Back to the future: fall/winter 2011/12

Le sfilate, le presentazioni, il White, il Touch!, il Capsule ed il Tranoï, i cocktail party, i dinner party, i party e basta. Sono solo alcuni degli eventi che fanno parte della flora della settimana della moda. Moltiplicate il tutto per due (solo tenendo conto della Milan e della Paris Fashion Week) ed otterrete il giardino botanico più bello, colorato e caotico del mondo. Per quanto riguarda la fauna, si spazia dagli operatori di settore, ai buyers e ai redattori, ai giornalisti di ogni genere e ai bloggers, senza aggiungere i curiosi e tutti coloro che si sentono cool perché assistono ad una sfilata o ad un evento. Come allo zoo, avrete modo di incontrare le specie più rare di fashionistas e trend-setter, perché si sa, questi sono proprio i momenti in cui si ambisce alla conquista dei famosi quindici minuti di celebrità tanto decantati da Warhol. Come ad un’interrogazione, chi alza la mano e risponde si becca la foto su qualche webzine o street-magazine nella sezione cool-hunting, o semplicemente un tag su facebook.
La settimana della moda di Milano e Parigi sono un appuntamento che mobilita carovane di aziende, agenzie, uffici stampa, show-room e redazioni. C’è chi presenta il frutto del proprio lavoro iniziato quasi un anno prima e chi, curiosando e saturando la propria vista, cerca di capire le tendenze che detteranno legge nei mesi successivi.
Quest’anno anche noi di Enquire siamo saliti su questa giostra, trotterellando da Firenze a Roma, da Milano a Parigi tra il marasma generale e le file interminabili, riuscendo a trovare quello che ci interessava.

La nostra strada si è incrociata con vecchie conoscenze, come In Aisce, che per la stagione F/W 2011-12 ripropone la neutralità del grigio, nero e bianco sporco, declinata questa volta anche su forme femminili. Jona dedica infatti una piccola capsule della collezione menswear, dal titolo evocativo Asher Tundra Frozen Roads, anche alla donna, ingentilendo per l’occasione l’immagine grezza dei capi maschili. Elementi caratteristici rimangono i tagli a vivo, l’accorta e minuziosa costruzione dei capi e l’uso di materiali estremamente diversi tra loro, dal jersey alla pelle stretch e trattata, ai tessuti tecnici stropicciati. L’attenzione al dettaglio e una vestibilità sempre molto slim e asciutta contribuiscono a dare a questo mixed-up un’attitudine comunque basic e pulita: l’eroe della guerra civile lascia spazio al combattente stile Matrix.

Altro giro, altra corsa. A Milano abbiamo avuto il piacere di conoscere una linea olandese chiamata Avelon, che per la stagione invernale è nera, strutturata, graffiante e molto rock. Ci ha fatto innamorare all’istante con i suoi capi spalla, gli inserti in pelle, la maglieria oversize e i jeans pieni di zip.

Anche Theyskens’ Theory è stata una piacevole sorpresa. Volumi morbidi e ampi, un’immagine accattivante, minimal tutto all’insegna del black&white. Ter et Bantine ci ha accolto con un defilé fuori dagli schemi su una passerella a “spirale ovale”, dove hanno sfilato capi lineari che si rifanno a geometrie piane. Dettagli sportivi e futuristici, tailleurs, e tanta pelliccia scura bilanciata da pennellate di giallo lime.

Acne presenta una collezione fatta di contrasti, in cui le giacche e i cappotti in nappa o montone fanno da contrappeso ad abiti e pantaloni in tessuti leggeri e trasparenti. T-shirt basiche reinterpretate in georgette o pelle argento, il denim declinato non solo nella forma ma anche nel concetto (tessuti tinto-indaco lavati proprio come i jeans) e tanto jersey. Una collezione sempre più ampia e variegata, che sdogana definitivamente il brand dall’immagine di casual-denimwear pulito e basico, in perfetto stile scandinavo.

Le luci dei riflettori si sono ormai spente sulle passerelle, i flash dei fotografi hanno smesso di abbagliarci, le fiere sono terminate e perfino le campagne vendite sono in dirittura d’arrivo. A noi non resta che la brama per tutto ciò che di bello abbiamo visto, la consapevolezza di dover aspettare circa nove mesi prima di poterlo ritrovare nei negozi, e la speranza di averlo un giorno lì, appeso nel nostro armadio.