Un tè con Sintomi di Gioia

Dopo Segnalibro (l’album d’esordio) e a due anni di distanza i Sintomi di Gioia ritornano con L’Animale.

I  brani  dell’EP  tracciano  una  linea  temporale  partendo  dal  1971  (Era  inverno,  Le Orme),  passando  per  il  1994  (Spazi autogestiti,  Ritmo  Tribale)  e  per  il  2002  (Arrivederci  Addio,  Perturbazione)  per  poi  terminare  oggi,  nel  2010,  con L’animale,  unica  canzone  originale dell’EP, scritta di getto al pianoforte da Luca Grossi e registrata seduta stante con il cellulare.

Uscito qualche mese fa, sta collezionando apprezzamenti e giudizi positivi sia da parte della critica che dagli ascoltatori, e se non bastasse bisogna ricordare anche le collaborazioni illustri: Fabio Magistrali (produttore di Marta sui Tubi, Bugo, Perturbazione e Afterhours), Cristiano Lo Mele e Tommaso Cerasuolo, rispettivamente voce e chitarra/tastiere dei Perturbazione (che hanno partecipato alla cover Arrivederci addio) e Tony Pagliuca, ex tastierista delle Orme (che ha partecipato alla cover Era ieri).

Li abbiamo incontrati e con loro abbiamo scambiato qualche chiacchiera, consumando il nostro consueto tè.

La più classica delle domande: Sintomi di Gioia. Perchè questo nome?
Luca: “Sintomi di gioia” sono le parole del testo di una nostra canzone “Da dentro”, abbiamo scelto di chiamarci così per il contrasto insito nell’affermazione. Solitamente si parla di sintomi quando ci si riferisce a qualcosa di negativo, come una malattia, invece i nostri sono gioiosi, sono sintomi di gioia. C’è chi ha un dolore cronico ma conduce una vita splendida, c’è chi vive una vita in povertà ma è felice, ci sono dei portatori sani di problemi in questo mondo. Forse ci piacerebbe essere così. Il mondo in cui ti definisci spesso è quello che vorresti diventare.
Come nasce l’Animale invece?
Luca: Nasce dopo un periodo di stasi dovuto a vari eventi nelle nostre vite. Nasce dalla voglia di confrontarsi con altri musicisti e dalla voglia enorme di lavorare con Fabio Magistrali. È stata un’esperienza forte, abbiamo litigato, abbiamo ragionato, abbiamo trovato alcuni punti di incontro. Erano anni che volevo lavorare con lui. Avevamo già molte canzoni nuove registrate ma abbiamo deciso di fermarci ancora un pò e lavorare su queste cover. Farlo ospitando gli autori delle canzoni come nel caso di “Arrivederci addio” e di “Era inverno” è stato veramente utile per la rafforzare le nostre coscienze. Farlo con Fabio, che nel caso di “Arrivederci addio” e di “Spazi Autogestiti” era anche il produttore delle versione originali, è stata una lezione, un continuo confrontarsi con noi stessi e con i nostri ascolti. Fabio ti prende per mano e ti porta ad esplorare i tuoi gusti e i motivi per cui ritieni qualcosa bello oppure brutto. “L’animale”, la canzone che dà il titolo all’EP, è nata in 3 minuti, il tempo di registrarla con il telefono, e poi è stata rielaborata in studio. Proprio per questa sua natura abbiamo scelto di pubblicarla senza risuonarla o riarrangiarla troppo, di mantenere il più possibile l’originalità del pezzo. Ci siamo fatti un regalo enorme. C’è qualcosa che vive ancora dentro quella canzone, qualcosa è rimasto vivo.
La vostra musica registrata con un telefono cellulare, come mai questa scelta/azzardo?
Luca: Quasi tutte le prime versioni delle canzoni le registro con il cellulare. E’ comodissimo. Nel caso de “L’animale” è andata proprio così. Mi sono seduto al piano e mi sono confessato davanti al mio telefono.
Immaginiamo quindi, che il vostro rapporto con il digitale e le nuove tecnologie sia positivo, giusto?
Luca: Si direi che è positivo. Cerchiamo di non abusare mai delle macchine che utilizziamo per fare musica. A volte mi capita di scrivere una parte che mi piace e di non ricordare come l’ho fatta al riascolto, mi innervosisco e se non dimostro a me stesso che sarei capace di rifarla da zero capita che butti via l’idea. Una frase di sintetizzatore per esempio.
Invece con internet e i social network, che rapporto avete?
Lo stesso che abbiamo con la tecnologia, bisogna imparare a conoscerli e utilizzarli attivamente.

Nel vostro album sono presenti tre cover. Come avete scelto i tre pezzi da riproporre?
Fausto: Le cover che abbiamo scelto sono prima di tutto dei pezzi a cui siamo affezionati e che abbiamo ascoltato e vissuto intensamente.

Arrivederci addio (Perturbazione), la più recente delle tre, è ai miei occhi uno dei pezzi portanti di un disco che ha segnato un cambiamento e aggiunto una voce alla musica italiana. Interpretare questa canzone è stato reso ancora più interessante dalla collaborazione con Tommaso Cerasuolo e Cristiano Lo Mele, voce e chitarra nei Perturbazione. Abbiamo così continuato la positiva esperienza che aveva visto Cristiano come produttore artistico del nostro disco precedente, Segnalibro.
Era inverno (Le orme) è un brano con cui ci siamo trovati a nostro agio da subito. L’esperienza è stata arricchita dall’intervento di Tony Pagluca, ex tastierista ne Le Orme, un incontro gratificante sia dal lato sia musicale che umano.
È stato bello rendere omaggio a questa parte del nostro bagaglio musicale ma anche stravolgerne i contenuti, come nel caso dell’ultima cover presente nell’EP, Spazi Autogestiti (Ritmo tribale), dove gli elementi originali sono stati interamente riarrangiati e riorganizzati.
La musica contenuta in questo album abbraccia quaranta anni di musica italiana. Come è cambiata secondo voi in questi decenni?
Fausto: Non posso che mettere l’accento sull’evoluzione tecnologica come supporto al processo creativo e al suo cambiamento. Oggi con semplici (ed economici) mezzi e discrete capacità è possibile produrre in proprio musica di alta qualità audio; la testimonianza è l’enorme numero di gruppi musicali attivi in Italia. Parallelamente sono cambiate come sappiamo tutte le modalità di divulgazione e di fruizione delle opere, tra cui la musica, che può essere resa pubblica in un attimo, ma rischia di perdersi in un rumore indistinto. La sfida che ritorna, come in ogni passaggio tecnologico, è il dominare la novità e piegarla ai propri scopi e necessità non facendosene sopraffare.
Più in particolare oggi in Italia ci sono numerosi talenti, emergenti o più conosciuti con stili e contenuti molto personali e originali. Avete ascoltato il progetto degli Afterhours “Il paese è reale”? Potrebbe essere il punto di partenza per conoscere un settore veramente attivo ma raramente conosciuto di produzione musicale italiana.

Ringraziamo i Sintomi di Gioia per averci fatto compagnia e vi ricordiamo che L’Animale è disponibile in download gratuito direttamente dal loro sito www.sintomidigioia.it