Un caffè con Ornella Flora Curatolo

Ornella Flora Curatolo nasce a Catania il 6 ottobre 1983 dove vive fino alla maggiore età, per poi trasferirsi a Roma per i suoi studi di grafica pubblicitaria.Qui ha avuto la possibilità di imparare da grandi maestri come Bonifacio Pontonio e Giuseppe La Spada. Al primo deve la sua formazione accademica, ma allo stesso tempo aperta a nuove forme di comunicazione; grazie al secondo, siciliano come lei, con il quale ha recentemente collaborato alla realizzazione di un videoclip musicale, ha affinato la capacità di filtrare il mondo con i propri occhi.
Dopo qualche anno di lavoro in agenzie pubblicitarie, lungo vagare alla ricerca di sé stessa e un corso per diventare chef, ha incontrato lo scultore e pittore Gerry Turano che l’ha iniziata al mondo dell’arte.

Il pittore lo immaginiamo con tavolozza e colori, lo scultore con martello e scalpello. I tuoi abituali strumenti di lavoro invece quali sono?
Colla, forbici e mani. Questi sono i miei strumenti. Soprattutto le mani, che mi guidano spesso nella casualità di uno strappo venuto male, ma che poi  risulta essere espressivo e sorprendente.
I miei colori sono materici; utilizzo riviste di ogni genere e spesso rubo dal quotidiano della mia vita (il cartoncino ondulato è quello della confezione di biscotti che mangio la mattina, i frammenti di carta ologrammata sono i biglietti dell’autobus con i quali ho viaggiato attraverso la città ecc.), dunque ogni colore della mia tavolozza è già di per sé intriso di simbolismi che si moltiplicano quando li mischio tra loro. Uso anche stoffe, perline, carte da parati, plastica e qualunque altro materiale mi racconti qualcosa o descriva una sensazione al tocco.

Il tuo cliente medio, o il tuo target di riferimento, chi sono?
Esiste un target in pubblicità ma non nell’arte. Il mio target principale sono io stessa. Infatti ho cominciato a creare per puro sfogo personale, componendo per immagini una sorta di diario segreto.
Credo che il mio modo di comunicare sia molto “pop”; è per tutti, per chiunque sia in grado di entrarci dentro come in uno “stereogramma”, ma anche per chi si ferma superficialmente ad osservarne la pura bellezza estetica e desideri soltanto arredare il suo bagno con una mia opera. Non importa, in quel caso sarà il mio collage a scrutare l’animo di chi lo guarda, nutrendosene ingordo.

Come nasce in te l’idea per un nuovo collage? Devi reinventarti ogni giorno?
Per i miei collage prendo spunto dalle mie esperienze di tutti i giorni. Ogni emozione forte, desiderio, esperienza mia o altrui che mi turbi o mi stuzzichi, viene poi plasmata nei miei collage. Ci sono dei giorni in cui “mi scappa” da fare un collage e altri in cui mi devo sforzare per trovare uno spunto, ma la sindrome da pagina vuota non mi colpisce quasi mai, sono le immagini a cercare me ed è il mio inconscio, come nei sogni, a creare magici collegamenti.
Immagina il nostro paese. Se l’Italia fosse un collage come sarebbe?
Dell’Italia non saprei.
Della Sicilia, la mia terra, potrei fare un collage più esauriente, che si potrebbe poi estendere anche all’Italia in generale.
Sarebbe un collage in agrodolce. Dove ogni frammento è separato da un altro ma le cui immagini si fondono in un’armonia ora dolce e ora aspra. Ci sarebbero tanti squarci a deturpare il collage, ma come si fa a non amare certe cicatrici? Raccontano di noi.

La tua giornata tipo?
Forse ci si aspetta che la giornata tipo di un artista o di un creativo in genere debba essere necessariamente fuori dal comune, oppure morbosamente normale in una maniera quasi patologica. La mia è una vita normale, non faccio bungee jumping appena sveglia la mattina. La differenza che passa tra una persona che fa un comune lavoro in banca ad esempio, e un creativo, sta nella capacità o meno di vivere nella realtà. Queste due persone possono realizzare le stesse identiche cose ogni giorno: fare la spesa, andare al cinema, prendere l’autobus, ecc. ma un artista quando compie queste azioni viaggia con la mente e si trova altrove, sempre sospeso tra mondo reale e mondo delle idee.

Illustrazione, fumetto e più in generale tutto quello che ruota intorno all’arte e alla grafica sono settori molto attivi e prolifici in Italia, tuttavia fanno fatica nell’averne riconosciuto il valore. Perchè secondo te?
È perché non siamo educati ad apprezzare l’arte, dunque non la trattiamo con il rispetto dovuto. È come un bambino che viene tirato su a pizza e patatine, pur vivendo in un paese in cui la cucina è un’eccellenza. Allora quel bambino quando sarà grande e si troverà davanti un risotto al tartufo bianco, lo disdegnerà o penserà addirittura che quel piatto puzzi.
Il problema è che la colpa non è sua, ma delle istituzioni, che non l’hanno educato appunto, all’arte. E poi è un po’ un cane che si morde la coda: l’arte è svalutata e allora anche gli artisti/creativi tirano al ribasso, ma in questo modo anche chi fruisce dell’arte finisce col non avere più la percezione del valore reale delle cose.
Un illustratore/grafico italiano che stimi particolarmente?
Mimmo Rotella. Ci accomunano non poche cose. È anche lui un uomo del sud come me e i suoi sono dei collage e “decollage” che raccontano moltissimo e che in qualche modo hanno un legame con la pubblicità, essendo spesso manifesti pubblicitari strappati. La pubblicità è stato il mio punto di partenza e  i procedimenti mentali per creare una campagna sono quasi gli stessi che nelle mie opere.
Non a caso uno dei miei primi collage è stato un “moodboard” realizzato ad un master di art direction.

Un libro, un film e una canzone.
Film: L’arte del sogno di Michel Gondry.
Libro: Uno, nessuno e centomila di Pirandello.
Canzone: Sempre di Gabriella Ferri.
Un sogno nel cassetto invece?
Non ho sogni nel cassetto. Solo calzini, e scarti di riviste.

Ringraziando Ornella per averci fatto compagnia con i suoi pensieri e le sue creazioni, vi rimandiamo al suo portfolio online www.krop.com/ornella