Italian Graffiti: Ryts Monet

Guess who? Ryts Monet is comin’out! Get ready for him!
Un video/artista italiano e graphic designer che è partito alla conquista della 15esima edizione della Triennale di grafica di Tallin (Estonia). Enrico vive a Venezia, dove ha portato a termine i suoi studi (iniziati con un diploma in
Multimedia Graphic Design al C.S.G. di Udine) conseguendo una laurea in  Arti Visive presso lo IUAV di Venezia, dove ha anche studiato Visual Communication. Ho deciso di intervistarlo perchè chi reinterpreta le copertine degli album dei Black Flag servendosi di immagini provenienti da quotidiani locali merita tutto il nostro interesse!

Come definiresti la tua arte?

È difficile definire la mia arte, esistono dei punti chiave nei miei lavori intorno al quale si muove la mia poetica: la comunicazione è un elemento importante da sempre. Sia nei graffiti che nell’illustrazione ho sempre cercato di stabilire dei riferimenti visivi molto diretti, prima con le forme, i colori e con i riferimenti simbolici poi con i materiali, con le tecniche e con i supporti sul quale realizzo le mie opere.

Sicuramente c’è della provocazione nei miei soggetti, che spesso arrivano a caso, generati dall’ istinto a volte da una riflessione più meditata.

Quali erano i tuoi sogni e le tue speranze quando eri bambino?

Ho sempre sognato di lasciare un segno nella mia vita e in quella degli altri, i miei idoli da bambino erano gli eroi del comunismo e le Rockstar morte dagli eccessi.

Da bambino ho sempre sognato di diventare una persona rispettabile, indipendente, di poter viaggiare molto e fare esperienze.

Da adolescente però mi immaginavo a 25 anni in una vecchia auto blu fiat con un lavoro da impiegato e con una vita più o meno stabile, forse per la poca stima che ho sempre avuto nelle mie capacità.

Ora ne ho quasi 29 non ho uno straccio d’auto, e non solo perché vivo a Venezia, la mia vita mi sembra sempre appesa ad un filo o all’esito di un concorso per esporre probabilmente gratis da qualche parte, ma mi sento talvolta felice e appagato. Non mene frega niente di fare l’impiegato, odio gli impiegati, mi dedico solo a ciò che mi piace fare con un minimo di sbattimento per pagarmi spese e opere.

Potresti definirti un viaggiatore culturale?

No, non mi definirei un viaggiatore culturale, primo perché ho girato solo per paesi capitalisti, al massimo dell’ex unione sovietica.

Se vogliamo invece usare il termine viaggio in senso metaforico in riferimento alla mia arte neanche, tutto ciò che genero è ciò che mi sta intorno, i miei lavori parlano di cristianesimo, consumismo, libertà (più spesso negata che concessa) ciò che faccio non è altro che assorbire, metabolizzare e rigettarlo.

Il mio unico viaggio culturale è in Italia in compagnia dai suoi mostri.

Cosa ne pensi della situazione dell’arte italiana ad oggi?

Penso che ci sia moltissimo da fare, a volte credo che non ci sia più speranza, se sei un giovane artista in Italia ti consiglio di: trovarti un lavoro part-time che non ti dia da pensare, di armarti di tanta pazienza, di imparare bene l’inglese e di non invidiare mai il tuo vicino di casa quando si comprerà il televisore al plasma, è un lavoro che paga poco e in modo incostante.

Le istituzioni pubbliche sono poche e spesso legate a degli schemi che non hanno nulla a che fare con la “giovane arte”, hanno paura di investire e di credere veramente nei giovani.

Le istituzioni private, purtroppo sono poche e forse hanno ancora più paura di investire nei giovani.

Le associazioni culturali, non-profit, ci sono, danno spazio, ma purtroppo non pagano mai.

Pessimo a parte mi sembra difficile, l’imbuto è stretto, la meritocrazia è molto difficile da affermare. Però vale la pena resistere, io la vedo un po’ così: in un clima di crisi come quello in cui viviamo, forse non varrebbe la pena investire la propria vita inseguendo la carriera per poi ritrovatesi disoccupati tra 10 anni, se un giovane sente la necessità di fare arte, che la faccia e basta, le soddisfazioni prima o poi arriveranno, ma bisogna dedicare tutto se stesso ed imparare ad ingoiare subito il boccone amaro e andare avanti.

Cosa ne pensi della frase di Platone quando dichiara: dobbiamo bandire l’arte dalla nostra città ideale?

Per quanto ricordo, Platone intendeva escludere alcune arti dalla città ideale poiché ritenute diseducative per la popolazione, forse in una città utopica e perfetta come quella che lui teorizzava non ce n’era bisogno. Ma per quanto mi/ci riguarda, nella società in cui noi viviamo nulla è perfetto, anzi, sempre più spesso uno dei ruoli dell’artista é proprio quello di aprire gli occhi alla popolazione.

