Un caffè con Valentina Vallone

Valentina Vallone nasce a Roma il 3 aprile 1982, la sua vita scorre tra la famiglia, gli amici e gli studi di ragioneria. Appassionata, entusiasta e impavida, così la definiscono i suoi amici, scopre la fotografia e se ne innamora, fatalmente. Le sue opere sono decise e potenti: ritrae corpi, volti, se stessa con una precisione e una forza tutta personale; sono come lei, specchio della sua personalità, dove la bellezza è una bellezza consapevole, sensuale, ma che cede anche alla dolcezza. Parla di risvegli e di sogni, di luce e di amore, senza nessuna retorica.

Se dovessi descrivere le tue opere con tre parole, quali sceglieresti?
Dovendo scegliere tre parole: luce, pelle, sogno.
La tua prima memoria fotografica?
Senz’altro la prima macchinetta usa&getta regalatami da mio padre, con la quale ho immortalato le indimenticabili gite delle medie.
Come e quando ti sei avvicinata alla fotografia? Come ti sei formata artisticamente: sei un’autodidatta o hai scelto studi specifici?
Mi sono avvicinata alla fotografia da poco più di un anno e sono assolutamente autodidatta, ho cercato, non sempre riuscendoci, di colmare le iniziali lacune tecniche con la fantasia, l’estro creativo e tanta tanta buona volontà ed esercizio.

Qual è stata la tua prima macchina fotografica? E l’ultima? Che rapporto hai con il digitale?
La prima è stata una Canon eos 500d che continua a farmi compagnia, l’ultimo acquisto una Mamiya 645 Super, ma non posso menzionare il mio grande amore: la mia Polaroid sx70 sonar.
Per quanto riguarda il rapporto con il digitale, lo definirei contrastato, per spiegarmi meglio, parafrasando una celebre frase di Francesco Nuti, le macchine analogiche hanno un’anima ed un cuore, nelle digitali l’anima devi mettercela tu.

Da fotografare: quali sono i tuoi soggetti preferiti? Come scegli i tuoi modelli?
I miei soggetti preferiti preferiti sono di gran lunga quei corpi che mi ispirano una sensazione, non ho mai cercato la perfezione, sono più affascinata dalla personalità stessa dai volti e corpi, senz’altro belli, ma fuori dai canoni della cosidetta “perfezione”.Per farmi capire, i soggetti che fotografo non amo definirli modelli, parola che mi ispirafreddezza ed impersonalità, io fotografo solo  “amici” o meglio ancora, “compagni di viaggi;, al tal proposito ci tengo a ringraziare per la fiducia che mi hanno dimostrato in ore e ore di scatti, Doddo, Ludovica e Marta.
Amo molto le tue foto e in partiolare i tuoi nudi, in cui spesso diventi modella di te stessa: qual è il tuo rapporto con la macchina fotografica?
Forse stenterai a crederci, ma all’inizio il ruolo di “Corpo” mi terrorizzava, ero imbarazzata, poi pian piano, aumentando la mia consapevolezza come fotografa, il rapporto con la macchina, vista dal lato del soggetto è andato distendendosi, fino ad arrivare ad un rapporto oramai di splendida complicità.

La più grande soddisfazione e delusione da fotografa?
Se non la più grande soddisfazione, senz’altro una delle più grandi, è questa intervista; delusioni direi nessuna, credo che sia la fortuna di non ritenermi una grande fotografa che mi ha mantenuto al riparo delle delusioni. Ho sempre colto ogni critica mossami, come uno stimolo a migliorarmi, le uniche delusioni sono limitate a me stessa, quando per esempio non ottengo il risultato volutoda uno scatto.

Parliamo di ispirazioni: chi, tra i grandi fotografi e artisti, ha influito sulle tue opere?
Sinceramente non posso dire di essermi ispirata a nessuno in particolare, certo è che alcuni artisti posso aver influenzato il mio senso estetico, per esempio sono molto affascinata dalla sensualità espressa in un semplice gesto dal pittore Mauro Martoriati, o per citarne un altro, ho sempre apprezzato il lavoro del grande Oliviero Toscani, lo ritengo “L’Unico”che non gira intorno ad un concetto, ma va dritto al cuore ed alla pancia del suo pubblico.
Invece tra la tua generazione di fotografi, quali sono i nomi da annotarsi?
Nomi preferisco non farne, anche perché sarebbero troppi. Una cosa è certa, la mia generazione non può considerarsi priva di talenti.
E per il futuro, quali sono i progetti?
Sicuramente sperimentare sperimentare, crescere e sperimentare ancora, il resto si vedrà.

Un viaggio, dove?
Ovunque mi porti la fantasia, in ogni luogo, vicino o lontanissimo. Ritengo che la creatività e gli stimoli io debba cercarli sia in un viaggio in Tibet, sia in un viaggio dal lattaio sotto casa, forse perché devo trovarli nel viaggio più importante, quello con me stessa.
Valentina in un film, un libro e una canzone.
Beh, il film è senz’altro “Into the Wild”, forse è più difficile trovare un libro che mi rappresenti, sono troppo complicata: da Seneca a Banana Yoshimoto, con tutto quello che sta in mezzo. Non ho dubbi sulla canzone: “La strega” di Vasco Rossi.
Una cosa che vorresti dire, ma che non ti è stata chiesta?
Una cosa che vorrei dire è che, bazzicando in punta di piedi in questo mondo, mi sono accorta che è stracolmo di ragazzini e ragazzine, che dimenticando, o forse non avendo mai avuto, umiltà, rischiano di precludersi molte strade; beninteso, non ho nulla da insegnare, ma ritengo che l’umiltà, la modestia ed il sentirsi mai arrivati, siano i presupposti indispensabili alla crescita artistica.

Potete continuare a seguirla sul suo profilo Flickr.
Noi ringraziamo particolarmente Valentina, per la disponibilità e per meraviglioso autoritratto (foto in cima) che ci ha donato: un inedito per Enquire.