Un caffè con Laura Cammarata

Laura Cammarata è una giovanissima fotografa palermitana.
Il suo amore per la fotografia nasce grazie a un caso fortuito, l’incontro in un pomeriggio estivo, con Giuseppe Tornetta: lo vede scattare con la sua reflex affascinata dal modo in cui si piegava per creare la composizione dello scatto e dalla veloce manualità nel cambiare impostazione.
Scopre così Flickr e, incuriosita Laura spende pomeriggi interi sfogliando album dopo album, finché non decide di mettersi all’opera, cercare di capire lei stessa come raggiungere un certo risultato del punto di vista tecnico, come emozionarsi e, soprattutto, come comunicarlo agli altri.

Hai frequentato scuole/corsi di fotografia?
Non ancora, ma ho l’intenzione di andare a studiare seriamente fotografia, credo all’estero, l’anno prossimo.
Che macchina fotografica utilizzi per i tuoi scatti?
Fino a dicembre dell’anno scorso utilizzavo una Canon EOS 400D. Ora sono passata a una 5D mkII.
Sappiamo che ami la fashion photography, sei un’abbonata Vogue?
Assolutamente si, da due anni.

Un fotografo che stimi?
Troppi. Di quelli “storici” adoro Avedon, Penn, Erwitt, Woodman solo per dirne alcuni.
Di quelli contemporanei Walker, Leibovitz, Klein, Meisel, Roversi, Lindbergh.
Ma davvero sono troppi per elencarli tutti.

Come descriveresti il tuo stile?
La definizione del proprio stile è sempre difficile secondo me: ci stai troppo dentro per riuscire a capirlo oggettivamente.
In ogni caso, la ritrattistica è ciò che mi avvince e affascina di più.
Gli occhi in particolare hanno per me un valore comunicativo enorme. E infatti è ciò su cui mi concentro maggiormente nei miei scatti.
Allo stesso tempo però non sono interessata alla ritrattistica puramente “beauty”, cerco sempre di trasmettere un’idea di fondo, una sensazione precisa, un concetto.
Quello che mi interessa è infatti trovare il giusto equilibrio tra quella che è la fotografia “di moda” (questa definizione oggi è super abusata) e una fotografia concettuale.
Non ho preferenze di colore/bianco e nero, ogni foto deve esprimere qualcosa e poco importa “come”, non ho dei canoni che non posso infrangere per raggiungere lo scopo comunicativo.

Da dove trai ispirazione?
Da tutto e da niente. Guardare altre immagini è quello che stimola maggiormente la mia creatività; posso farlo su internet o nelle riviste come Vogue, appunto.
Ma posso trarre ispirazione anche da una canzone, da una frase o semplicemente la mia mente elabora un’idea.
Una cosa che mi capita spesso è sognare una immagine, come se la mia mente mi aiutasse senza che io ne sia consapevole.
E’ successo un bel po’ di volte ed è fantastico: una idea senza nemmeno il minimo sforzo per produrla!

Raccontaci un’esperienza fotografica che ti è rimasta particolarmente impressa.
Nonostante sia più affascinata dalla fotografia di moda, non mi limito a questo campo, anche perchè, a soli tre anni dalla scoperta della fotografia, vorrei provare anche le altre strade, prima di fare una scelta definitiva. A settembre 2010 ho realizzato, insieme a un altro ragazzo con cui collaboro, un reportage in Spagna, a Tarragona, commissionatoci dal comune della città in occasione della festa di Santa Tecla.
E’ stata una esperienza bellissima e anche molto formativa, per me che sono abituata a progettare, pensare, impostare, poi scattare.
Ovvio che il reportage funziona diversamente: non sai cosa troverai, devi essere pronto a cogliere l’attimo per fare LA foto, non una foto qualunque.
Avere l’opportunità di lavorare all’estero è stata una grande emozione, soprattutto perchè queste foto si trasformeranno in una mostra in Spagna a Settembre di quest’anno.

Ringraziando Laura per il tempo dedicatoci, vi rimandiamo al suo stream www.flickr.com/lauracammarata