Credo che abbiamo un ruolo di responsabilità nei confronti delle masse, poiché possiamo in qualche modo educare visivamente e trasmettere emozioni o concetti, scegliendo il linguaggio che riteniamo più opportuno.

In Italia, andrebbero banditi piuttosto molti giornali spazzatura e soprattutto la televisione! Oppio per le masse.

Sta letteralmente rincoglionendo generazioni di persone, la cosa più inquietante è che sta rendendo zombie i nostri genitori, i nostri nonni, persone forse più vulnerabili.

No, l’arte non va bandita, ma andrebbero banditi i talk-show, i telegiornali, i programmi su mtv, per me dovrebbero trasmettere solo cartoni animati e film dessé.

Tu vesti alberi per la tua installazione investiture for a tree.  Pensi che il travsestimento possa rappresentare una forma di difesa per della nostra identità?

Vestizione di un Albero, parla della memoria, di benevolenza e di spreco, non credo che gli uomini contemporanei dovrebbero identificarsi nelle piante. Al contrario io vedo l’uomo (quello occidentale) come un tumore per il pianeta, lentamente lo stiamo logorando con le nostre metastasi, gli animali e le piante sono le vittime. La natura è il sistema immunitario del mondo, cerca di riparare ai nostri errori, ma noi siamo più veloci a distruggere.

La vestizione è eseguita con vestiti di scarto provenienti dai centri caritas, abiti spesso in ottimo stato, ma scartati. L’opera per me é una sottolineatura, evidenzia una parte del nostro mondo che troppo spesso viene ignorata.

Sei stato selezionato per la Triennale di Grafica, a Tallin (Estonia). Ce ne parli?
È stata un esperienza appagante per molti punti di vista, la Triennale di Tallin si svolge al KUMU art museum, un architettura contemporanea premiata nel 2008 come la più bella struttura museale d’Europa inoltre si trova all’interno di un bellissimo parco pieno di alberi.

La 15 Triennale della Grafica di Tallin in realtà a poco a che fare con la grafica intesa come arte applicata e molto di più in senso lato: c’é fotografia, videoarte, installazioni, libri d’artista, pittura, collage, illustrazione di tutto!

Il tema e titolo della mostra quest’anno è For Love Not Money, io ho portato il mio chickenburger con un ramoscello d’ulivo in bocca, un illustrazione molto semplice e diretta, l’ho intitolata Free as a Bird (cit.).

L’opera oltre ad essere esposta all’interno della mostra verrà installata da questo mese su un cartellone pubblicitario in autostrada, lungo la linea che collega l’aeroporto con la città.

L’impressione che ho avuto e che da quelle parti abbiano più fiducia nella giovane arte e che la meritocrazia li paghi.

Tallin quest’anno è capitale europea della cultura, la mostra è gratis, i voli costano davvero poco con una compagnia low cost, fa freddo, ma è secco quindi assolutamente sopportabile, la città è piccolina e molto accogliente, le birre sono buonissime, il cibo è semplice ma buono, la vita costa poco meno che qua e internet è free, fateci un salto, anche solo per un week-end, lo consiglio!

Hai recentemente vinto anche il Mediterranean Design Contest, te lo saresti aspettato?

No, non me lo aspettavo, sapevo che avrebbero partecipato migliaia di artisti e designers da più di venti nazioni dell’area mediterranea e che avrebbero selezionato solo una decina di finalisti, una percentuale davvero bassa!

Inoltre é un concorso internazionale di design, credevo mi avrebbero snobbato, ho sempre l’impressione che i designers mi giudichino naif, sono molto più attenti all’impaginazione, alle regole formali, alla tecnica, cose che per me non sono fondamentali.

L’opera con cui ho partecipato si intitola Black Tide Propaganda, fa riferimento al disastro petrolifero cominciato lo scorso aprile in Luisiana, sono tre manifesti serigrafati a mano con inchiostro nero.

Durante lo sgorgare del petrolio, ho pensato di creare queste immagini e di affiggerle in giro per la città di Venezia, la piattaforma petrolifera esplose nella località di Venice, Luisiana, ma nella laguna di Venezia in Italia abbiamo un gigantesco petrolchimico, forse altrettanto pericoloso. In una notte ho affisso circa 50 manifesti per tutta la città, la mattina dopo erano spariti quasi tutti, l’intento era provocatorio, quindi si può dire che abbia funzionato. Le illustrazioni le ho stampate su dei manifesti di scarto recuperati da un autolavaggio della ESSO, in alcune di esse si può vedere chiaramente il logo della multinazionale.

È un lavoro molto provocatorio non pensavo che l’avrebbero scelto tra i 12 finalisti.

ha, nel caso alcuni di voi non lo sapessero poco dopo il disastro, la British Petroleum, l’azienda responsabile, ha dichiarato di voler trivellare il fondo del Mar Mediterraneo a 20 Km dalla costa della Sicilia.