Sotto la lente: Bad Panda Records

Per via traverse, come sempre succede, veniamo a conoscenza di un modo nuovo di essere etichetta discografica, un modo che vuole sfruttare a pieno le potenzialità del web e dei new media: Bad Panda Records.
Una soluzione di comunicare musica, che rappresenta forse una delle possibili risposte a misteri ancestrali tipo: Come mai il cielo e blu? oppure Come mai la gente continua a scaricare illegalmente la solita robaccia con tutta la buona musica che si può ascoltare e anche scaricare gratuitamente?
Bando alle ciance, parliamo direttamente con Claudio Gallo e soci per capirne di più.

Leggiamo Bad Panda e non possiamo fare a meno di chiederci: perché questo nome?
Perché il nostro panda ha avuto una mutazione ed è uscito fuori un po’ più arrabbiato del solito, come al solito, la colpa è del contesto nel quale vive.

Come e quando nasce?

L’idea del singolo settimanale nasce durante un viaggio in un paesino sperduto, tra Lituania e Lettonia. Molte cose nascono per caso, durante i viaggi, no?

Un’idea italiana, che parla in lingua inglese. Perché?

Perché forse così è più facile essere ascoltati. E anche perché, l’idea è italiana, ma chi mi aiuta è adesso sparso tra California, Francia, Germania e Islanda.

Che target di riferimento avete, chi sono i vostri abituali lettori/ascoltatori?

Chi vive la musica come una passione, chi non si limita ad uno stile musicale e ha sempre voglia di scoprire nuove cose.

Come scegliete gli artisti e la musica da promuovere? Qual è insomma il criterio che vi fa dire, si questa è musica da Bad Panda e magari quest’altra no?

Generalmente è l’orecchio a decidere per noi.

Nella carrellata di artisti che promuovete e supportate, di italiani ce ne sono pochi. Come mai? C’è un vostro disinteresse per quello che avviene nel nostro paese, o più semplicemente perché a contattarvi sono più spesso artisti stranieri?

Onestamente siamo aperti a qualsiasi tipo di musica e provenienza e ci fa sempre molto piacere sostenere gli artisti che abbiamo in casa. Piuttosto, forse gli italiani erano un po’ più scettici di quelli stranieri nei nostri confronti. In ogni caso, il primo album in vinile è di Dumbo Gets Mad, un italiano di cui siamo veramente orgogliosi.

L’artista o la band che più vi ha entusiasmato?

Tanti, troppi per lo spazio di questa risposta. Però ricevere a casa un cd dal batterista dei Godspeed You! Black Emperor dal Canada è stato incredibile.

Sul vostro sito tra i vari link troviamo Street Team. Cos’è?

È un team di “fedeli” che vogliono aiutarci a diffondere la nostra musica e le nostre idee tramite qualche iniziativa simpatica. Per esempio, si sta pensando di organizzare in futuro dei concerti improvvisati, sulla scia di Prodezze Fuori Area.

We like mp3 but vinyl is our first love. Possono coesistere entrambe le cose o inevitabilmente l’uno prende il sopravvento sull’altro?

Per quanto mi riguarda, direi che possono coesistere tranquillamente. Gli mp3 sono fantastici per scoprire progetti musicali nati pochi giorni prima. Mentre la gioia dell’attesa di scartare un vinile, metterlo sul piatto e posare la puntina non è paragonabile a nessun play del mondo.

Music and industry makes a bad combination. Noi siamo dell’avviso che la cultura e l’industria (o almeno il sistema industriale a cui ci hanno abituato) più in generale siano una cattiva combinazione. È poi così difficile anteporre il buon senso al profitto? O è addirittura impossibile avere un profitto eticamente corretto provando a proporre qualcosa di nuovo?

