Fotografia: Carlotta Bertelli

Carlotta Bertelli, classe ’88, nata a Modena, ma trasferita a Milano dove lavora come freelance nel campo della moda.
Diplomatasi presso l’accademia di fotografia John Kaverdash, collabora con le maggiori agenzie di models management  italiane e ottiene i primi pubblicati su riviste di settore.
Grazie al fortunato incontro con Franco Fontana, grande maestro della fotografia italiana, è venuta in contatto con il mondo dell’arte, stimolando la sperimentazione e la ricerca personale.
Da allora è quindi impegnata in un percorso artistico che affianca all’attività professionale.

La fotografia per te è?
Ho sempre pensato che per me la fotografia fosse tutto; non mi rendevo conto che fosse solo un pretesto per conoscere tutto il resto.
La tua prima memoria fotografica?
Per quanto a molti risulti difficile crederlo, la mia prima memoria fotografica risale a quando avevo un paio d’anni: mia madre è venuta a mancare in quel periodo e io ricordo la scena azzurra e soffusa, vista attraverso quell’enorme tenda trasparente dietro la quale giocavo sempre a nascondermi, di lei e mio padre che rientravano a casa dal lavoro e di quando con la sua chioma riccia e nerissima mi prendeva per tenermi stretta a sé. Credo che la memoria fotografica sia stata un dono.
Come ti sei avvicinata alla fotografia?
Ero negli Stati Uniti per un programma di studio. Nella mia classe di matematica c’era un ragazzo che arrivava sempre in ritardo a lezione, tutto trafelato, carico di borse e sempre con la macchina fotografica al collo. Andava malissimo nei compiti ma non sembrava preoccuparsene piu di tanto: “sai, mi disse un giorno, io diventerò un fotografo di moda”. Aveva 16 anni. L’anno dopo pubblicò su una testata internazionale e ora so che è diventato monaco buddista, ma la sua passione è stata per me travolgente.

La tua prima macchina fotografica?
Una Kodak usa e getta direi.
L’ultima?
Una macchina un po’ più pesante, ingobrante e costosa della Kodak, ma che nonostante tutto ancora non ne vuol sapere di fare le foto al posto mio!
Che rapporto hai con il digitale?
Come fotografa posso dire di esserci “nata” con il digitale e per me rimane lo strumento di lavoro per eccellenza per la sua maggior praticità rispetto all’analogico. In più sono un’appassionata di photoshop, inteso non come strumento per riparare agli errori ma come ulteriore strumento creativo. Tuttavia ho avuto la fortuna di studiare e far pratica con l’analogico, dal piccolo al grande formato, e tuttora il mio animo vintage nel tempo libero si esprime con una zenza bronica 6×6.

Da fotografare: meglio un corpo femminile o maschile?
Quando fotografo devo dire che quasi mi dimentico se chi ho davanti sia uomo o donna. Tuttavia penso che il corpo femminile oggi sia sempre più inflazionato e corrotto. Il corpo maschile rappresenta invece un terreno ancora abbastanza inesplorato, e come dice Diane Arbus “la cosa che preferisco è andare dove non sono mai stata”.

Se esistesse il nobel per la fotografia tu a chi lo daresti?
Se dicessi Avedon sarebbe troppo scontato?
Un fotografo italiano che stimi particolarmente?
Franco Fontana, un grande maestro della fotografia italiana oltre che di vita e di vita creativa, che mi ha insegnato che la fotografia è innanzitutto la dimensione del pensiero.

La soddisfazione più grande da fotografa?
Il commento di Franca Sozzani durante una lettura portfolio: di foto belle, di più belle e anche di molto più belle delle tue ne vedo tutti i giorni, ma nelle tue foto c’è poesia: molti descrivono, tu sai raccontare. Sarà un ovvietà ma per una breve carriera fotografica come la mia, ogni piccolo traguardo è una grande soddisfazione.
Delusione invece?
Sarà un’altra ovvietà ma per la mia stessa breve carriera fotografica, ogni delusione alla fine si è rivelata catartica per la mia evoluzione.

I peggiori 50 euro della tua vita?
Quelli che qualche settimana fa ho dimenticato da qualche parte insieme al portafogli.
Se la tua vita fosse un film, quale ti piacerebbe che fosse?
Assolutamente Jules et Jim (F.Truffault, 1962): è spontaneo, tagliente, romantico, tragico, retrò e modernissimo, paradossale, e poi è ambientato a Parigi!
Un viaggio, dove?
In Ghana: con la comunità ghanese della mia città ho iniziato un progetto sui costumi tradizionali, gioiosi ed eleganti come loro, e vorrei approfondire la mia ricerca trasferendomi là per un periodo.
Un film, un libro e una canzone.
Film: Moulin Rouge e A single man.
Libro: Il Piccolo Principe (A.de Saint-Exupery) e Narciso e Boccadoro (H.Hesse).
Canzone: Viva (Ligabue).
Una cosa che vorresti dire, ma che non ti è stata chiesta?
Sono il caos in persona ma grazie alla fotografia ho imparato a fare ordine: se non sai gestire tanti elementi, allora togli. Così rimane l’essenziale, naturalmente ordinato.

Il suo sito personale www.carlottabertelli.com