Quattro stagioni nella vita di Tom e Gerri

Accolto dall’entusiasmo della critica al Festival di Cannes del 2010 e candidato all’Oscar come migliore sceneggiatura originale, Another Year di Mike Leigh descrive un altro anno nell’esistenza di Tom (Jim Broadbent) e Gerri (Ruth Sheen), una inossidabile coppia di coniugi. Tom, geologo, e Gerri, psicologa, sono una coppia di mezza età che vive alla periferia di Londra, in una graziosa villetta circondata da un delizioso orto. Tom e Gerri (una delle poche trovate “spiritose” di tutto il film è il gioco di nomi che ricorda i gatto&topo dei cartoni Hanna e Barbera) sono il perno attorno al quale ruotano le vicende di tutti i personaggi. Nel corso di questo ennesimo anno di gioie e sofferenze, scandito stagione dopo stagione, quasi nulla è cambiato e l’esistenza continua apparentemente piatta e insignificante.

L’affiatata coppia di eterni innamorati ha un figlio, Joe (Oliver Maltman), avvocato trentenne. In un primo momento Joe sembra salvarsi dall’assoluta pacatezza dei genitori, ma durerà ben poco: anche lui troverà un’anima fin troppo gemella e allegra. Proprio il personaggio di Katie (Karina Fernandez), fanciulla al fianco di Joe, ricorda l’odioso ottimismo della Poppy di “Happy Go Lucky – La felicità porta fortuna”, film del 2008 dello stesso Leigh.

A salvarci da questo inesorabile another year, fortunatamente c’è la collega di Gerri, Mary (Lesley Manville), depressa e insicura single attempata che sfoga nell’alcol le proprie frustrazioni. Lesley Manville riesce a mutare sguardo ed espressione, facendo passare il suo personaggio da un euforico tentativo di celare la propria disperazione a un plateale sconforto. In questo clima di angosciante routine, sono ben accolte anche le apparizioni del tormentato amico Ken (Peter Wight), del taciturno fratello di Tom, Ronnie (David Bradley), e del suo turbolento figlio Carl (Martin Savane).

Dal trailer di “Another year” ci saremmo aspettati un film più profondo nei momenti seri e più divertente nei momenti di leggerezza. Gran parte della critica, tuttavia, sostiene che la drammaticità di “Another year” stia proprio nel suo non accadere nulla, in cui, in realtà, tutto accade e tutto è impercettibilmente eccezionale. Probabilmente Leigh sta suggerendo una chiave di lettura che va proprio in questa direzione: l’unico modo per vivere pienamente è sapere riconoscere lo straordinario del proprio piccolo, in quel lento scorrere noioso e monotono che è la vita (consapevolezza che evidentemente i detestabili Tom e Gerri hanno raggiunto).

Alla fine del film ci chiediamo: dove è finita la paziente diffidente di Gerri, Janet (Imelda Staunton), sessantenne depressa e afflitta da una penosa insonnia? Janet sparisce dopo i primi fotogrammi, ne ricordiamo solo un primo piano addolorato. Ma nell’ultima immagine del film, nel primo piano di una Mary ormai consapevole della propria disperazione, c’è un forte richiamo proprio al primo piano di Janet.

In mezzo forse un po’ troppa noia.