Illustrazione: Thomas Raimondi

Thomas Raimondi è un illustratore/grafico italiano, nato a Legnano (Mi) trent’anni fa.
Si laurea in Design della Comunicazione presso il Politecnico di Milano, e dal 2008 è anche docente di illustrazione al NABA.
Tra i suoi clienti e/o collaborazioni, ricordiamo Salomon Snowboard, Mondadori-Strade Blu, Men’s Health, Rockit, Rolling Stone Magazine e tanti, tantissimi altri.

Il pittore lo immaginiamo con tavolozza e colori, lo scultore con martello e scalpello. I tuoi abituali strumenti di lavoro invece quali sono?
Il mio approccio è sempre stato analogico. All’inizio traccia a matita ripassata con dei pigment liner 0.05, 0.1, 0.3 e 0.5 neri e colorazione con evidenziatori vari e pennarelli semi scarichi per creare un ambiente violento e marcio.
Nel 2006-2007 ho realizzato una trentina di tele circa di vari formati usando acrilici con tinte terroristiche fluo e contorni neri.
Poi c’è stato un periodo in cui usavo solo ecoline, caffè, inchiostri vari sbrodolati, marker per cd metallici e i soliti pigment liner per i contorni, è durato un anno.
Adesso uso di tutto. Non mi pongo limiti. A seconda della scena da descrivere so che c’è una combinazione più idonea che può essere trovata. A tutto questo poi si è affiancata una produzione digitale sia per la creazione di nuove immagini sia per postproduzioni di immagini create a mano.

La tecnica o più in generale lo stile con cui ti trovi più a tuo agio?
Tutti quelli detti sopra. Dal disegno alla grafica e tutti i possibili mix e remix.
Disegnare ha comunque un fascino particolare e intenso. Mi fa immergere in una specie di trance.

Il tuo cliente medio, o il tuo target di riferimento, chi sono o chi vorresti che fossero?
Giornali e riviste per illustrazioni o storie illustrate, case editrici per copertine, brand di vestiti e magliette per disegni, musicisti per poster e artwork dei loro album, gallerie per mostre, e in generale qualsiasi persona che abbia bisogno di un disegno o una grafica è il benvenuto.

Le tue creazioni: come nascono, dove o come trovi  l’ispirazione, è difficile reinventarsi continuamente?
Le mie creazioni sono frutto di un’osservazione critica di ciò che mi circonda. Una rielaborazione del vissuto e del reale filtrata attraverso il mio gusto estetico e la mia personalità. Con un contributo essenziale dell’immaginazione che è la capacità/volontà di “parlare” attraverso metafore, simboli e allegorie.
L’ispirazione è un serbatoio inesauribile che si alimenta di stupore, verità e bellezza.

Illustrazione, grafica e fumetto settori molto attivi e prolifici in Italia, tuttavia fanno fatica nell’averne riconosciuto il valore. Perchè secondo te?
In Italia innovazione, sperimentazione, rischio, curiosità, confronto, coesistenza, merito, onestà sono concetti estinti o mai esistiti. Non c’è alla base alcuna cultura dell’immagine (che non sia la solita minestra di nomi già altamente sdoganati e commercializzati resi innocui e ornamentali o anestesia pop) e una sensibilità tale da indurre consapevolezza della necessità dell’arte in tutte le sue molteplici espressioni come possibilità di evoluzione a tutti i livelli.
Ci sono solo circuiti chiusi, clan, famiglie, amichetti, amici di amici e un pensiero medio superficiale e ignorante e castrante che abbraccia tutti e ha reso l’arte elitaria, “concettuale” , performativa, censurabile.
Un illustratore/grafico italiano che stimi particolarmente?
James Kalinda.
La tua giornata tipo?
Non ho una giornata tipo.
Un libro, un film e una canzone.
Senza scomodare cose del “troppo passato” e must in assoluto preferisco scegliere tra le ultime cose che ho apprezzato: come libro la monografia di Vania appena ri-pubblicata dalla Gestalten, un film direi Moon di Duncan Jones e il doppio album Liumin degli Echospace che alla fine è un’unica lunghissima canzone d’amore ambient techno.

Un sogno nel cassetto?
Realizzare tutti i miei progetti artistici lasciando una traccia del mio passaggio.

Lui è Thomas Raimondi, e molto altro lo trovate sul suo sito www.thomasraimondi.com