Un tè con Il Rumore del fiore di carta

Correva l’anno 2002, quando dall’incontro/scontro tra delicatezza e rumore, tra analogico e digitale, tra luce e ombra, in una continua danza di opposti nascevano Il Rumore del fiore di carta.
Siamo a Campobasso e loro sono cinque ragazzi, Antonio Giambattista (keyboards, synth, electronics), Nazario Graziano (guitars), Alessandro Mastrocola (bass, trumpet, flugelhorn), Luciano Mastrocola (guitars) e Alessandro Salzmann (drums, keyboards), uniti da evidenti affinità intellettuali e una forte passione per la musica, quella vera fatta di calli sulle mani e sacrifici.
Da quell’oramai lontanto inverno, sono passati parecchi anni, e sicuramente loro non sono rimasti con le mani in mano. Qualche giorno fa infatti, Lunedì 21 Marzo, hanno rilasciato con orgoglio il terzo lavoro, Lesson 3. Un album tanto atteso, e non poteva essere altrimenti dopo averci sedotto con Origami 62 (2005) prima e con Fallen (2008) poi.
Descrivere quet’ultimo album non è semplice, d’altronde non è mai semplice descrivere le emozioni, emozioni che ogni singola nota riescono a suscitare trasportando l’ascoltatore in una trance uditiva della durata di quasi un’ora (cinquanta minuti per esser pignoli).
Data la nostra incapacità nel trovare le parole giuste, allora qual più ghiotta occasione di ospitare Il Rumore del fiore di carta nel nostro salotto virtuale per scambiarci qualche chiacchiera e lasciare che siano loro stessi a descrivere la loro musica?

Ascoltando Lesson 3, stupisce la sua continuità. Continuità di quello che è già stato precedentemente, soprattutto con Fallen. Come nasce quest’album?
Nazario: Diciamo che Lesson 3 nasce e si lega dalle (e alle) battute finali del disco precedente. Fallen è stato definito da più parti e anche da noi stessi un disco di “transizione”, sia da un punto di vista di scrittura e di sonorità, sia da un punto di vista legato all’affiatamento del gruppo stesso. Fallen è nato sugli eco di Origami 62, di cambi di formazione, di amalgama (fondamentale l’ingresso del nuovo batterista-tastierista, Alessandro Salzmann) e di tante serate live utili all’acquisizione di sempre maggior confidenza col palco e col nostro sound live. Lesson 3, rappresenta oggi a pieno il progetto IRDFDC, in quanto summa e risultato finale di tutto quello che IRDFDC è stato negli anni passati, nella musica, nella vita, nei rapporti di amicizia tra di noi e in tutto quello che ci è capitato nelle nostre vite.
Alessandro: In Fallen è evidente una non completa amalgama tra i brani, dovuta al differente periodo di nascita dei pezzi, che in parte risalivano all’epoca di poco successiva alle registrazioni di Origami 62, ed in parte alla svolta compositiva che in alcuni brani come “Fallen” o “Mira” calcano la linea compositiva di quello che sarebbe stato Lesson 3. In quest’ultimo il suono che viene fuori è sicuramente più omogeneo dei precedenti album e racchiude momenti volutamente più ritmici rispetto a come si era fatto in precedenza, basta ascoltare il brano di apertura “Damaged robots (in a Camomilla Bar)” o “Music for vegan vampires”. Tuttavia l’attenzione è rivolta sempre in primo luogo alla ricerca attraverso sonorità elettroniche confluenti in varie forme musicali, curando con particolare riguardo la scelta melodica.
Siete ormai al vostro terzo album e potete vantare un’esperienza quasi decennale, non siete dei novelli musicisti. Cosa vi aspettate, che aspettative nutrite?
Nazario: Si è vero, sembra che il tempo sia volato e invece siamo in piedi da quasi 10 anni. La nostra musica, come quella di tanti gruppi “indie” è costellata di sacrifici, fatica, sudore, sforzi economici (è il terzo disco che ci auto-produciamo, e il secondo che stampiamo in vinile!). Ci auguriamo quindi per lo meno che il disco piaccia e che regali emozioni a chi lo ascolta. Siamo fondamentalmente degli inguaribili romantici, quindi è il lato “emozionale” quello che più ci interessa di scuotere.
Alessandro: Il tutto è nato quasi per gioco e senza aspettativa alcuna. La passione per la musica e la voglia di esprimere qualcosa che sentivamo nostro ci ha fatto raggiungere risultati che mai  avremmo sognato. Mai avremmo immaginato che le nostre  note avessero potuto varcare i confini della provincia da cui veniamo. Siamo addirittura riusciti a farci recepire e apprezzare in altri continenti e la cosa non ci può che lusingare e dare gli stimoli giusti per continuare il nostro progetto con la stessa umiltà di sempre.

