Illustrazione: Michele Guidarini

Classe 1981, Michele Guidarini è un artista e graphic designer di Arcidosso (GR).
Fa parte della nuova onda popsurrealista Italiana, gioca con i simboli religiosi e politici che hanno segnato la nostra storia e che influenzano il presente, con il concetto “la vita è bella” nella molteplicità delle visioni dell’uomo. In passato ha esposto al Nhow Hotel ed alla Rojo Gallery di Milano, o ancora alla Miomao di Perugia. Adesso invece Attualmente è rappresentato dalla Mondo Bizzarro Gallery di Roma, con i quali esporrà a Parigi in una doppia personale con l’artista Bafefit per la fine di Marzo, e a settembre per Italian Pop Surrealism, mostra collettiva itinerante in Italia ed all’estero che rappresenta tutte le nuove e già affermate promesse italiane del Pop Surrealismo.

Il pittore lo immaginiamo con tavolozza e colori, lo scultore con martello e scalpello. I tuoi abituali strumenti di lavoro invece quali sono?
Ho abbandonato la tavolozza, i colori ed i pennelli circa 10 anni fa, subito dopo aver scoperto che dipingere mi comportava solamente disturbi psicologici causati dall’essere sempre sporco di colore in ogni parte del corpo, non facendomi sentire realizzato assolutamente del mio lavoro. Non tecnicamente, ma proprio concettualmente parlando.
Così ho capito che la mia arte era fatta solo di penne, pennini e pennarelli.
Inoltre uso del caffè per invecchiare le carte, quando non trovo originali antichi da rimaneggiare.
La tecnica o più in generale lo stile con cui ti trovi più a tuo agio?
Ho cominciato, due giorni dopo che sono nato, a scarabocchiare ogni foglio che mi veniva messo davanti. Col tempo sono diventati sketchbook, album, diari, tovagliette dei ristoranti, muri di camera, libri, etcc.
È stato proprio il rapporto tragico con la pittura che mi ha fatto capire che dovevo continuare e a questo punto affinare la tecnica dell’illustrazione a tratto (se cosi si può chiamare), dello schizzo, del fumetto punk, sto parlando ad intuito, ma sinceramente non trovo le parole per descrivere la mia tecnica.

Il tuo cliente medio, o il tuo target di riferimento, chi sono o chi vorresti che fossero?
Il mio cliente medio è rappresentato principalmente da giovani collezionisti, quelli che si stanno avvicinando al mondo dell’arte con la voglia di averne un piccolo pezzo appeso in casa. Ma sto riscuotendo anche consensi da persone dell’ambiente, diciamo, come la giornalista/scrittrice Daniela Brancati che segue molto il mio lavoro e tiene diversi mie pezzi.
Il target, l’obiettivo che ho, è quello di mettere in mostra il più possibile i miei lavori attraverso il canale “galleria”, perché credo che l’arte, in generale, vada vista e vissuta dal vivo. Mondo Bizzarro gallery mi ha dato questa possibilità da qualche mese a questa parte e sono molto soddisfatto del lavoro che stanno facendo. I miei lavori ricevono molta più attenzione dal momento in cui vivono nell’incubatrice della galleria.
Questi, sono molto complessi nella loro semplicità, e non sono adatti ad una visione frettolosa. necessitano di essere osservati con uno sguardo attento, al fine di poter trarre tutti i particolari di cui sono composti.

Le tue creazioni: come nascono, dove o come trovi l’ispirazione, è difficile reinventarsi continuamente?
Le mie creazioni partono dal mio mondo. Soprattutto dalle mie sensazioni quotidiane, dalle emozioni che provo nel contatto con le persone che mi circondandono, dallo scontro dei miei pensieri e i miei ideali con la società in cui vivo.
Questi punti, essenziali, si mescolano nella mia testa e vengono, quasi come degli impulsi, rigettati nel foglio di carta che ho davanti.
Sento il bisogno di “incorniciare” quei momenti, quei passi della mia vita, chiaramente rivisitati in chiave molto artistica e poetica.
Sono molto metaforici, onirici e funebri.
Per me i sogni rappresentano l’essenza, sono l’elaborazione dei pensieri che di notte fanno baldoria, prendono in mano la situazione come fossero ubriachi ma consapevoli di essere ciò che è più realistico.
Anche la morte mi affascina, la spiritualità delle cultura messicana, tailandese, il folklore che ruota attorno a queste culture.
Immagino cosa può accadere all’uomo dopo la morte: cosa si pensa durante quel viaggio verso l’ignoto, se muore davvero o solo fisicamente.
E la domanda è, se ipoteticamente si continuasse a pensare, a sorridere e a provare emozioni, quali sono i nostri pensieri?
È da qui che comincio a disegnare un mondo interiore, visto da anni luce di distanza, sotto formalina. Penso senza interferenze, senza contatti con il presente. I lavori delle mie ultime serie sono frutto di questo.
Per quanto riguarda il reinventarsi continuamente, non lo trovo una difficoltà, visto che le mie opere seguono la traccia della mia vita ed in teoria, a meno che non io non muoio, spero di provare sensazioni nuove da mettere nel “mio diario artistico”.

