Un tè con Jacopo Pannocchia

Un viaggio astratto-allusivo, un itinerario felicemente enigmatico che attraversa la sfera simbolica e quella figurativa. Visual and sound artist, Jacopo Pannocchia, classe ’87, fin da bambino cerca di unire le sue più grandi passioni ovvero l’arte e la musica con piacevoli risultati. Attualmente frequenta l’Accademia di Belle Arti di Macerata, allievo di Franko B, si è fatto le ossa attraverso varie personali sia in Italia che all’estero, molti Art Day dall’Opera Buffa di Pesaro al Salon Art and  politics di Londra. Oggi lavora nel suo studio, sempre in viaggio fra l’Italia e altre capitali europee.
Lo incontro a casa sua, un monolocale a poche centinaia di metri dal centro di Macerata, che condivide con la sua ragazza, un bunker decorato di quadri, disegni, fotografie, disordine e vescovi. È molto accogliente. Sono le diciasette inoltrate, l’orario giusto per un tè di parole.

Una domanda di rito per tutti o quasi gli artisti, che cosa ti ha spinto a buttarti a capofitto nel mondo dell’arte? Quando è iniziato il tuo percorso artistico?
La necessità, sapere che c’è qualcosa per cui vivi, che ti tiene ”sveglio”, che non ti fa morire, che devi espellere dal tuo corpo come un irrefrenabile bisogno fisiologico. Non posso fare altro che questo.
Per quanto riguarda il mio percorso artistico è iniziato, non so, credo da sempre, fin da piccolo, disegnando e suonando la batteria, ricercando e sviluppando il mio percorso sia artistico, ma anche di vita, ed è quello che continuo a fare tuttora. E credo per sempre. Tuttavia non si sa mai, potrei diventare anche un notaio.

I tuoi lavori sembrano che vogliano lanciare quasi una sfida agli occhi di chi guarda, evocando visioni, pensieri, idee. Eppure adesso le critiche vanno forte. Che rapporto hai con il tuo pubblico?
Ah ah! Non credo di lanciare sfide! Anche se le persone che vengono a vedere i miei disegni sono sempre diverse e divise, a molti piace e altri dicono la sua: sei blasfemo, anticattolico, satanista, anticlericale, blà blà bla.. Ma io ripeto sempre, nulla di tutto ciò! Si ok sono estremamente laico, lo ammetto. Ma è la visione interiore del mio inconscio che rappresento, dalla mia memoria, di immagini che sono incise nella mia mente, che non se ne vanno, sono icone del mio mondo, del mio rituale, figlio del nulla, luogo a me caro… dove avvolte posso ricordare il passato ma anche il futuro.

Quali sentimenti vuoi comunicare a colui che osserva i tuoi dipinti?
Non ho sentimenti precisi da comunicare, lascio sempre la libertà di interpretazione al prossimo, sicuramente l’orrore interiore e esteriore c’è ed è li, però trovo piacevole ed interessante ascoltare differenti pensieri sui miei lavori, anche quelli contrastanti e negativi.
Nei tuoi disegni diventano quasi ossessivi i riferimenti simbolici legati a un tuo  personale riflusso clericale. Cosa ne pensi della società in cui vivi?
Si esatto, nel mio lavoro c’è un riferimento a tutta la simbologia cattolico-romana, alle sue figure ed icone, che però non vengono rifiutate nel mio caso, ma assorbite e poi ribaltate, straziate, sconsacrate, soffocate. Vanno uccise simbolicamente.
C’è la morte della verità assoluta. Quella verità che da sempre mi soffoca, mi ossessiona mi isola, una verità che toglie la fantasia e le emozioni, anche per il suo valore etico socio-politico.
Società? Penso che sia troppo incanalata in un’unica direzione, tutto è già deciso, fatto fritto e mangiato, mancano delle vere e proprie piazze di confronto, di scambio di idee e di opinioni, c’è troppa tifoseria di partito da entrambe le parti e un individuo non adeguato a governare una nazione. Non c’è laicità e manca la gioia e il piacere di cambiare, perché c’è estremo bisogno di cambiare.
In primo piano, all’interno delle tue mostre c’è sempre una figura emblematica, quella del vescovo che si ripete in forma sempre più violenta in tutti i tuoi lavori. Puoi dirmi qualcosa in più?
Il vescovo, come l’agnello, è una figura molto presente nei miei disegni, un simbolo a cui viene sostituito il significato, come dicevo sopra viene assorbito e poi ribaltato nel mio mondo in maniera decadente, cruda ed istintiva. Come me.
Nei miei disegni i vescovi assumono una nuova veste, una nuova vita, sono partoriti dal dubbio in persona, in una dimensione priva di arroganza e di verità imposte. Un nuovo rituale.

Spesso sembra di assistere a una continua rielaborazione degli stessi motivi. Essendo anche batterista di un gruppo emergente dello scenario underground italiano, ti è mai capitato, mentre disegni, di ritrovarti a rimescolare i colori come se fossero delle note?
Davvero molto interessante questa domanda, beh comunque direi proprio di si, ma oltre ai colori, aggiungerei il modo e l’istinto della musica che suono, che ascolto, nel segno diretto che uso nei miei lavori. Crudo e secco come un colpo di rullante inciso su carta.

Utilizzi varie tecniche dall’acquaforte alla puntasecca. Com’è nata la passione per l’incisione?
Si, oltre ai disegni l’incisione è una tecnica che uso moltissimo, e la passione è nata proprio da questo gesto di incidere a tutti i costi una superficie come lo zinco, graffiarla con ossessione fino allo sfinimento, restituendo in fase di stampa un segno nero e decadente, come una testimonianza scalfita nel tempo.

Il tuo primo disegno? Dove?
Quando ero piccolo, con mia madre, non so, verso i tre anni con dei pennelli direttamente su delle tende che ancora sono attaccate al mio letto. Davvero visionari credimi. Ma non erano vescovi. (risata)
Un quadro che vorresti in casa?
Non un quadro, ma un affresco originale bizantino del medioevo.

Mostre ed evoluzioni future?
In questi giorni c’è una mia personale a Pesaro presso il locale Opera Buffa e poi dovrei essere in Svizzera ad agosto, al Cact, per una collettiva.

Noi ringraziamo Jacopo e invitiamo tutti i lettori di Enquire a fare un salto nella sua attuale mostra presso l’Opera Buffa di Pesaro che sarà inaugurata proprio oggi 24 febbraio 2011. Aguzzate la vista! Maggiori informazioni, sul suo blog personalewww.jacopopannocchia.blogspot.com.
È stato un vero piacere bere tè con Enquire, ave nulla. Jacopo.