Fort Makers: The Dress Project

Il primo passo per definirsi artista consiste nel manifestare agli altri il desiderio di fare dell’arte una professione. Affrontare un simile coming out può diventare un’operazione delicata tanto che la soluzione ideale sarebbe farlo scherzosamente, con toni infantili, come a doverlo spiegare a chi crede ancora che produrre arte sia un simpatico passatempo. È così che hanno deciso di iniziare nel settembre 2009 Nana Spears, Naomi Clark e Noah James Spencer, i tre fondatori del collettivo Fort Makers: una lettera alla nonna. In questa lettera-manifesto pubblicata nel loro sito i tre ragazzi di Brooklyn spiegano come si sono conosciuti, e che cosa li ha spinti ad unirsi.

Originari del New Jersey la prima, e del Colorado gli ultimi due, nella lettera che riassume la loro biografia artistica spiegano alla nonna il loro desiderio comune di creare rispolverando l’entusiasmo tipico dell’infanzia, entusiasmo che prima di tutto è stato d’ispirazione nella scelta del nome da dare al collettivo. Fort Makers infatti significa letteralmente “Creatori di Fortini” e si riferisce alla pratica tanto insolita quanto comune a tutti i bambini di costruire fortezze estemporanee fatte di materiali improvvisati nelle quali l’occhio più sensibile può facilmente cogliere il precoce desiderio di creare giocando.

Proprio questa innocenza euforica pare essere diventata il leitmotiv di tutta la loro produzione, unica nel suo genere, che li ha portati tanto lontano da creare una vera e propria collezione di abiti femminili frutto della fusione di più tecniche messe insieme. La linea, che si presenta sotto il nome di The Dress Project, nasce così dalla mano dell’artista Naomi Clark che inizia a dipingere sete e cotoni come vere e proprie tele nelle quali attraverso le sue eclettiche pennellate, racconta storie astratte seguendo la lunghezza di ogni singolo pezzo.

Da qui l’idea di cucire insieme questi dipinti fino a realizzare veri e propri abiti con l’aiuto della stilista Lauren Nevada, altra giovane hipster di Brooklyn, alla quale viene affidato l’incarico di cucirli in abiti-camicia in modo da dare più risalto alla decorazione. Ed è proprio la combinazione tra vestibilità ed arte che rende unica questa linea nella quale ogni elemento è una singola opera d’arte. Le storie in precedenza dipinte si succedono tra colletti e gonne, interni ed esterni regalando a chi le indossa il piacere di farsi testimoni di un’arte nata un po’ dal caso, un po’ dalla voglia di quella semplicità così difficile da realizzare senza l’atteggiamento ludico proprio dei giochi d’infanzia.

La pulizia delle forme è sporcata da allegre pennellate, i colori accesi genialmente accostati tra loro tanto da riempire l’occhio di un atmosfera di vibrante positività, sempre mitigata dalla leggerezza dei materiali quasi a voler racchiudere l’essenza di un’arte spensierata: questo è Fort Makers. Tutto nella loro arte parla di parchi giochi urbani, composizioni casuali fatte di oggetti improbabili arrangiati tra loro in armoniche composizioni, miscele di colori che irrompono nel grigiore di un universo troppo adulto e rassegnato a un’ormai monotona quotidianità. I Fort Makers fanno molto con poco sfruttando ogni risorsa elevando il proprio aspetto ricreativo-creativo a marchio di fabbrica.

La linea è da poco in vendita nel circuito underground Newyorkese e promette di non deludere chi, come gli stessi fondatori, crede nella bellezza di una creatività pura, di un talento che valorizza una spontaneità irripetibile. In un mondo impegnato a promuovere un calderone di oggetti fatti in serie, dove anche l’idea più bizzarra è soffocata dal peso della ripetizione, Fort Makers è letteralmente un piccolo baluardo di unicità, singolarmente costruito con travolgente ottimismo.
Il sito www.fortmakers.com mentre le foto sono di Juo Cernius.