Un caffè con Enrica De Nicola

L’autunno nel bosco, l’alba tra le lenzuola, le acque gelide di un lago: immagini per descrivere la fotografia di Enrica De Nicola. È la traduzione visiva di melodie malinconiche e bellissime, di sogni interrotti e storie raccontate a bassa voce.
Enrica è una giovanissima fotografa romana, classe ’87. Nasce a Ottobre, in un autunno inoltrato: chissà che questo non abbia influenzato la sua sensibilità. Si è da poco laureata in scienze giuridiche e nel suo futuro, oltre agli studi di grafica e web design,  vede la fotografia, la sperimentazione artistica.

Tre parole per descrivere la tua fotografia: quali scegli?
Intima. Sbiadita. Quieta.
La tua prima memoria fotografica?
Alcune foto di mia sorella vestita da dark lady, a pensarci ora le trovo piuttosto pacchiane.
Come nasce il tuo amore per questo mezzo espressivo? E come ti sei formata artisticamente: sei un’autodidatta o hai scelto studi specifici?
Ho iniziato a scattare fotografie praticamente per gioco. Durante qualche pomeriggio particolarmente noioso, io e mia sorella organizzavamo dei set casalinghi: spostavamo i mobili, piazzavamo luci e sceglievamo trucco e vestiti. Poi a questa follia casereccia si sono unite altre mie amiche e pian piano ho cominciato a costruirmi un’estetica personale, ma non ho mai seguito un percorso specifico.

Ricordi qual è stata la tua prima macchina fotografica? E adesso, invece, con cosa preferisci scattare?
La prima è stata una Nikon d60. Ora scatto con una Canon 5d Mark II e diverse analogiche ed istantanee. Non ho preferenze particolari: dipende molto dal tipo di foto che voglio fare. In più passare da un supporto all’altro mi aiuta ad esercitarmi.
Che rapporto hai con il digitale?
Direi ottimo.  Mi consente di sperimentare (e sbagliare) al massimo. Poi adoro la fase della postproduzione. Eppure non credo che il digitale sia adatto a ricreare certi tipi d’atmosfera. A volte preferisco scattare con la polaroid, che mi restituisce effetti più suggestivi.

La soddisfazione più grande da fotografa? Delusione invece?
Quando qualcuno, nell’esprimere un’opinione su una mia foto, ne coglie il senso in modo immediato. Senza stare lì a chiedere ‘Che vuol dire? Cosa rappresenta questo?’.
Provo un senso di delusione nel costatare che a volte sono più apprezzate foto che io reputo banali, scattate tanto per usare la macchina fotografica, piuttosto che immagini sostanzialmente più ricche anche se esteticamente meno adorabili.

Quali sono i tuoi soggetti preferiti? Come scegli tuoi modelli?
Più che i soggetti sono determinati ambienti ad attrarmi. In ogni caso preferisco ritrarre donne. E più di tutto la spossatezza dei loro corpi. Spesso mi piace escluderne il volto.
Che i set delle tue fotografie siano ambienti naturali o camere e spazi chiusi, vi è un sentimento comune: un atmosfera eterea, impalpabile e quasi magica; che tipo di immaginario si cela dietro questa linea estetica?
La resa impalpabile di cui parli deriva dalla precisa intenzione di mettere in risalto la natura onirica dell’immagine. M’interessa fotografare quello che ho in testa piuttosto che ciò che vedo. Raramente mi capita di puntare e scattare. Per questo cerco di creare immagini in cui i colori sono quasi impastati gli uni con gli altri. Nella maggior parte dei casi preferisco non creare stacchi netti, affinché i soggetti siano sempre integrati con l’ambiente circostante. Come se ogni foto fosse rivestita da una patina che amalgama il tutto. Questo mi aiuta a richiamare l’attenzione sulla foto come prodotto dell’immaginazione.
E per il futuro, quali sono i progetti?
Non ho le idee molto chiare. Di sicuro continuerò a fare foto.

Parliamo di ispirazioni: chi, tra i grandi fotografi e artisti, ha influito sulle tue opere e ha formato il tuo gusto estetico?
Essendomi avvicinata alla fotografia con leggerezza, non posso dire di aver tratto ispirazione da un fotografo in particolare. Anzi l’ispirazione maggiore è venuta sicuramente dal cinema. Non tanto dal cinema d’autore, quanto da film o cartoni visti durante l’infanzia.
La scoperta della fotografia, come forma d’arte, con una sua storia e una sua tecnica, è venuta dopo. Mi sto appassionando moltissimo a Diane Arbus, Francesca Woodman, Guy Bourdin, Steven Meisel, Tim Walker, Ryan McGinley e ad altri fotografi “minori” che scopro ogni giorno sul web.
Invece tra la tua generazione di fotografi, quali sono i nomi da annotarsi?
Eleanor Hardwick, Annette Pehrsson, Nirrimi Hakanson.

Se la tua vita fosse un film, da chi sarebbe diretto? Quali gli attori, quale la colonna sonora?
Regia: Miranda July e/o Gus van Sant
Attori: mi viene in mente sempre e solo Miranda July
Colonna sonora: Vincent Gallo, Joy Division, Chris Clark, Ethan Rose, Radiohead e tanti altri
Un viaggio, verso dove?
Islanda
Qualcosa a cui non puoi rinunciare?
La pizza e l’ipod.
Enrica in un film, un libro e una canzone.
“Me and you and everyone we know” di Miranda July, “Frammenti di un discorso amoroso” di Roland Barthes, “Temptation” dei New Order

Ringraziamo Enrica per la disponibilità a dialogare con Enquire e ricordiamo che le sue opere sono visibili su www.flickr.com/photos/obloo.