Un caffè con Eugenia Savino

Eugenia Savino è una giovane fotografa italiana classe 86.
Dopo essersi diplomata, si iscrive al Dams che abbandona dopo poco più di una anno, per iscriversi  alla scuola Civica di Cinema, Tv e Nuovi Media di Milano, diplomandosi in Produzione.
Lavora per un anno come assistente e si annoia talmente tanto che inizia a studiare fotografia da autodidatta prima e poi all’Istituto Italiano di Fotografia. Si diploma al primo anno, ma non si iscrive al secondo perché 7mila euro per lei sono francamente troppi.
Adesso fotografa chiunque abbia voglia di essere fotografato e nel suo futuro ci vede inedia e povertà. Ma se ne frega.

La fotografia per te è?
L’unico modo  che ho trovato per  riuscire a dare forma alle idee che ho, alle immagini che mi girano in testa. Finalmente escono fuori. (Alcune sarebbe stato meglio rimanessero dov’erano.)
La tua prima memoria fotografica?
In questo momento non ho ricordi che vanno al di là di ieri sera.
Come ti sei avvicinata alla fotografia?
Nel 2007 facevo un lavoro noioso senza nessuna soddisfazione, ma avevo tanto tempo libero. Mi sono messa a studiare tutto quello che c’era da sapere, ho cominciato a scattare e sperimentare. Ho capito che non era solo un hobby. E mi sono licenziata.

La tua prima macchina fotografica?
Per il mio settimo compleanno i miei mi hanno regalato una kodak. È sopravvissuta a gite scolastiche, cadute plateali, acqua, polvere. Funziona ancora anche se per tener chiuso il vano delle batterie servono metri di scotch.
L’ultima?
Uno stock intero di macchine russe di tutti i tipi. Le ho ereditate da mio nonno che le comprava a poche lire dopo la caduta del muro. 100% ghisa e nessun automatismo, ma non si romperanno mai.
Che rapporto hai con il digitale?
Ottimo. Credo che sia un’altra possibilità che ci si è aperta, un’altra strada per sperimentare. Più ce ne sono meglio è. Non mi chiudo a nulla.

Da fotografare: meglio un corpo femminile o maschile?
Credo che anche solo guardando le mie foto si possa capire la risposta. Sono assolutamente innamorata della perfezione del corpo femminile (pur con tutti i piccoli difetti che ogni donna ha, intendiamoci), delle sue linee, della sua armonia, della sua capacità unica di nascondere ma allo stesso tempo descrivere l’universo che ha dentro. Aiuto come sono poetica.

La soddisfazione più grande da fotografa?
Quando stai scattando una foto e senti che si è creata una strana alchimia che non avresti mai potuto prevedere, tutto va come deve andare, le luci sono assolutamente perfette, il soggetto tira fuori tutto quello che ha ed ogni movimento è quello giusto. È una cosa che non puoi decidere o prevedere. A volte succede, a volte no.
Delusione invece?
Andare in laboratorio emozionata e tesa, lasciargli 70 euro e scoprire che le foto che hai ritirato potevi anche non farle tanto non sono niente di che. Tremendo ma inevitabile.

Se esistesse il nobel per la fotografia tu a chi lo daresti?
Julia Margaret Cameron.
Un fotografo italiano che stimi particolarmente?
Mario Giacomelli. Adoro il suo bianco e nero.

I peggiori 50 euro della tua vita?
Tutti quelli spesi per comprare toy cameras su ebay. Ok, carine ma poi? Poca soddisfazione. Preferisco sudarmi le foto un po’ di più.
Se la tua vita fosse un film, quale ti piacerebbe che fosse?
Almost Famous. Girare tutto l’anno in tour con una rock band.
Un viaggio, dove?
Ovunque. Non sono stata praticamente da nessuna parte. Si parte e ci si ferma in ogni posto che si incontra.
Un film, un libro e una canzone.
Oddio. Allora.
Un film: Minority Report di Steven Spielberg.
Un libro: Una famiglia americana di Joyce Carol Oates.
Una canzone: Charlie in Paradise dei White Diamonds.
Una cosa che vorresti dire, ma che non ti è stata chiesta?
A posto così. Grazie.

Eugenia e le sue fotografie le trovate su Flickr.