Be outsider is our mission

Seguire le tendenze è come percorrere una strada ad occhi chiusi, il più delle volte, costellata di buche.
Stiamo tutti imparando, piano piano, che il concetto di “trendy” è ciò di più triste ed inelegante ci sia, stiamo imparando che “essere alla moda” sostanzialmente centra poco con la moda stessa, che non tutto ciò che ci viene proposto sulle passerelle deve entrare a forza nei nostri guardaroba.
Chi aiuta l’umanità in questo faticoso e doloroso cammino verso la disintossicazione dalla sindrome del trendy sono i brand come Band of Outsiders. Creano collezioni che stupiscono, a volte per la particolarità di linee, tagli, tessuti e pattern e a volte per la loro disarmante semplicità.

Scott Sternberg, lancia Band of Outsiders nel 2004 sul mercato statunitense con il chiaro intento di rinfrescare il panorama del ready to wear dedicato agli under trenta. Il brand nasce come Menswear, le linee Boy e Girl arrivano solo in seguito. La femminilità espressa dalle creazioni di Sternberg è fresca, spontanea, capace di rischiare.
La collezione PE 2011 è emblematica: un tripudio di abitini, shorts, camicette, t-shirt da campus estivo, il tutto in un mood da collegiale. Ci troviamo davanti ad una collezione leggera, ironica, che non si prende sul serio.
La femminilità è volontariamente celata dietro ad abiti che sottolineano una voglia di semplicità e purezza, le forme sono nascoste e tutto gioca su finte casualità. Band of Outsiders rappresenta quell’area del fashion di nicchia che ci tiene a non apparire troppo curato e che snobba i trend e i loro seguaci.

Certo, potremmo obiettare che si tratti paradossalmente di una tendenza come le altre, ma per il momento, soffermiamoci solo sulla ventata di freschezza che porta.
I capi della collezione se estrapolati dal contesto, non sono certamente speciali, né potrebbero mai diventare oggetti del desiderio. L’essere riusciti a trasmettere un messaggio immediato tramite una collezione è il vero merito di Band of Outsiders. Una delle qualità e necessità intrinseche del ready to wear è proprio questa, il parlare attraverso i capi, il raccontare una storia, un’emozione, un pensiero, una ribellione.
Fino ad ora il brand di Scott Sternberg, è riuscito perfettamente a soddisfare questi precetti. Speriamo continui a farlo e che non cada nell’affascinante trappola del piacere a tutti i costi.