Ich sage es Dir Tacheles

Dall’Himmel über Berlin, si scorgono milioni di novità, la prima vive nel colore!
I graffiti sembrano sostenere le pareti, la luce tenue costringe la vista ad essere sforzata, l’odore di urina impregnato nei blocchi di cemento non dimentica lo spirito squatter di terza generazione, l’umidità interna dà la sensazione di entrare in una dimensione parallela, la direzione delle scale confonde, le porte chiuse creano incertezza ma allo stesso tempo stimolano la curiosità, in lontananza il rumore di un tram ricorda la presenza della città.

Tutto questo è il Tacheles, centro sociale e laboratorio artistico nato nel 1990 dal movimento di occupazione urbana delle strutture berlinesi abbandonate e diventato icona di un impronta generazionale.
Un palazzo nato a scopo commerciale, usato come spazio espositivo che diventa residenza stessa di artisti e polo mondiale d’arte contemporanea. La versione europea del Chelsea Hotel, che ricorda quell’atmosfera surreale ed artistica che caratterizza il blue hotel, quello da un milione di dollari diretto e voluto da Wim Wenders.

Un luogo in cui si è spettatori non solo di opere ma di vite: di artiste che cuciono pezzi d’ovatta davanti a stufe a gas, di giovani circondati da immagini d’incubi infantili che suonano chitarre, di ragazzi dagli accenti british che hanno trovato in Berlino la loro nuova Londra, di volti orientali che hanno trovato la meta dove potersi esprimere. Un’icona difficile da capire, che è il terzo edificio più visitato della città ma il cui futuro è incerto: il Tacheles rischia di diventare vittima dello sviluppo immobiliare che lo vede inadeguato ai tempi, dimenticando che i tempi della capitale in questione girano intorno all’arte come non accade in nessun altra città d’Europa.

Il sito www.super.tacheles.de