Tecniche dei Linguaggi Persuasivi, segue il biennio in Scrittura e Storytelling alla Scuola Holden. Ha scritto, diretto e montato videoclip per Obsil, Interferenze, Pulse-R, Marla Singer e l’ultimo spot sociale per Telecom progetto Navigare Sicuri, oltre a video su commissione e cortometraggi selezionati a vari festival italiani. Attualmente lavora con Loading Lab, Kangaroo Film e Scuola Holden.
Abbiamo avuto il piacere di conoscere Adriano lo scorso Settembre, ad una serata di premiazione di un concorso letterario, e subito ci è parso un tipo simpatico, schietto, un concreto sognatore, di quelli che non demordono, nonostante la strada da percorrere sia lunga e tortuosa.

Come è iniziata questa tua passione?
Quando fai prima elementare e non guardi i cartoni animati, ma ore e ore di MTV, qualcosa di sbagliato c’è. Poi tuo padre compra una delle prime telecamere analogiche e t’innamori del movimento dei soggetti dentro il mirino in bianco e nero. Crei immagini così, senza sapere cosa farci, con quella sete di costruire la tua personale collezione di pezzi di vita. Inizi anche a fare fotografie con una vecchia Pentax, capisci come funzionano le ottiche e collezioni altri pezzi di vita. Ma ancora manca qualcosa, sì, perché quei pezzi li vedi, ma sono separati gli uni dagli altri, come tanti mattoncini di Lego, hanno colori e formati diversi, manca il respiro. Ed ecco che una copia pirata di premiere e l’handycam prestata dal tuo compagno di banco fanno il resto.
Adesso sei schiavo. Un perfetto schiavo della tua passione. Che in fondo è il guardare. Quello che hai iniziato a fare appena hai aperto gli occhi per la prima volta.

Il primo cortometraggio?
All’università, nel 2008, finanziato dal DSU (Azienda per il Diritto allo Studio), titolo Oblio. Adesso mi fanno ridere i dialoghi, mi fa ridere la situazione. Statico, teatrale… ma l’esperienza la ricordo con molta gioia, perché mi ha fatto conoscere meglio persone con le quali ho lavorato di nuovo in prodotti nettamente migliori: Nicola Raggi che ha curato la fotografia di molti dei miei lavori, Gianluca Gabriele che ha recitato nel mio ultimo corto e nel mio ultimo videoclip e Aniello Ciaramella che mi ha fatto da alter ego in un autofalsodocumentario su me stesso.
Cinema è quello che ci sta attorno.

Adriano da bambino, che faceva?
MTV e videogames. Caro vecchio Commodore 64!

Dei tuoi lavori sei anche sceneggiatore, come nascono le tue creazioni?
Un’immagine ti si stampa nella retina. E non la togli, puoi raschiare quanto vuoi, è inutile. Finché non la scrivi sta là. Così la scrivi e altre immagini ti assillano, scrivi anche quelle, in modo rigorosamente disordinato, perfino sulle braccia se non hai fogli bianchi a disposizione. Poi devi unire i puntini, trovare il disegno, il tema che si agita sotto. E ci sei. Ecco, hai un soggetto che diverrà una sceneggiatura. Ma scrivere la sceneggiatura è la parte meno divertente. E’ sul set che godrai. Una grande eccitazione collettiva.

Quali sono le inquadrature più difficili?
Non ci sono inquadrature difficili. Ci sono inquadrature che richiedono tempo e mezzi. Se hai tempo e mezzi, non esistono inquadrature difficili. Difficile è girare corti di 10/12 min in soli due giorni o videoclip in un solo giorno. Ma non mi lamento, è stata una buona palestra.

Il regista che stimi di più?
Stravedevo per Godard. Ma dopo la trilogia Elephant, Last Days, Paranoid Park, stimo più di tutti Gus Van Sant. Per come sa raccontare l’adolescenza, la giovinezza e l’essere nati dalla parte sbagliata del fiume. E per il suo saper essere splendidamente autore, come nella trilogia, ma anche esperto artigiano in film come My Own Private Idaho, Drugstore Cowboys, Will Hunting, Da Morire e Milk.

Adriano oggi, ha una giornata tipo?
Uno sceglie questo mestiere proprio perché odia le giornate tipo. Ogni progetto ti chiede di modificare il tuo stile di vita, di trovare nuovi equilibri, in linea con i tuoi personaggi, con l’emozione della storia, con la fase in cui è. L’importante è saper capire quello che è necessario, farlo vivere dentro di te.

Un libro, un film, una canzone.
Crash, per come ti entra dentro al corpo a ogni riga. Rusty il selvaggio, per ogni volta che vedi i pesci rossi con lo sguardo da isolato di Motorcycle Boy. Closer dei Nine Inch Nails, perché se ascolti le parole è una delle migliori canzoni d’amore che esista.

Il sogno nel cassetto?
Girare il lungometraggio che sto scrivendo. Il prima possibile. Come scrisse Fenoglio a Calvino a proposito della pubblicazione de La paga del sabato, “ne ho necessità morale”.

Adriano fra dieci anni: come t’immagini?
Non m’immagino. Odio invecchiare.

Potete scoprire molto altro su Adriano visitando www.vimeo.com/adrianogiotti