Credo che qualsiasi tipo di espressione creativa, come la musica, abbia un valore e una funzione troppo profonda per essere trattata come un’industria. Entrando nell’ottica dell’industria, è normale che si metta il focus sul prodotto piuttosto che sull’esperienza, studiando le tendenze del mercato e sacrificando significato, integrità ed espressione. A questo punto molto dipende dall’onestà intellettuale degli addetti ai lavori.
Profitto eticamente corretto: qualche indie ci riesce (ma molti, no). Noi abbiamo iniziato a provarci.

Quanto è difficile mandare avanti un progetto come il vostro? Quali sono le difficoltà maggiori che vi trovate ad affrontare, giorno dopo giorno?

Credo che la difficoltà maggiore sia data dalla burocrazia. A volte mi domando se stiamo ancora trattando di musica.

C’è Bad Panda, ma parallelamente anche Stereomood. Due servizi gratuiti, accessibili e fruibili da tutti. Siete mica allergici al denaro? Battute a parte, cosa vi spinge a fare tutto quello che fate?

La passione. Siamo molto critici con noi stessi e stiamo cercando modelli di sostenibilità che mantengano la reputazione. Profitto eticamente corretto, come dicevi tu. Una scommessa difficile, ma non impossibile.

Cosa ci riserverà Bad Panda per il futuro, quali sono progetti su cui state lavorando?

Far produrre il prossimo album alla gente, attraverso una piattaforma di crowd-funding, come ad esempio ulule, e a modelli alternativi per quanto riguarda la distribuzione degli album.

Non per imitare Marzullo, ma se c’è qualche domanda a cui vi avrebbe fatto piacere rispondere o qualcosa che volete farci sapere, noi siamo pronti.

Ci avrebbe fatto piacere rispondere alla domanda: Perché Creative Commons?

E rispondere: perché ha trovato delle valide soluzioni a delle leggi che sono vecchie e anacronistiche, rispetto all’era digitale in cui viviamo.
E ricordare che cantare Happy Birthday to You in pubblico viola le leggi del copyright attuali (a meno che non vengano pagate le royalties). Si pensa che la canzone provenga da due sorelle americane che gestivano un asilo nido a fine 1800 e ancora oggi Warner (che ha acquistato la società che registrò la canzone) continua a ricevere da film e simili una cifra come due milioni di dollari l’anno solo per questa canzone. Considerando che le due sorelle sono morte ottanta anni fa, c’è da chiedersi a chi sono finiti e a chi finiscono questi soldi.
Negli anni quaranta, Walt Disney prendeva ispirazione dal pubblico dominio per i suoi personaggi ed era considerato un genio (del mash-up, aggiunge qualcuno), negli anni ottanta invece la Walt Disney Corporation otteneva la modifica della legge tutelando, per le corporations, il copyright a 95 anni dopo la morte dell’autore. In pratica ora la Walt Disney Corporation controlla che non si faccia ciò che ha reso famoso il suo stesso creatore, tramite simpatiche cause legali.
E pensare che lo scopo per cui il copyright fu creato era: To encourage a dynamic culture and to provide widespread, affordable access to content for the public.
Appare chiaro che, l’unico interesse di coloro che controllano attualmente il 90% della nostra cultura, RIAA e MPAA, è quello di mantenere a tutti costi il business model che ha reso ricche queste corporations.
Il processo di creazione e ricreazione della cultura è sempre esistito dall’inizio della società umana, ad eccezione di un solo secolo: il nostro. In questo secolo la cultura è diventata read only e i fruitori sono diventati consumatori.
Con Internet e Creative Commons, per fortuna, sta emergendo una nuova generazione di utenti che è allo stesso tempo consumatore e produttore (illegale, considerate le leggi in vigore del copyright) di nuovi contenuti.
Questo è il contesto in cui è cresciuto il panda cattivo.

Quello che è venuto fuori quindi è più un panda incattivito che cattivo, figlio dei tempi adatto e adattatosi alla giungla dell’editoria musicale. Potete seguirli www.badpandarecords.wordpress.com