Un tè con Dumbo Gets Mad

Difficilmente (almeno per adesso) sentiremo la sua musica in radio, o in televisione. Sicuramente invece, agli assidui frequentatori del cosiddetto network indipendente, Dumbo Gets Mad, sarà un nome già noto.
Giovane ragazzotto italiano, emigrato oltreoceano, in California. Solo questo ci è dato sapere di lui. Si perchè nell’era dei quindici minuti di celebrità per tutti, dove vince l’apparenza e ad emergere è troppo spesso la stupidità, c’è invece chi preferisce la sobrietà e preferisce che ad emergere sia il talento. Preferisce che si parli di questo e non della sua persona.
Parliamo allora della sua musica, anche perchè altro appunto non sapremmo aggiungere, ci toccherebbe inventare, e in questo non siamo particolarmente bravi.

Qualche settimana fa, il suo primo album, l’album del debutto, Elephants at the Door, rilasciato sotto etichetta Bad Panda Records (segnatevi questo nome perchè torneremo presto a parlare anche di loro).
Un disco, dieci tracce, 38 minuti di musica, buona musica. Un disco da ascoltare tutto d’un fiato, perchè solo così si riesce ad apprezzarne l’atmosfera soft, a tratti psichedelica, mai scontata o noiosa.
C’è chi in quest’album ci vede qualcosa di MGMT, chi ci vede Tame Impala e chi ancora addirittura anche qualcosa di Beck. Si, forse è vero, le influenze sono ben orecchiabili, ma personalità e spunti interessanti non mancano.
Noi l’abbiamo ascoltato e riascoltato, e ancora non ce ne siamo stufati, anzi siamo andati a trovarlo fino in California (ahimè solo virtualmente) e abbiamo consumato il nostro oramai consueto tè in sua compagnia.

Il tuo pseudonimo è Dumbo Gets Mad, il tuo primo album si chiama Elephants at the Door. Tutti questi elefanti?
Nel mio immaginario inconscio rappresentano qualcosa di sacro, inarrivabile e soprattutto molto instabile.
Quando ti sei accorto che la musica poteva essere di più del cantare sotto la doccia?
Non appena la mattina mi svegliavo e l’unico mio pensiero fino a prima di dormire era quello di fare musica.
Il tuo album di debutto è uscito, sta riscuotendo parecchio interesse; insomma il ghiaccio lo hai rotto, come si suol dire. Cosa hai intenzione di fare adesso, progetti per il futuro?
Altra musica assolutamente, anzi la sto già facendo.
In questo album si possono ascoltare sonorità tipicamente digitali, che amabilmente si mescolano a suoni più caldi e corposi, figli di un’analogico che va via via scomparendo. Cosa hai utilizzato, o utilizzi per comporre musica?
Semplicemente cerco di sfruttare al meglio tutto ciò che mi capita sotto mano. Il digitale penso sia inevitabile per adesso, ma mi piacerebbe in futuro eliminarlo.

Sei emigrato negli states, ennesimo caso di cervello/talento in fuga, o espatrio di piacere?
La fuga è sempre un piacere no?
Adesso che sei negli States, dicci un po’ cosa pensano gli americani degli italiani e in particolare degli italiani che fanno musica?
Per gli italiani stravedono, soprattutto in California.
Però non per la musica, piuttosto per altre cose come lo stile di vita e magari un’idea di arte legata al periodo d’oro italiano dei ’60.
Cosa ti sei portato dall’Italia, cosa hai messo in valigia oltre a tanti sogni/ambizioni?
Canottiere e controller midi.
Tornerai ad esibirti anche qui, per la gioia dei tuoi fan italici?
Ma… guardiamo! Scherzo si lo farò.
Un artista italiano che stimi particolarmente?
Jennifer Gentle.
Un buon motivo per  cui chi non ti conosce dovrebbe conoscerti o ancor meglio, ascoltarti?
Sinceramente, io ci metto il cuore… ah.

Il tè è terminato e le chiacchiere anche, e noi non possiamo non ringraziare Dumbo Gets Mad per questa piacevole chiacchierata.
Può piacervi, o forse no, ma almeno una chance questo ragazzo la merita, quindi andate, scaricate e ascoltate. L’album si scarica gratuitamente con la formula paga con un tweet, direttamente dal sito di Bad Panda Records. Non avete scuse!
Le foto sono di Silvia Bergomi, mentre la cover dell’album è un artwork di Chiara Tomati.
Per adesso è tutto, non ci resta che augurarvi buon ascolto.