Anche questo autoprodotto. Vien da chiederci, non riuscite a trovare un’etichetta, o più semplicemente preferite restar fuori dal giro?
Nazario: Diciamo che abbiamo una visione molto chiara e “nostra” del mercato discografico e delle produzioni musicali. Oggi la musica e il modo di fare musica è cambiato tanto sia in quanto a “business” sia perché con l’avvento della tecnologia “fai da te” si riesce a tirar fuori ottimi prodotti , già pronti per il mercato. La figura “mitologica” del “Produttore milanese” che viene a scovarti mentre suoni dal vivo e ti propone un disco e un contratto, fa parte ormai della preistoria e la lasciamo ai nostalgici dei concorsi canori. Noi preferiamo suonare ed investire nella musica per il semplice piacere di “suonare”, di salire su un palco e di mettere in un disco le nostre emozioni e quello che realmente siamo.
Alessandro: Sicuramente non è un voler restare fuori dal giro. Anzi, con sacrifici notevoli cerchiamo comunque di proporre al meglio il nostro lavoro, cercando di essere attenti su tutti i fronti. Ad esempio nell’ambito della scelta del supporto, che anche per questo “Lesson 3” è stato il vinile oltre che il cd e l’immancabile formato multimediale, che è il più utilizzato dei nostri tempi e che può dare una mano in più dal punto di vista distributivo e di accessibilità. In ogni caso ci rendiamo conto che viviamo in un periodo particolare in cui risulta difficile pretendere una produzione. Certamente preferiamo il nostro percorso a quello di una compartecipazione parziale alle spese di registrazione e di distribuzione in cambio di promesse di maggior visibilità solo letterali.

Nella vostra musica c’è un grande assente: il cantato. Scelta voluta o scelta di circostanza?
Nazario: Anche questo punto è stato digerito e maturato nel corso degli anni. In Origami 62 usavamo molto di più il reading in italiano (che fa capolino anche in qualche brano di Fallen), poi come in una sorta di processo naturale, ci siamo accorti che nella nuova strada percorsa da IRDFDC non c’era più spazio per le parole. È stato comunque tutto molto naturale e per nulla affatto scelto a priori a tavolino: nascevano i nuovi brani e nascevano senza la necessità di aggiungere parole o testi.
Il vostro è un genere di nicchia, o comunque lontano da quel famoso mainstream (purtroppo). È difficile mantenere una propria identità, e non lasciarsi tentare ammorbidendo lo stile per arrivare ad un pubblico più vasto?
Nazario: Assolutamente no. Siamo consapevoli dall’inizio del genere e della musica che proponiamo ma allo stesso tempo è la musica che (fortunatamente) ci viene naturale suonare e produrre. Se un giorno durante la stesura/creazione di un nuovo brano, IRDFDC penserà alla durata “radiofonica” o a un riff ruffiano (scusa il gioco di parole) per vendere 100 dischi in più, penso che ci guarderemo in faccia accorgendoci di essere giunti al capolinea e diremmo: “È stato bello … ora diamoci al POP”.
Alessandro: Siamo pienamente consapevoli del fatto che  la nostra musica non sia di facile assimilabilità, ma dopo tanti anni ormai su questo fronte non ci siamo mai posti il problema di dover modellare il nostro stile per raggiungere maggiori consensi. Ci è capitato spesso che alcuni brani da noi  reputati più difficili ricevessero in realtà maggiori consensi rispetto ad altri che credevamo più diretti, ma la nostra musica nasce da una passione e da una nostra visione nell’unire diverse sonorità.