Una delusione e una soddisfazione.
La soddisfazione è che attraverso le delusioni la mia arte è sempre più forte.
La tua giornata tipo?
Alzarmi, fare colazione, andare a lavoro nel mio studio di grafica senza troppe telefonate fastidiose, tornare a casa e buttarmi nella mia scrivania o sul letto a disegnare, parlare e sorride con le persone a cui tengo, andare a letto e fare dei bei sogni.
Praticamente non sconfina molto dalle giornate attuali.
Illustrazione, grafica e fumetto settori molto attivi e prolifici in Italia, tuttavia fanno fatica nell’averne riconosciuto il valore. Perchè secondo te?
C’è chi dice l’arte “non è mafia”. Io credo che per noi mafia significhi sistema. Non nel senso che il sistema è mafioso, ma proprio come concetto e prassi delle sviluppo e gestione delle cose.
Sulla mia pelle ho provato che finché qualcuno non è rappresentante del tuo nome, tu non esisti. Siamo solo pedine del mercato, l’arte è mercato, noi siamo solo lo strumento che lo fanno funzionare. L’importante è prenderla con filosofia e sfruttare i sistemi a nostro favore.
Inoltre il nostro paese non è preparato a dare valori culturali all’arte contemporanea, mancano le basi, viviamo di classico e storico, non siamo in grado di decifrare i segnali dell’immaginario dell’artista contemporaneo (parlo di artista anche per grafici, illustratori, etc).
Non si capisce che Banksy ha cominciato a colorare i muri per dare sfogo a pensieri intellettuali e politici, non si capisce che la sua è la voce di un popolo, che la sua arte parla al mondo per dare segnali lampanti.
Viviamo incapsulati in degli schemi preimpostati, non siamo in grado di uscirne, ma solo di apprezzare il lato estico di un artista dal momento che è in una tshirt.
L’Italia trabocca di arte con un senso, di innovazione, di gente che ha voglia di fare cultura con l’immagine.
Ma forse qualcosa si stà smuovendo, lo spero.
Un illustratore/grafico italiano che stimi particolarmente?
Domanda difficile, stimo molto le persone del settore che ruotano intorno a me, a prescindere dalla loro notorietà. Anche quelle di passaggio, anche quelle con cui parlo tutti i giorni. L’elenco sarebbe troppo lungo.

Un libro, un film e una canzone.
Non leggo, guardo solo immagini e capto concetti da frasi che mi interessano. Ultimamente in rete mi ha colpito molto il “manifesto (incompleto) per la crescita” di Bruce Mau, che contiene riflessioni, strategie e motivazioni personali.
Un film, degli ultimi visti, ho apprezzato molto La versione di Burney di Richard J. Lewis, partendo dal fatto che non ho letto il libro e quindi non posso fare il confronto, mi è piaciuto molto, punto.
La scelta della canzone mi turba, ogni giorno, ogni momento ha la sua colonna sonora, quindi la scelta è difficile, ma in testa ho a ruota Sky and Sand di Paul Kalkbrenner, una traccia techno che però mi manda in trans il cervello, il suo romanticismo elettronico mi tocca molto.
Un sogno nel cassetto invece?
Lasciare un segno del mio lavoro nel mondo dell’arte.

Ringraziando Michele, e Mondo Bizzarro Gallery per la gentile concessione delle immagini, vi ricordiamo il suo sito personale www.micheleguidarini.com