Un tè con James Kalinda

Firma i suoi disegni con un fumetto nero. Cosa dicono i suoi personaggi non lo sa nessuno o forse lo sanno tutti tranne lui. Spesso disegna  una piramide rovesciata o un occhio tentacolare. Adora dipingere in luoghi abbandonati o più generalmente in strada perché gli da una sensazione particolare, quasi di esistenza.
Vorrebbe essere un uomo di Neanderthal per un giorno, è James Kalinda.

Cos’è per te l’arte: un lavoro, una passione o entrambe?
Un gioco, a volte rischioso e faticoso, a volte rilassante e terapeutico.
Il pittore lo immaginiamo con tavolozza e colori, lo scultore con martello e scalpello. I tuoi abituali strumenti di lavoro invece quali sono?
In ordine sparso: matite, candeggina, pennelli, aghi, colori ad olio, pertiche, macchinette per tatuare, ossa, muri, pelle, legno, stracci, rulli e fogli.

Illustrazione, fotografia, writing, pittura, tatuaggi. Sei un artista a tutto tondo, ma in quale campo ti senti più a tuo agio?
Sono aspetti diversi della mia espressione, in alcuni devo fare i conti con alcune regole e diciamo che sono più limitato. Ma queste diverse condizioni mi stimolano sempre molto e la contaminazione fra le diverse discipline direi che è una costante del mio lavoro.
Animali, esseri umani, alieni. Sono le figure che ricorrono più spesso nelle tue opere. Come nascono, come diventano soggetti delle tue creazioni e cosa rappresentano?
Sono molto curioso quindi divoro immagini ogni giorno, la natura è una fonte di ispirazione costante, mi interessa il rapporto fra uomo e natura. Nelle mie opere c’è questo: vita, morte, passioni, paure, affetti e contrasti. Le solite cose, i soliti temi che si trattano fin dall’antichità. Gli uomini sono più o meno sempre gli stessi. Io cerco di farlo con un mio stile e di conseguenza con il mio punto di vista.

Solitamente uno street artist vive nell’ombra, spesso si conoscono solo pseudonimo e opere. Nella realtà di tutti i giorni, tutti cercano di apparire, di avere quindici minuti di celebrità e molto spesso ad emergere è solo la mediocrità e la stupidità. Non è paradossale che il talento debba essere nascosto e la stupidaggine invece no?
No, direi che è molto naturale. Mi ricorda un po’ il comportamento di alcuni animali che aprono piume e code o cambiano colore per farsi notare. Quindi in un epoca dove l’apparire è tutto, questo comportamento è quasi obbligatorio se si vuole emergere.
Alcune persone invece scelgono altre strade, meno appariscenti.
Sono scelte.
Se il writer opera nelle periferie, su edifici fatiscenti o comunque nel ghetto è un artista; un artista che cerca di esprimersi, di comunicare. Se invece il writer opera nei quartieri bene allora diventa un criminale. Non trovi assurdo o alquanto illogico tutto ciò?
I graffiti sono anche invasione dello spazio pubblico.
Può piacere o non piacere. È chiaro che quando si invade il centro delle città si entra in un campo direi politico, allora diventa molto difficile divincolarsi. Per sindaci e amministratori è meglio relegare fenomeni come il writing e la street art o in periferia o in rarissimi spazi appositi. Tutto il resto diventa vandalismo, ma è un fenomeno difficile da arginare, per fortuna.

Illustrazione, grafica, e più in generale l’arte sono settori molto attivi e prolifici in Italia, eppure fanno fatica ad averne riconosciuto il giusto valore. Come mai secondo te?
In questo momento storico l’Italia non esiste. Gli unici settori redditizi sono prostituzione e traffico di cocaina. È un vero peccato, c’è molta gente meritevole.
Anzi la cultura è in questi ultimi anni più che mai bistrattata, sottovalutata e addirittura denigrata. Con la cultura non si mangia, questo ci vogliono far credere i nostri cari (non tanto cari) governanti. Tu cosa gli diresti?
Io li prenderei a calci in culo.
Hai mai abbandonato o pensato di abbandonare l’Italia?
Ho abitato per un breve periodo a Barcellona, quando posso viaggio e lavoro lontano dall’Italia, ma non ho mai pensato di abbandonare definitivamente l’Italia. Nel bene e nel male è pur sempre casa mia.
Hai esposto le tue opere sia in Italia che all’estero. Che riscontro hai ottenuto? Soddisfacente?
Ho un rapporto un po’ schizofrenico con gallerie e mondo dell’arte, devo ancora capire bene un po’ di cose.
Un artista italiano che stimi particolarmente?
Non un artista, ma un’opera: la Pietà di Michelangelo.

Un pittore sceglie la sua tela con cura. Tu invece come scegli gli edifici, le pareti?
Più è rovinata dal tempo e più è interessante. Adoro le pareti con colate di muffe chimiche o aloni di fuochi mefistofelici.
Un’opera di cui vai particolarmente fiero?
Ti rispondo da duro. La prossima.
Progetti, sogni, ambizioni o più semplicemente prospettive future?
Possedere una capra, ma non letteralmente.

Il suo sito personale www.jameskalinda.com