Un noto portale musicale d’oltreoceano, The Silent Ballet, ha inserito Fallen tra i miglior album del 2008 e scrive: la produzione musicale in Italia non solo è viva, ma di ottima fattura. Recentemente abbiamo avuto il piacere di chiacchierare con Dumbo Gets Mad, un altro artista particolarmente stimato oltreoceano. Insomma sembra quasi che la musica italiana (quella di qualità) sia più apprezzata all’estero che nel nostro bel paese. Come mai?
Nazario: Beh, credo che questo sia un discorso radicato nella cultura del popolo stesso. In Italia un ragazzino di 12 anni prende il microfono e canta Max Pezzali, in USA magari imbraccia la chitarra è canta Bob Dylan. In Italia l’obiettivo di chi si avvicina alla musica, è “diventare famoso” in altri Paesi si mira a “comunicare” quello che si è. È questa credo la differenza sostanziale che (ahinoi) ci rende noti all’estero con Gigi D’Alessio, Marco Carta e la Tatangelo, piuttosto che con De Andrè o Luigi Tenco. È un discorso molto lungo e complesso legato, a mio modo di vedere, a una certa “pigrizia” sonora e alla mancanza di ricerca nell’ascolto, con la “R” maiuscola. In Italia sembra paradossale ma esiste ancora la frase “facciamo brani nostri e inediti”, all’estero non sanno che senso abbia una frase del genere.
Alessandro: In effetti notevoli sono stati i nostri riscontri all’estero. Bellissime parole sono state spese per Fallen in Inghilterra ed in altre parti d’Europa, oltre che in America. Con entusiasmo poi abbiamo accolto la richiesta di distribuzione di Fallen da parte di una piccola etichetta giapponese.
Proprio come tu dici, molti sono gli artisti italiani a cui viene riservato maggior considerazione e apprezzamento fuori dalla nostra penisola. Non sappiamo, sarà un discorso di cultura o che nessuno è profeta in patria?
E allora diteci, se fossimo sulla famosa torre chi buttereste giù e chi invece ci fareste salire?
Nazario: Eheheh, bella domanda. Ci sarebbe da buttare tanta, troppa gente! Un vecchio proverbio cinese recita: “Siediti lungo la riva del fiume e aspetta, prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico”. Personalmente lo sto attuando spesso e pare che anche con IRDFDC stia funzionando.
Alessandro: Giù di sicuro un buon 90% degli odierni contenuti televisivi e dell’informazione, anche quella cartacea. L’eccessivo benessere. Fine non diversa per i governanti, gli oppositori ed il loro modo di non fare politica. Su di certo chi a voglia di riappropriarsi delle cose semplici, delle tradizioni e delle nostre radici sempre più dimenticate. Su anche chi diserta anche solo in parte Facebook o le consolle a vantaggio di qualche calcio al pallone o di una tranquilla passeggiata in bicicletta.

La vostra musica è arrivata praticamente ovunque, voi con i vostri live invece fin dove vi siete spinti?
Nazario: Purtroppo non abbiamo mai suonato all’estero e ci piacerebbe molto farlo. In Italia, come tante band abbiamo suonato un po’ ovunque: Nord, Sud, Est, Ovest, su palchi enormi e palchi di 2 metri quadrati (!!!!!); agli orari più disparati (persino all’alba, esperienza bellissima!).
Chi non vi conosce e vuole farlo ascoltando una vostra canzone, quale gli consigliereste di ascoltare?
Nazario: Eh, non è facile scegliere un brano “emblema” per una serie di motivi siamo chi più chi meno legati ad alcuni brani. Diciamo che per il mio personalissimo gusto, MIRA sia live sia su disco genera sempre grandi “scombussolamenti” d’animo, così come mi emoziona la semplicità acustica di “Piccola canzone in Do” presente su Origami 62, ma poi la musica è bella perché varia e soggettiva e soprattutto legata a un momento o a dei ricordi.
Alessandro: Scelta difficile, sono molti i brani a cui siamo legati e consigliarne uno sarebbe veramente difficile per noi. Sicuramente consiglieremmo il video del brano “Mira” su un’animazione del celebre artista russo Aleksandr Petrov. 

Prima di salutarci una curiosità: i titoli delle vostre canzoni sono abbastanza particolari, come li scegliete?
Nazario: Sembrano casuali ma in realtà non lo sono, a volte nascono da lunghe discussioni, altre volte chiudiamo gli occhi mentre suoniamo e proviamo a immaginare scenari e personaggi. Diciamo che non avendo testi proviamo a guidare l’ascoltatore con il titolo, anche se poi ci fa piacere sapere che ognuno ci vede qualcosa di diverso!
Adesso non resta che salutarci e lo facciamo così: è il vostro giorno fortunato, esprimete un desiderio.
Nazario: Dovremmo consultarci e decidere insieme. E poi i desideri sono segreti quindi non si dicono!
Alessandro: Lavorare alla colonna sonora di un film con visibilità internazionale sarebbe più che un sogno per noi. Grazie dello spazio che ci avete concesso.

Ricordandovi che Lesson 3 è disponibile sia in vinile che in cd ed ovviamente anche in versione digitale, ringraziamo Il Rumore del fiore di carta per la piacevole compagnia e vi invitiamo a visitare il loro sito www.ilrumoredelfioredicarta.it

Le foto in allegato sono di Giulia Naldini.